Dischi che escono – Marzo 2021

Dischi che escono – Marzo 2021
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Dieci dischi da ascoltare nel traffico del canale di Suez

Marzo è praticamente giunto al termine. Oltre al Festival di Sanremo le cui principali gioie sono state Orietta Berti che fugge dalla polizia e dichiara il suo amore per i Naziskin e Aiello che diventa il meme del meme di “Signora i limoni signora”, sono usciti un po’ di dischi, tra ritorni inutili (Evanescence) e graditi (Lana Del Rey).

Bando alle ciance, ecco i dischi che dovete assolutamente recuperare o evitare come i commessi di Footlocker.

Evanescence – The Bitter Truth

L’amara verità è che gli Evanescence nel 2021 suonano esattamente come suonavano nel 2001. Vent’anni di nuovi trend nell’universo rock, membri della band che vengono dalla Germania e che hanno suonato in gruppi viking metal, gli stessi canoni stilistici (i Lacuna Coil o i Within Tempation) che col tempo si sono trasformati: nulla di tutto questo tocca il posticcio post-grunge che si arrabatta a dare un sottofondo ad Amy Lee. La produzione, melmosa ed esageratamente compressa, peggiora la situazione.

L’highlight: i due minuti di intro elettronica
Per chi apprezza: le rievocazioni storiche in costume
Voto: 3/10

Ben Howard – Collections from the whiteout

Me lo immagino, il ghigno enorme di Aaron Dessner, che dopo aver fatto diventare Taylor Swift la nuova Lana Del Rey ha messo le sue mani su Ben Howard. E a quello che forse è il migliore chitarrista dello scenario indie pop statunitense ha chiesto, semplicemente, di fare quasi scomparire la chitarra. Collections from the Whiteout è minimale, anticlimatico, volutamente ripetitivo e costituito su loop estremamente rarefatti. Un album che all’analisi dei testi è, come al solito, devastante. E tremendamente esigente, pur sapendo indubbiamente ripagare i molteplici ascolti necessari per ascoltarlo senza annoiarsi, o confondersi.

L’highlight: Sage that she was burning
Per chi apprezza: Complicare semplificando
Voto: 8/10

Lana Del Rey – Chemtrails over the Country Club

Il trend di minimalizzazione del pop è stato portato alla gloria dei Grammy da Taylor Swift, e Lana Del Rey ovviamente ci sguazza come un pagello fragolino nel golfo di Mondello. Corredato dell’ennesima copertina orrenda, Chemtrails over the Country Club è quello che gli hater di Lana odiano da sempre e odieranno per sempre, e la quintessenza perfetta – seppur monotona – del suo dolore esistenziale per chi è in grado di apprezzarlo.

L’highlight: Breaking Up Slowly
Per chi apprezza: Struggersi
Voto: 7/10

Justin Bieber – Justice

Ha fatto abbastanza ridere la shitstorm globale attorno al buon Justin, accusato di appropriazione culturale per avere inserito una citazione di Martin Luther King nel suo album per raccontare (chissà poi secondo quale ardito accostamento) il modo in cui è riuscito a conquistare sua moglie. Polemiche che sembrano aver trascurato come quella di Bieber sia la fottilionesima volta in cui MLK viene citato, tanto ingenuamente quanto a sproposito, da qualche parte. Piuttosto val la pena riflettere sulla svolta ultrareligiosa di Bieber, e alla curiosa natura di questo album, che sembra mettere in musica a patinato pop i volantini dei testimoni di Geova. “I get my light right from the source”. “Heaven is a place not too far away”. “You prayed for me when I was out of faith”. Fermati Bieber.

L’highlight: l’eucaristia
Per chi apprezza: le messe movimentate
Voto: 10 comandamenti/10

Fulminacci – Tante Care Cose

Penso Positivo al festival di Sanremo, assieme alla macchietta per eccellenza Lundini, può essere un manifesto programmatico dell’attuale Fulminacci. Diventare un Jovanotti per gli zoomer, con tutte le cose buone e meno buone che ciò comporta: gli sprazzi di cantautorato raffinato, come la stessa Santa Marinella portata sull’Ariston, e anche imbarazzi in salsa world music come Miss Mondo Africa. L’eclettismo talvolta non è necessariamente un bene, perché il primo abito è vestito decisamente meglio da questo ventitreenne, e alla fine della fiera Tante Care Cose è un lunghissimo passo indietro rispetto al promettente esordio.

L’highlight: Santa Marinella
Per chi apprezza: le strade non ben tracciate
Voto: 5/10

Colapesce e Dimartino – I Mortali ^2

Immagino che saranno felicissimi, Cola e Dima, di avere sfondato la sottile parete che sta tra la musica per i letterati e la musica per le masse, e avere fornito con Musica Leggera il jingle di apertura per l’ingresso di Pio e Amedeo ad Amici di Maria de Filippi. Immagino che saranno meno felici i loro fan storici, ai quali è rimasto forse il solo Alessio Bondì come santino della sensibilità cantautorale dell’underground isolano. La riedizione dell’album d’esordio del duo, oltre al singolo che è già finito nella Billboard mondiale (esclusi gli Stati Uniti), porta in dote un altro paio di pezzi interessanti e un paio di contributi dei due elementi da solisti, una confezione di lusso per un unicum da preservare del panorama musicale nostrano.

L’highlight: sempre Noia Mortale
Per chi apprezza: Le cose di nicchia che diventano mainstream
Voto: 7.5/10

Lo stato sociale – Attentato alla musica italiana

L’edizione su 3 LP di quest’album su Amazon costa (ad oggi) 41,73€. È bene sottolinearlo. Questo oggetto per fedelissimi e collezionisti consta di cinque EP separati, uno per membro della band. C’è l’EP di Albi da cui hanno preso Combat Pop e l’hanno portata a Sanremo. C’è l’EP di Lodo che raccoglie collaborazioni illustri come figurine. C’è l’EP di Carota che piazza il pezzo migliore di tutti e millemila, assieme a Peyote, forse in realtà l’unico buono di tutta la raccolta. C’è l’EP di Checco che alla fine nulla aggiunge e nulla toglie. C’è l’EP di Bebo che sarebbe da citare dentro le nuove versioni della Convenzione di Ginevra. Non c’è un filo conduttore o una logica, ma probabilmente non era supposto che ci fosse.

L’highlight: Il giorno dopo
Per chi apprezza: I pranzi di Natale che finiscono a Capodanno
Voto: 4/10

PJ Harvey – Stories From The City, Stories From The Sea (Demos)

Se l’uscita di grida al lancio della PS5 è la remastered di Demon’s Souls e GameStop ci vende con la console in bundle a 730€, e va bene a tutti, chi potrà mai dirmi niente per mettere nelle dieci segnalazioni del mese di marzo 2021 un’appendice a un disco degli anni ’90 ? Di questi periodi di PJ Harvey stanno stampando in vinile anche i lamenti nel sonno e di Stories From The City, Stories From The Sea hanno messo in plastica pure le demo. Più utile e pratico trovarle su Spotify, per ricordarsi come c’era un periodo in cui l’alternative rock era un genere freschissimo, innovativo, e attentissimo alla giusta rappresentazione delle quote rosa.

L’highlight: il presupposto per riascoltare al disco originale
Per chi apprezza: il corso degli eventi
Voto: N.C./10

Xiu Xiu – Oh No

La bio degli Xiu Xiu recita che loro fanno beautiful music for hard times, io dalla mia continuo a pensare che facciano musica incomprensibile per qualsiasi tempo. Oh No ha in giro recensioni che lo fanno sembrare il White Album, ha un ospite per traccia, eppure dopo un paio di ascolti non sono ancora riuscito a distinguere un pezzo dall’altro, a trovare un filo conduttore, a capire quale sia il contributo degli ospiti. Sarà colpa mia.

L’highlight: ?
Per chi apprezza: ?
Voto: ?/10

The Anchoress – The Art of Losing

Ogni tanto qualche artista che non c’entra niente vince quella specie di grammy di genere che organizza annualmente Prog Magazine. Qualche anno fa toccò a The Anchoress, che finì di conseguenza nelle playlist di tutti quelli che hanno sul comodino il santino di Steven Wilson, e continua a rimanerci con il suo alt pop molto pulito, a tratti posh, estremamente anni 80 e il più delle volte tristissimo e angosciato. Un prodotto molto particolare e paradossalmente molto fresco, meglio però se somministrato a piccole dosi

L’highlight: All farewells should be sudden
Per chi apprezza: Sbagliare piano
Voto: 6/10

a cura di
Riccardo Coppola

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