La musica catartica di Karakaz – Intervista

La musica catartica di Karakaz – Intervista
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Il 14 dicembre i Karakaz hanno annunciato le date del tour, scegliendo tre mete non indifferenti: Milano, Roma e Londra.

Ma il gruppo non si vuole, giustamente, sbilanciare: “a volte è meglio ottenere le cose piano piano che non fare un successo enorme che poi non si riesce a gestire” dice Michele. 

Lui, Michele Corvino è il fondatore del progetto, affiancato da Luigi Pianezzola (synth e basso), Massimo De Liberi (Chitarre) e Sebastiano Cavagna (Batteria); insieme hanno partecipato a X Factor 2021 nella squadra di Hell Raton (Manuelito) con l’inedito Useless.  

Hanno ottenuto un grande riscontro dal pubblico che, forse, nemmeno Michele si sarebbe aspettato: “sono rimasto super felice” ci dice lui stesso, “è durato anche tanto perché in tv magari il pubblico non è abituato a sentire suoni così”. Così travolgenti, distorti ed energici, colmi di rabbia, crudeli e amari, che probabilmente dal vivo hanno tutto un altro sapore, e che ci fanno pensare che il cantante abbia qualcosa di cui si vuole liberare attraverso questa sorta di stridente catarsi che è la sua musica.

Ciao Michele! Benvenuto su The Soundcheck. Ti sei presentato a X Factor con il tuo inedito Useless. Come mai hai scelto proprio quello? Ti andrebbe di raccontarci il significato che gli attribuisci? 

È il primo pezzo che ho pubblicato nella mia vita, l’ho scelto perché è quello che mi rappresenta di più. Per quanto riguarda il significato, è un po’ strano perché probabilmente non lo so neanche io: lascio che siano le persone che ascoltano il brano a dare ognuna il proprio; può averne uno per me e un altro diverso per te. 

C’è qualcosa che ti spinge a scrivere? C’è stato un momento in cui hai deciso di iniziare a scrivere musica e suonare? 

Penso che nell’ambiente artistico non sei tu a decidere, le cose le fai perché ti viene di farle. La musica è stata una cosa involontaria: non so come sono arrivato a farla e continuo ancora oggi, non so ancora perché. 

Stai lavorando a un album? Se sì, cosa dobbiamo aspettarci? 

Non so se uscirà sotto forma di album, ma sicuramente ci sarà nuovo materiale prima dell’inizio del tour. Sto lavorando a pezzi nuovi, sto scrivendo molto in italiano e sto esplorando nuovi mondi, che spero arrivino anche alle vostre orecchie come arrivano alle mie.  

Come ti senti all’idea di pubblicare altri tuoi brani facendoli scoprire a un pubblico che si è allargato molto con l’esperienza di X Factor? E come ti senti all’idea di fare il tuo primo tour, che probabilmente sarà il primo di una serie? 

Si spera sia una lunga serie. È emozionante perché so che ci sono persone che aspettano la mia nuova musica, il che mi rende super fiero, mi sprona tantissimo a lavorare ancora più di prima; è tutto molto bello, non posso lamentarmi di nulla, mi sto godendo questo periodo e spero che duri il più possibile. 

Per quanto riguarda il tour, siamo curiosi di sapere se avete intenzione di aggiungere altre date. 

Sì, l’obiettivo è quello di fare più live possibili. Ora si va con calma perché non bisogna strafare e pensare che, usciti da un programma così grande, automaticamente si faccia sold out ovunque. Quindi vado piano, però ci sono tante date che vogliamo fare. Un passo alla volta. 

Parlando invece di X Factor come ti sei trovato? Ti aspettavi un’esperienza del genere?

A X Factor non era contemplata la mia partecipazione, quindi quando ho avuto la possibilità di entrare a far parte di un mondo così vasto che non conoscevo sono rimasto super felice. È durato anche tanto perché in tv magari il pubblico non è abituato a sentire suoni così, che probabilmente da casa non si sentono neanche bene come essere sotto al palco. Però sono molto soddisfatto di come è andata. A volte è meglio ottenere le cose piano piano che non fare un successo enorme che poi non si riesce a gestire; perché io, magari – anzi sicuramente – non avrei saputo gestirlo poi. 

All’interno del programma che ambiente hai trovato, anche con la tua squadra? Com’è stata l’esperienza generale?

Beh, direi bella, una produzione enorme. Mi sono trovato molto bene con tutti i ragazzi; eravamo tutti nuovi in quel mondo e ci siamo fatti forza l’uno con l’altro, soprattutto io, BaltimoraVersailles. Abbiamo trascorso molto tempo insieme, anche con Vale LPgIANMARIA, Le Endrigo. Poi, per quanto riguarda tutta la macchina, c’è tanta gente che ci lavora dietro, ho stretto molte amicizie. Alcuni li sento ancora oggi e magari un giorno lavoreremo insieme. Si era creato veramente un bell’ambiente, infatti la cosa che mi è piaciuta di più di quest’esperienza sono le persone che ho conosciuto e mi mancano tanto. Poi qualche cosa negativa c’è sempre, in tutte le esperienze della vita – anche quelle bellissime – però per la maggior parte è stato tutto positivo.

C’è stato un artista che hai trovato particolarmente interessante lì e con cui ti piacerebbe ipoteticamente lavorare? 

Premetto che non ho guardato le altre edizioni, se non qualche puntata, ma secondo me quest’anno c’erano artisti molto interessanti. Soprattutto Baltimora: è un bravissimo scrittore, i suoi testi sono intensi ed è bravissimo nella produzione. Mi piacerebbe collaborare con lui, magari succederà. 

Mentre, in generale, ci sono degli artisti che più ti hanno segnato e a cui ti ispiri per scrivere musica?

Ho ascoltato e ascolto tantissima musica nella mia vita, quindi cambiano sempre i punti cardine della mia scrittura. Quelli che sono rimasti tanto tempo sono Thom Yorke, Trent Reznor, attualmente tantissimo gli Idles, David BowieIggy pop. Ma in realtà sono davvero tanti, non saprei scegliere. Poi in genere ascolto anche tanta elettronica, techno, rock alternativo, musica classica, dipende; quello che mi viene da ascoltare ascolto e poi esce quello che esce. 

C’è un messaggio in particolare che vuoi lanciare tramite la tua musica o, come hai detto prima, preferisci siano gli ascoltatori ad interpretare ciò che vuoi dire?

Credo che l’artista, se voglio definirmi tale – e non so neanche se farlo – quando scrive non pensa tanto a quello che sta scrivendo. Almeno io non lo faccio. Me ne accorgo dopo e magari dico: “ah, carino questo”. Però nel momento in cui scrivo è più che altro un flusso di coscienza, per quanto mi riguarda, quindi poi quando le persone lo ascoltano avranno il loro riscontro. Magari per me può significare una cosa totalmente becera, e invece per altre persone può significare tantissimo. Oppure il contrario. 

Nel tuo gruppo siete tu, Lugi, Massimo, e Sebastiano, giusto? Vi siete uniti poco prima di entrare a X Factor o vi conoscevate già da tempo?

Massimo, il chitarrista, lo conoscevo da due anni e mezzo, tre, circa da quando sono arrivato a Milano. Gli altri li ho conosciuti qualche giorno prima di fare le audition. Quindi non ci conosciamo da molto tempo, però ci siamo uniti tantissimo perché abbiamo passato praticamente giorno e notte insieme: eravamo degli sconosciuti che dormivano in stanza insieme, che mangiavano insieme. Poteva andare malissimo e potevamo odiarci a morte, o poteva andare benissimo. Per fortuna è andata molto bene. 

Come li hai conosciuti? E come mai hai deciso di andare alle audition con loro? 

Diciamo amici di amici, un po’ per strada, un po’ di scouting in generale; il fatto di non conoscerli mi piaceva tantissimo: andare lì con due persone sconosciute è stato bello, difficile ma bello. Questo è sinonimo del fatto che la musica veramente unisce le persone. Cioè, è così, è un dato di fatto, e così è successo anche a noi. 

Quindi prevedete di suonare assieme per tutto il tour ma anche più avanti, immagino. 

Sì, l’obiettivo è quello di suonare insieme perché si è creata un’alchimia davvero stupenda. Poi, attualmente io non mi vedo a condividere il palco con dei musicisti se non loro, perché abbiamo fatto esperienze che ci hanno segnati. Mi auguro di farne veramente tante tante altre con loro. 

Mentre le canzoni nuove le scrivete insieme o rimangono idee tue che poi condividi con loro?

Le canzoni continuo a scriverle io, più che altro perché non ho un modus operandi; scrivo bene quando scrivo da solo. Poi vado da Gigi, il bassista, e lui mi aiuta a incollare l’una all’altra tutte le idee che arrivano sparse e a volte incoerenti, anche perché è veramente forte dal punto di vista delle produzioni, oltre che essere un grandissimo musicista. 

Ti ringrazio Michele! A presto.

A cura di
Gaia Barbiero

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