I migliori album del 2021: parla la redazione

I migliori album del 2021: parla la redazione
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Una domanda innocente che ha messo in crisi molti di noi di TSCK. Quali sono i tre album più belli usciti nel 2021? Ecco un excursus, tra sorprese, conferme e outsider.

Ehi, mi dici tre album che ti sono piaciuti davvero tanto nel 2021?”. Panico in redazione, nemmeno se il caporedattore avesse lanciato una granata nella stanza, nemmeno se il direttore avesse annunciato un cambio di rotta politico. Probabilmente vedere sorridere Draghi sarebbe stato meno shockante.

Ma siamo agli sgoccioli di un anno particolare, tra alti e bassi, like a roller coaster, direbbe qualcuno. È tempo di bilanci. Ecco le TOP 3 degli album migliori del 2021 per i redattori di TSCK.

Beppe Ardito ha scelto:
  1. Bruno Mars, Anderson .Paak2. – “An Evening With Silk Sonic”. Quei due mattacchioni si sono divertiti un sacco a proporre brani in chiave funky e soul infarciti di riferimenti classici.
  2. Joe Barbieri – “Tratto Da Una Storia Vera”. Joe Barbieri è uno dei più raffinati musicisti italiani del momento.
  3. Carmen Consoli – “Volevo Fare La Rockstar”. Carmen è una certezza e si sentono tante chitarre in questo disco.
Mirko Fava ha scelto:
  • Jovanotti – “NVCP Official Soundtrack”. La colonna sonora del documento-trip “Non voglio cambiare pianeta”, il viaggio in solitaria di Lorenzo tra Cile e Argentina. 4000 km percorsi in sella alla sua bicicletta che hanno prodotto questa soundtrack, rilasciata esclusivamente sull’app Jova Beach. Cover, reinterpretazione di brani propri e parti strumentali che sono l’essenza del viaggio.
  • Max Gazzè – “La matematica dei rami”. Max Gazzè, a mio parere, è uno degli artisti più sottovalutati del panorama musicale italiano. Andrebbe semplicemente ascoltato ed approfondito.
  • Alice Cooper – “Detroit Stories”. Se in questo 2021 i Maneskin ci hanno dimostrato che il rock non è morto, Alice Cooper ci fa capire che la colonna portante del genere sono ancora i soliti “dinosauri”.
Valentina Dragone ha scelto:

In questa raccolta ci è stato chiesto di scegliere tre album che riteniamo, in maniera del tutto personale, essere i migliori usciti quest’anno. E nel 2021 di dischi meritevoli di entrare in questa classifica ce ne sono stati parecchi, ma sono solamente due i lavori che mi hanno colpita (e affondata) veramente. Ho scelto senza pensarci troppo.

  1. London Grammar – “Californian Soil”. La consacrazione di un gruppo che ha alle spalle due album dalla portata enorme, e Hannah Reid ne diventa finalmente il capobranco.
    Se con i testi i London Grammar non si sono mai sforzati più di tanto, è altrettanto vero che pochi artisti riescono a farti sentire della tristezza, del dolore emotivo solo grazie alla parte strumentale dei loro brani. Questo è il loro punto di forza, e di sofferenza ce n’è tanta nel disco, ma non solo. Da sempre un po’ Florence and The Machine e un po’ Massive Attack, questa volta il trio londinese decide di sperimentare con sonorità più dance e pop, tra The Weeknd e i Daft Punk. Il risultato non solo funziona, ma è ciò che rende l’album migliore rispetto agli altri due, forse troppo “smielati”, ed è valso al gruppo un tour insieme ai Coldplay nel 2022.
    “What a way to lose your head!”
  2. Sam Fender – “Seventeen Going Under”. Non più esordiente ormai, con questo album Sam Fender – “eroe springsteeniano della classe operaia”, per citare Tony Stark – si conferma tra gli artisti più promettenti del panorama musicale britannico.
    La definizione è perfetta. Il giovane cantautore appartenente alla working class inglese ha realizzato un disco che parla di crescita e problemi di autostima. All’indie rock e alle sonorità anni ’80 che contraddistinguono i suoi brani si mescola il riconoscibilissimo stile di Bruce Springsteen. Rispetto all’album precedente viene utilizzato molto di più il sassofono, e tutto suona quasi come se ci fosse una E Street Band.
    A metà tra i The Killers (con cui condividerà il palco l’anno prossimo) e i The War On Drugs, Sam Fender con questo nuovo lavoro mostra più maturità, non solo stilistica ma anche emotiva.
    “Canny chanter, but he looks sad”
“E io? Non ci sono?” “Beh, Manuel, non hai fatto un album nel 2021…”
Sara Alice Ceccarelli ha scelto:
  1. Kaufman – “Parkour (Lato A)”. Un album che racconta un gruppo poliedrico che sa usare note e parole toccando il cuore.
  2. JXDN – “Tell me about tomorrow”. Un album composto dopo aver fatto un giro nei primi anni 2000 con la macchina del tempo, raccogliendo quello che c’era di buono e attualizzandolo. Si vola.
  3. Fast Animal And Slow Kids – “È già domani”. Nonostante i detrattori dicano che si stanno ammorbidendo troppo, le melodie assumono Toni più morbidi e mostrano un evoluzione. Bombette.
Francesca Bandieri ha scelto:
  1. Maneskin – “Teatro d’ira vol 1”. Il ritorno degli strumenti, di chitarre elettriche, batteria e la voce graffiante di Damiano scavano la buccia che copriva da anni il panorama trap e pop italiano.Riscoperta del rock e genuinità.
  2. Salmo- “Flop”. Un album rap che raccoglie tutto il disagio vissuto in lockdown, critica sociale e ritmo che contraddistingue salmo da sempre.
  3. Coma_Cose: “Nostralgia”. Un album che ricorda l’importanza di perdersi per poi ritrovarsi.
Donato Carmine Gioiosa ha scelto:
  1. Caparezza – “Exuvia”: album intenso, quasi esistenziale, con picchi di grande cantautorato nell’eccezione più intimamente personale del termine. Il Capa nazionale gioca con il lessico della nostra lingua da poeta navigato. Geniale.
  2. Fulminacci – “Tante care cose”: la penna più interessante del nuovo cantautorato nostrano. “Tante care cose” è la sua consacrazione definitiva: il grande pubblico lo scopre con i singoli più radiofonici, i suoi estimatori di lunga data non restano delusi. Fulminacci mantiene la sua spensieratezza malinconica. Gli si vuole bene.
  3. Franco 126 – “Multisala”: ho raccolto l’invito di Franchino di recarmi al suo personalissimo Multisala. Nei suoi cortometraggi si accenna un sorriso, si piange sul tempo che scorre inesorabile, si balla per strada, si suona sull’asfalto insieme ai compagni. Basta scegliere il film che si preferisce e l’emozione è assicurata. Autentico.
Eléonore Mancini ha scelto:
  1. King Gizzard & The Lizard Wizard – “Butterfly 3000”. Un tuffo nel mare avvolgente della psichedelia, con brani che si susseguono ininterrotti in un vortice di suoni dai cui è impossibile uscire. Alla base una dettagliatissima ricerca artistica che non lascia nulla al caso, dalla musica ai 10 video, uno per ogni brano, unici nel loro genere.
  2. L’Impératrice – “Tako Tsubo”. Tutta l’effervescenza della nuova scena francese concentrata in un album che definirei “scintillante” per le sue atmosfere vintage, un po’ funky e un po’ disco, ma anche profondamente caldo e femminile. Due anime che convivono perfettamente in un gruppo che si fa ambasciatore di un panorama musicale che vale la pena approfondire.
  3. Parcels – “Day/Night”. Due album in uno, ma anche la colonna sonora di un film non ancora scritto. I Parcels accompagnano chi ascolta in un viaggio attraverso le luci e le ombre di una giornata, tra momenti di lucida riflessione e l’offuscata ebbrezza della notte. Ritmi funk, bassi travolgenti e archi degni di nota.
Luca Montanari ha scelto:
  1. Lil Nas X – “Montero”. Il primo album di Lil Nas X non ha deluso le aspettative, dopo l’hype creato da tutta la campagna marketing, il lavoro è un giusto connubio tra pezzi energici e brani malinconici. Lil Nas X insegnaci la via.
  2. Olivia Rodrigo – “Sour”. L’album di esordio della diciottenne Olivia Rodrigo è stato il lavoro più ascoltato su Spotify nel 2021. Potrebbe risultare delineato per un certo tipo di pubblico ma tra ballate e pezzi pop, rabbia e tristezza, può arrivare a conquistare tutti. Vietato a chi ha le lacrime facili.
  3. Rkomi – “Taxi Driver”. Album più ascoltato in Italia su Spotify nel 2021. Rkomi con questa svolta ha regalato pezzi di diverso genere con tanti featuring particolarmente interessanti che rendono l’album molto dinamico e completo. Da spararselo in loop in qualsiasi mood voi siate.
Il caporedattore Andrea Mariano in uno snapshot della sua personale top 3 album. Gli son cresciuti pizzo e capelli.
“E questa, signori miei, è solo una parte della redazione” (Andrea Mariano, AD 2021 – Foto archivio)
Ilaria Rapa ha scelto:
  1. Iosonouncane – “IRE”. Diciassette brani per la durata complessiva di due ore. La lingua inglese, tedesca, francese, spagnola, araba confluiscono in un esperanto più emotivo che semantico. Iosonouncane rompe qualsiasi schema preimpostato: non importa se non distinguiamo le parole, non importa se i generi si mescolano. “IRA” condensa nell’arbitrarietà dei segni, il senso universale della musica.
  2. Venerus – “Magica Musica”. Cosmologia e sperimentazione elettronica, Giordano Bruno che sussurra la scenografia per “Magica Musica” e Venerus che si consacra sacerdote e profeta di una musica che ha a che vedere più con gli Astri che col terreno.
  3. The Kings of convenience – “Peace or Love”. Non è la guerra all’opposto dell’amore, non c’è l’odio in opposizione alla pace. L’unico binomio perfetto per i Kings of Convenience è “Peace or Love”. Un disco che porta con sé quattro anni di lavoro e sperimentazione, ma che non perde mai il suo tratto distintivo nella new acustic movement della coppia di Bergen.
Laura Losi ha scelto:
  1. Nanowar of Steel – “Italian Folk Metal. Come si possono non amare i Nanowar? Se non vi basta come spiegazione potete ascoltare “Polenta Taragnarock”, sono sicura che vi conquisterà.
  2. Maneskin – “Teatro d’Ira”. O li si ama o li si odia. Un album piacevole che non mi stanco di ascoltare.
  3. Rapsody of Fire – “Glory for Salvation”. Un album che mi riporta alla mente le atmosfere dei libri fantasy (o di una sessione di D&D). Amore al primo ascolto.
Iolanda Pompilio ha scelto:
  1. La rappresentante di lista – “My mamma”. Hanno portato una ventata di rivoluzione a Sanremo, la stessa che già prima era apprezzata dai fan del duo fluido.
  2. Maneskin – “Teatro d’ira vol 1”. Li si può amare o odiare ma l’album contiene tracce interessanti a livello testuale e musicale soprattutto nel periodo storico in cui la trap la faceva da padrone
  3. PARI MERITO: Fedez – “Disumano” e Marco Mengoni – “Materia (Terra)”. L’album di Fedez ha a suo favore che si ficca nel cervello con ritornelli facilmente memorizzabili. L’album di Mengoni perché ancora una volta vi è la trasformazione, il plasmare la musica per l’evoluzione mentale e umana dello stesso. Diverso sempre.
Lucia Tamburello ha scelto:
  1. Viagra Boys – “Welfare Jazz”. Mi ricorda “The Idiot” di Iggy Pop con un magnifico mix tra punk e jazz.
  2. Shame – “Drunk Tank Pink”. È un disco energico e profondo.
  3. Bianconi – “Forever”. Dona un quadro realistico della contemporaneità senza essere banale e fregandosene di qualsiasi formalismo.
Moris Dallini ha scelto:
  1. Margherita Vicario – “Bingo”. Facile ascolto con stile… e poi lei è gnocca da morire.
  2. Maneskin – “Teatro dell’Ira”. Perché riescono ad essere credibili nonostante un rock vintage cantato in italiano.
  3. Mannarino – “V”. Mai uguale a se stesso. Testi profondi e, in questo caso belle contaminazioni con i suoni del sud del mondo.
Ylenia Ceccarelli ha scelto:
  1. Arlo Parks – “Collapsed in Sunbeams”. La voce la trovo sexy e mi ricorda quell’oscillazione che fai quando ascolti The neighborhood o Arctic Monkeys
  2. Julien Baker – “Little Oblivions”. Domande esistenziali che non hanno risposta.
  3. Coma_Cose – “Nostralgia”. Quando si pensa di aver superato tutto, arrivano loro a ricordarti che la memoria di alcune storie di vita è nella quotidianità delle piccole cose.
Edoardo Iannantuoni ha scelto:
  1. Ed Sheeran – “=”. Nonostante la ripetizione sistematica di alcuni pattern continua a non sbagliare un colpo, ogni canzone che sforna è una hit e riuscire a mantenere questo ritmo è davvero ammirevole.
  2. Maneskin – “Teatro d’ira”. Perché sì.
  3. Fedez – “Disumano”. Non è il mio genere musicale ma è innegabile che in questo album sia riuscito a mischiare tracce ‘vecchio stile’ (il suo), quindi più politicamente scorrette, ad altre più new wave in cui prosegue con le sue sperimentazioni a livello produttivo utilizzando un sound piuttosto interessante. Poi contiene delle hit strutturate fin troppo bene.
top 3 album 2021. Una volta c'erano i vinili e delle cuffie buone.
Una volta gli album erano sottoforma di cose strane, piatte e scure chiamate “Vinili”
Daniela Fabbri ha scelto:
  1. Nick Cave & Warren Ellis – “Carnage”. Il disco del lockdown. Nel senso che è stato registrato proprio durante il lockdown, scuro e immaginifico.
  2. IDLES – “CrawlerIl”. (Post) punk inglese introspettivo, intimo e autobiografico. Gli IDLES stanno continuando ad evolversi.
  3. Iosonouncane – “IRA”. Finalmente qualcuno in Italia ha fatto un disco coraggioso e non banale.
Nicolò Mendoza ha scelto:
  1. Billie Eilish – “Happier than ever”. Un progetto più intimo, spoglio dei tanti effetti vocali ed idee in post produzione. Potente nelle liriche e prezioso nella lavorazione di suoni e voce.
  2. Big Red Machine – “How long do you think it’s gonna last?”. Il secondo album del duo formato da Bon Iver ed Aron Dessner (The National) è un successo di alchimia ed equilibrio. Tra folk ed elettronica, i numerosi feat ne sono conferma.
  3. Tyler, the Creator – “Call me if you get Lost”. Dopo il super R&B “Igor” Tyler, the Creator torna al suo hip-hop puro, creativo e musicale. Dinamico ed imprevedibile.
Gaia Barbiero ha scelto:
  1. Kings of convenience – “Peace or love”. Un disco caratterizzato dalla purezza delle melodie e dall’equilibrio dato dall’unione delle loro voci, che segna il ritorno del duo acustico dopo 12 anni di silenzio.
  2. Nothing but Thieves – “Moral panic II”. Un EP di 5 brani che vanno a completare l’omonimo album alternative-rock del gruppo uscito nel 2020; ricco di chitarre, affronta temi e problematiche attuali con rabbia e speranza.
  3. Marco Castello – “Contenta tu”. Album d’esordio del cantautore siciliano facente parte del gruppo “La comitiva” con Erlend Øye (membro del duo Kings of convenience), un pop con contaminazioni funk, dal tono fresco, estivo e nostalgico al tempo stesso.
Carola Piluso ha scelto:
  1. Maneskin – “Teatro d’ira vol.1”. Progetto coerente con tutte canzoni che a mio parere potrebbero essere tutti singoli,
  2. Fedez – “Disumano”. Un Fedez che ritorna alle origini e ritrova lo smalto di un tempo dove si ritrova la cifra stilistica che l’ha sempre contraddistinto.
  3. Blanco – “Blu Celeste”. “album centrato che mostra proprio l’anima dell’artista e ogni canzone è “vera”, “diretta”.
Claudia Venuti ha scelto:
  1. Marracash – “Noi, loro, gli altri”. Dopo “Persona” era difficile stupire con un nuovo disco a distanza di così poco tempo e invece, anche stavolta, il king è riuscito a tirar fuori un capolavoro.
  2. Blanco – “Blu celeste”. Senza dubbio il mio artista del cuore di questo 2021 con un disco d’esordio carico di intensità e poesia.
  3. Salmo – “Flop!”. Il suo miglior album, maturo, è sempre fuori dagli schemi, questa volta però, ho apprezzato particolarmente “l’equilibrio” dei testi, con i soliti eccessi ma anche con quella vena sentimentale capace di spiazzare.
Andrea Mariano ha scelto:
  1. Nanowar of Steel – “Italian Folk Metal”. Il disco migliore dell’anno, a mani basse. O alte, mentre con il sorriso stile Mario Draghi si invoca la benedizione di Odino, Magalli e Gigi Sabani, sorseggiando cedrata Tassoni e gustando della Polenta taragna(rock) con bastoncini di merluzzo come contorno. Il tutto mentre si ammirano i lavori in corso a Porto Cervo canticchiando cori da stadio contro Bilbo Baggins.
  2. Iron Maiden – “Senjutsu”. Insieme a Laura, sono la quota metal della redazione. E anche quella un po’ più giurassica. I Maiden hanno tirato fuori un doppio album possente. Dickinson un po’ in difficoltà, ma il sottoscritto ha orgasmato più volte.
  3. Vintage Violence – “Mono”. L’ho ascoltato su consiglio di Lucia Tamburello. Piano piano, senza accorgermene, mi è entrato (metaforicamente) dentro. Tutt’oggi è uno dei pochi album che continuo a cercare e ascoltare. Bravi “ragazzi” (mi permetto le virgolette perché tutti noi oramai abbiamo una certa).

Quale è invece la tua TOP 3 del 2021? Scrivilo sui social! Siamo curiosi come delle marmotte in ferie dalla fabbrica di cioccolato

a cura di
Redazione

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Andrea Mariano

Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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