Adduci e l’arte di tradirsi

Adduci e l’arte di tradirsi
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Adduci è il giovane progetto solista del cantautore e musicista Vincenzo Adduci. Il suo singolo d’esordio si intitola “Parte di me” ed è uscito su tutte le piattaforme digitali lo scorso 22 maggio.

In una delle sue opere letterarie più affascinanti e magnetiche, Chuck Palahniuk scrive che “tutto ciò che facciamo ci tradisce” (cit. Diary), alludendo alla potenza – e alla prepotenza – con cui tutti i nostri gesti, le nostre abitudini e bizzarrie scandiscono ciò che siamo. Ogni giorno, in ogni luogo. Che ci piaccia o meno.

In “Parte di me” Adduci introduce l’ascoltatore tra le pareti del suo soggiorno, lo lascia sbirciare dentro il disordine del suo armadio, mostrando senza riserve il suo spazio e il suo tempo tra pizze a domicilio e letargici momenti di nostalgia. Con questo brano, Adduci si tradisce per due minuti e cinquantacinque secondi, denudandosi parte dopo parte, in ogni centimetro di sé.

Hai scelto il tuo cognome come nome d’arte. Con ciò possiamo dedurre che ci sia un filo conduttore tra la persona che sei e l’artista che stai diventando. Dov’è che finisce Vincenzo e inizia Adduci?

Credevo di aver scelto la seconda persona presente del verbo addurre (ride). Scherzi a parte, non riesco a individuare una separazione netta tra i due, ma quando si decide di trasformare un pensiero in un messaggio può essere necessario operare una sintesi, e io ho tirato via il nome!

Il tuo nuovo inedito potrebbe essere il figlio legittimo di un momento storico assolutamente fuori dall’ordinario. Settimane mistiche e solitarie in cui le nostre mura domestiche si son trasformate in specchi. Ed eravamo ogni giorno noi con la nostra immagine riflessa. Se non avessi vissuto la quarantena, saresti riuscito a guardarti e vederti così chiaramente?

Le ultime contingenze hanno spezzato la routine di molti di noi: ci siamo ritrovati in un angolo a osservarci dall’esterno, a valutare ogni cosa della nostra vita da un punto di vista diverso.
Il testo di “Parte di me” svolge esattamente questo stesso tipo di esercizio, ponendo all’esterno di sé lo sguardo di un narratore che enuncia in prima persona. Ma ho scritto queste parole prima dell’emergenza sanitaria, quando circostanze molto diverse mi hanno portato a guardare dallo stesso tipo di prospettiva. Si trattava in quel caso di un meccanismo di difesa dalle mie derive, da ciò che di me non riuscivo a spiegarmi.

“Parte di me” parla di te, fotografando senza filtri le tue cattive abitudini e contornandole con scenari di vita vissuta. Che effetto fa denudarsi attraverso la propria musica?

Lo stesso effetto che fa denudarsi prima di fare l’amore! Inclusa l’ansia da prestazione. Ma appena si riesce a rilassarsi si può effettivamente godere di uno scambio, ci si arricchisce in qualche modo.

Nel videoclip ufficiale del brano una ragazza diventa il tuo alter ego, trasposizione visiva di una quotidianità fatta di pizze a domicilio, di un letto disfatto e una piacevole malinconia che riempie le stanze. Nella scena finale, la protagonista si accinge ad aprire una porta, ma lo spettatore non arriva a vedere cosa si cela dietro di essa. Metaforicamente ed artisticamente parlando, cosa rappresenta per te quella porta?

La porta è una decisione da prendere, una risposta espressa con un operatore booleano: sì/no, vero/falso, essere o non essere direbbe Amleto. L’arte, come è noto, propone domande in luogo di risposte, per quelle abbiamo sempre la pubblicità, che è un’altra delle mie passioni! Dall’altro lato della porta c’è la verità, su ciò che siamo e decideremo di fare delle nostre vite. Scegliere di attraversare o non attraversare l’uscio è una scelta comunque legittima se la decisione può essere presa in autonomia e senza alcun tipo di ingerenza.

Saluta gli amici di The Soundcheck con la citazione di un tuo brano!

“Se non esistesse il niente non avremmo da parlare”

a cura di
Annalisa Senatore
foto di copertina a cura di
Jacopo Rufo

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Annalisa Senatore

Annalisa Senatore

Annalisa all’anagrafe, ma sul web e nel cuore lei è @annamatita_. Nata e cresciuta a Siracusa, ha una laurea in psicologia, una in neuroscienze, un master in comunicazione digitale eeeee Macarena! Vive a Bologna dal 2015 ed è proprio in questa meravigliosa città che ha conseguito la prestigiosa specialistica in “Casi umani: dove trovarli (e lasciarli)”. Social media manager, press officer, sniffatrice seriale di libri, sosia ufficiale di Amy Winehouse e orgogliosissima Serpeverde.

3 pensieri su “Adduci e l’arte di tradirsi

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