The Eddy: una serie tv autentica

The Eddy: una serie tv autentica
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La mia prima volta a Parigi è stata nel 2017. Abbiamo pernottato nel quartiere di Belleville, te lo ricordi perché rimane in collina e dopo aver fatto i consueti giri turistici per le vie di Parigi, vi assicuro che sentirete la strada nelle gambe affaticate. Ma quel quartiere aveva un fascino speciale, sospeso fra una vita intensa e multiculturale, bar dai tavolini attaccati dove è facile fare amicizia.
In quello stesso quartiere si svolge la serie The Eddy prodotta, distribuita e disponibile su Netflix dal 4 maggio scorso. E la serie, diciamolo subito, riesce ad evocare lo spirito di quel quartiere, luci e le ombre, la vita e la morte.

La serie

Si tratta di una miniserie (ma siamo convinti possa esserci un seguito) che vede due creatori illustri come Jack Thorne (The Last Panthers, His Dark Materials) e Damiene Chazelle ( premio Oscar con Whiplash e La La Land) che dirige i primi due episodi. Alla parte musicale due illustri compositori come Glen Ballard (vincitore di sei Grammy Awards e collaborazioni con Michael Jackson e Alanis Morrisette) e Randy Kerber (compositore che ha suonato con B.B. King e Leonard Cohen) che recita anche nella serie.

I protagonisti

Protagonista della serie è il locale The Eddy, una scommessa e un sogno condiviso da due amici: Elliot Udo e Farid, appassionati di musica jazz. Il primo proviene in realtà da New York ed è stato un pianista di successo ma un trauma familiare e il conseguente divorzio, hanno bloccato la sua attività. Centro nevralgico del locale è la band fissa dove canta Maja (l’attrice Joanna Kulig protagonista del film polacco Cold War, Oscar come miglior film straniero nel 2018) che ha una relazione burrascosa con Elliot. A rendere la situazione complicata e torbida per Elliot contribuiscono l’arrivo della figlia Julie e la pericolosa frequentazione del socio Farid con un’organizzazione malavitosa.

Lo stile

Lo stile del film è documentaristico in una continua esaltazione in presa diertta della vicinanza dei corpi e dei luoghi. Non troverete una Parigi leccata in technicolor ma una città delusa, cruda, gioiosa e triste dove viene esaltata la multiculturalità pricipalmente araba e dell’Est europeo. Un mix di buona musica jazz non troppo sofisticata, quotidianità e qualche cedimento da fiction, elemento essenziale per acchiappare lo spettatore. Nel complesso una serie credibile anche nella sottotrama criminale che i gestori devono affrontare e che darà un pizzico di tensione reale a tutto l’impianto.

Perchè vale la pena vederla

Una serie che raccomandiamo quindi per il suo tono realistico che ha un fondo morale alto, quello della difficoltà di realizzare un sogno nella musica. In ogni episodio troverete le difficoltà dei componenti della band di vivere la vita quotidiana di una città che offre tanto ma richiede un costo spesso difficile da sopportare. Al di là di tutto traspare la gioia di realizzare quella musica stupenda, suonata e vissuta ad ogni costo come motivo portante.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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