La violenza sulle donne è una cazzata, l’ho sentito al bar

La violenza sulle donne è una cazzata, l’ho sentito al bar
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“Io non amo la violenza, sono sempre stato un tipo tranquillo. I miei amici lo sanno. Mi è capitato di partecipare a qualche rissa, da giovane. Ma a chi non è capitato? Qualche bicchiere di troppo, il paese è piccolo. I bar sono sempre gli stessi, ci si conosce. Si litiga, ci si mena, ma poi quando tutto finisce si beve insieme, come se nulla fosse mai accaduto. Tra uomini si fa cosi. Si è sempre fatto cosi.

Sono cresciuto con un’educazione all’antica e a certi valori io ci tengo. Guai a chi tocca la mia famiglia o miei amici. Io ci tengo al rispetto delle persone. Il rispetto è tutto, il paese è piccolo. Chiaro che ci sono delle eccezioni, ci devono essere. Come quella volta che la mia ex uscì con la minigonna per venire alla festa del mio amico Marco. Beh, lei di certo non la dimenticherà più quella serata d’estate.

E ripeto, io ci tengo al rispetto e non alzo mai le mani. Però se una donna, la mia donna, viene vestita così in mezzo ai miei amici è chiaro che mi incazzo. Ognuno al suo posto, insomma. Io sono un uomo e tu sei una donna. Ricordo che bastò uno sguardo e lei tornò subito a casa. Io restai a bere con gli amici, incazzato nero. Insomma, per una volta che volevo divertirmi in santa pace, sempre la solita storia.

I miei amici mi presero in giro per tutta la sera, e più loro ridevano e più io bevevo. Alla fine stanco li salutai, e tornai a casa. Ero ubriaco, ma che male c’è? Un uomo deve rilassarsi, di tanto in tanto. Avevo una fame assurda, forse per colpa del nervoso. Le scale sembravano più lunghe del solito e le mie mani si facevano sempre più pesanti. Nella testa l’eco dei miei amici che mi prendevano in giro rimbombava come una musica. Così cominciai a ballare, e mi tornò il sorriso.

Entrai a casa, sempre ballando, e chiusi la porta con un calcio. Avevo voglia di divertirmi, di sorridere. Di ballare. Ma la mia cena non era pronta e lei era su letto a piangere. Le mie mani si fecero sempre più pesanti, la mia vista sempre più scura. Provai a farle delle domande, ma lei continuò a piangere senza rispondere nulla.

L’eco nella mia testa aumentava, ma non erano miei amici che mi prendevano in giro. Di colpo scomparve la musica, le mie mani si fecero sempre più pesanti. Lei era sotto di me pregandomi di smetterla, ma smetterla cosa? “Cosa ho fatto? Mi hai tirato una spinta ed ho reagito, la colpa non è mia – le dissi. “Ora pulisciti quel sangue, sembra che qualcuno ti abbia picchiata. Te lo sei meritata e lo sai benissimo”

Ora mi tocca uscire, ho fame. Sbatto la porta, scendo le scale di fretta. Le mani sono leggere, l’eco nella mia testa è scomparso. Che bella serata, fuori è pieno di stelle. Si sente nell’aria che l’estate, sta arrivando. Magari passando vicino al parco prendo una rosa e gliela porto, così facciamo pace. Tanto le donne alla fine dimenticano sempre tutto, basta una rosa. Basta una rosa. Basta una rosa…”

Non basta una rosa

Ho appena finito di scrivere questo articolo. Le mie mani tremano dal nervoso. Nel petto un senso di vuoto prende il posto del solito respiro. Volevo scrivere qualcosa che potesse descrivere, davvero, il particolare momento che vivono tutti i giorni le donne vittime di maltrattamento. Ho provato ad entrare nella testa di un “piccolo” uomo, ad immaginare quali siano le “minuscole” certezze che albergano nella testa di un vigliacco.

Telefono Rosa – “Più forti insieme” – www.telefonorosa.it / Numero nazionale 1522

In questo momento storico un virus ha invaso le strade della nostra vita, e ognuno di noi non può far altro che rifugiarsi dentro casa. Trovare riparo nel calore della famiglia e sperare di passare prima possibile questo momento delicato. Purtroppo però non dobbiamo dimenticare tutte quelle donne che vivono con la paura di trovare le morte dentro la propria casa. Senza che nessuno se ne accorga, nel totale silenzio delle loro paure.

La Violenza sulle Donne non ha sintomi, a volte ha solo dei colori che restano sul viso. Spesso non esistono persone da curare, ne quarantene da prolungare. Spesso purtroppo l’unica soluzione è fuggire, gridare. Ma in questo momento quelle sfumature violacee e quelle urla disperate, rischiano di restare dentro quattro mura. Facciamo sì che nessuna donna debba mai urlare nel silenzio della propria prigione, ascoltiamole.
Non basta una rosa, non basta una rosa, non basta una rosa…

a cura di
Alessandro Di Domizio

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