Sferica e la metafora del corteggiamento: intervista a Calabi

Sferica e la metafora del corteggiamento: intervista a Calabi
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Calabi è il progetto solista di Andrea Rota. “Calabi è cantautore, è fisico teorico, è autore di libri per bambini. Calabi è un groviglio di pensieri per la testa. Calabi è un naso sempre all’insù”.

Così è come si descrive Andrea, una volta membro dei Plastic Made Sofa, e adesso pronto a farci entrare nel suo mondo musicale tutt’altro che banale, un cantautorato avvolto da una malinconia pastello con la giusta veste elettro pop. Lo conosciamo meglio in Sferica, sua ultima release, che è il primo episodio che anticipa il nuovo disco: Viaggio Post Maturità.

In Sferica ci parla di corteggiamento, inteso come una lunga rincorsa verso ciò che desideriamo profondamente ma che ancora riusciamo soltanto a sfiorare, inteso come esaltazione del desiderio ancora inappagato, quel desiderio che ci fa compiere gesti folli, scriteriati, eppur così genuini e talvolta persino eroici.

La raffinatezza di Calabi la possiamo notare dalla modalità con cui ha deciso di presentarci il suo album: usa la formula di una mini serie in quattro episodi. Ad ogni episodio corrisponde una release, ad ogni release una focus track, ad ogni focus track un videoclip. “Creare una narrazione ad episodi nasce dall’esigenza di avere il tempo e l’occasione di guardare da vicino tutte le canzoni che lo compongono, di dare a ciascun pezzo il tempo e lo spazio che merita”, ci racconta nell’intervista.

Noi di Futura 1993 abbiamo deciso di farci quattro chiacchiere per scoprire qualcosa in più su di lui, i significati nascosti dietro a questo primo episodio dell’album e i suoi progetti futuri.

Ciao Andrea! È uscita da poco SFERICA, il primo episodio che anticipa il tuo nuovo disco: come ti senti?

Mi sento sospeso, come sempre. Sospeso tra ciò che è stato e ciò che sarà. Sospeso tra ciò che ho dentro e che ho espresso attraverso le mie canzoni, e la risonanza che potranno avere negli ascoltatori. Tra le mie aspettative e la risposta del pubblico. Sospeso tra le canzoni che ho scritto e quelle che scriverò. 

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Com’è nata lidea di presentare il nuovo album con questa formula particolare, una mini serie in quattro episodi?

Questo album è denso di storie da raccontare, è il mio viaggio post maturità. Creare una narrazione ad episodi nasce dall’esigenza di avere il tempo e l’occasione di guardare da vicino tutte le canzoni che lo compongono, di dare a ciascun pezzo il tempo e lo spazio che merita. L’idea della mini serie si è concretizzata grazie alla collaborazione con Andrea Cominoli, regista dei quattro video che accompagneranno questo viaggio.

Cosa vuoi raccontarci attraverso questo primo episodio dellalbum?

Sferica è una canzone che racconta il corteggiamento. Il corteggiamento inteso come una lunga rincorsa verso ciò che desideriamo profondamente ma che ancora riusciamo soltanto a sfiorare. Il corteggiamento inteso come esaltazione del desiderio ancora inappagato, quel desiderio che ci fa compiere gesti folli, scriteriati, eppur così genuini e talvolta persino eroici. In questo contesto la sfera è una metafora, un’ambientazione astratta, ho immaginato un lento rincorrersi lungo una superficie curva, girando e rigirando, ancora e ancora. 

Il tuo progetto precedente, Plastic Made Sofa, era in unaltra lingua: come è stato abbandonare linglese e iniziare a cantare in italiano?

E’ stata un’esigenza espressiva, guidata dall’istinto. Il punto di partenza del mio viaggio post maturità, in questo caso intesa come maturità artistica. Non è stata una scelta fatta a tavolino, bensì un assecondare quel che sentivo dentro di me. Non ho mai pianificato nulla da quando scrivo canzoni, ho solo cercato di ascoltarmi. E da quando scrivo in italiano le canzoni mi assomigliano veramente, mi ci specchio e mi riconosco.

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Il tuo lavoro mi sembra dotato di molta personalità: quanto c’è di te stesso allinterno di ogni canzone? 

C’è tanto di me e del mio vissuto in ogni canzone. Sono canzoni oneste, sincere, ciascuna di esse è legata ad un pezzo della mia vita. Dietro alla scrittura però, c’è una grande ricerca sonora del mio produttore, Federico Laini, che ha saputo accompagnare perfettamente le mie suggestioni melodiche e testuali. Una grossa fetta del merito va condivisa con lui.

Hai un metodo particolare per scrivere le tue canzoni? Ad esempio, ti definiresti un artista che scrive di getto o la tua musica è frutto di lunghe riflessioni?

Scrivo di getto, nella maniera più viscerale e istintuale possibile. Per me la musica è sempre stata un dare voce ad un’urgenza espressiva. Le mie canzoni nascono estemporaneamente e si concretizzano in pochi minuti, così velocemente che anche io faccio fatica a spiegarmelo. La mie scrittura è un flusso di coscienza, qualcosa di simile ad un sogno, una dimensione astratta dove la razionalità e la riflessione non hanno alcuna rilevanza. Eppure, quando le riascolto mi stupisco nel riconoscermi in ogni riga del testo.

So che spesso le tue canzoni nascono tramite suggestioni: per i tuoi brani prendi ispirazione da qualcosa o qualcuno in particolare?

Prendere ispirazione non rende giustizia al mio modo di scrivere. Come ti dicevo, è sempre l’istinto a guidarmi nella scrittura. A posteriori posso dire che il mio istinto è chiaramente guidato da suggestioni, talvolta semplici parole che mi sono rimaste impresse, altre volte esperienza che mi hanno segnato in profondità, o ancora luoghi che mi hanno suggestionato. 

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Ti saluto chiedendoti: c’è qualche artista in particolare con il quale ti piacerebbe collaborare in futuro?

Mi piace molto Joan Thiele. Ha uno stile elegante e raffinato e una voce che emoziona.

a cura di
Eleonora Bruno

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