La lezione che dovremmo imparare tutti dal Coronavirus

La lezione che dovremmo imparare tutti dal Coronavirus
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Ci ho riflettuto tanto sullo scrivere o meno questo pezzo, trattare di società non è il mio forte. Ma il problema del Coronavirus, che lo vogliamo o no, ci sta toccando tutti da vicino.

Abito alle porte di Milano e, devo confessare, sono stata tra i primi a pensare che ce l’avremmo fatta, che ci saremmo rialzati. Non perché sia un’ottimista di natura, anzi tutto il contrario, ma l’indole dei miei concittadini è proprio quella di accusare il colpo e rialzarsi quasi immediatamente.

La campagna #milanononsiferma mi dava la forza di resistere e non crollare di fronte alla paura. Col senno di poi, forse, non abbiamo capito molto bene la portata di questa malattia – anche se, a dire il vero, vedere una Milano spettrale e vuota come neanche in agosto è stato uno shock per la sottoscritta.

C’è stato un altro inesorabile cambiamento: l’isolamento. Non quello che ci costringe giustamente a rimanere a casa. Mi riferisco all’isolamento tra esseri umani. Occhiate sdegnate se indossi la mascherina o meno, oppure se tossisci perché ti va di traverso l’acqua e la gente sul tram si sposta in un altro vagone, squadrandoti da capo a piedi. Giuro che mi è successo.

Il Coronavirus sta mettendo in ginocchio l’intero paese, umanamente e psicologicamente ancor prima che sotto l’aspetto economico. La sera del 7 marzo, dopo che il Premier ha firmato il decreto che classificava la Lombardia e 14 province come nuova zona rossa, i residenti in questa regione sono scappati verso i luoghi di origine, altri hanno scelto di fare il weekend in montagna, come anticipo delle festività di Pasqua.

La paura destabilizza e rende imprudenti

Entrambi i comportamenti sono sconsiderati, in quanto hanno messo potenzialmente a rischio la salute di altre persone. La paura è umana, certo, ma quando sfocia nell’egoismo diventa pericolosa. L’evoluzione della storia è nota: l’intero paese sta vivendo da diversi giorni in una chiusura totale, che ha gettato tutta la popolazione nel panico.

Ciò che mi sta insegnando questo periodo di semi quarantena – lavorando in Comune per un servizio indifferibile è necessario che mi rechi in ufficio almeno due o tre volte a settimana – è che, una volta finito tutto questo caos, dovrò affrontare qualsiasi cosa con meno ansia e più tranquillità. Quando si prova sulla pelle la vera paura, tutto il resto passa in secondo piano.

Tuttavia, penso che sia una lezione che tutti quanti dobbiamo imparare dopo il Coronavirus. Quale? Vorrei spiegarla con una canzone.

Solo uniti possiamo farcela e diventare migliori

Hey You è il quattordicesimo brano del doppio album “The Wall” dei Pink Floyd, un concept che parla di Pink, un giovane artista che finisce con il chiudersi in se stesso in seguito a diversi tragici eventi.

In questa canzone, Pink cerca di uscire dal suo oblio lanciando grida d’aiuto che, però, sono destinate a rimanere inascoltate. Le ultime parole che Pink rivolge all’esterno sono “Together we stand, divided we fall” ovvero “Insieme restiamo in piedi, divisi cadiamo”.

Questi tempi di incertezza sono difficili da affrontare e lasceranno inevitabilmente delle cicatrici non visibili a occhio nudo ma tatuate indelebilmente nella nostra mente e nelle nostre anime.

Una delle conseguenze più gravi che potrebbe lasciarci in eredità il Coronavirus è quella di diventare tantissimi Pink, di essere sempre più divisi gli uni dagli altri quando finirà tutto. Di far prevalere l’egoismo, che ha fatto compiere imprudenze a tanti. Di non comprendere quanto sia fondamentale il sostegno delle altre persone per superare questo incubo.

Non ho competenze mediche tali da capire quando il Coronavirus ci darà tregua ma sono sicura che rimarranno tante macerie. Sarà da questi detriti che potremo rinascere come individui non più isolati in se stessi bensì proiettati verso l’esterno e in grado di ascoltare le grida di aiuto o, a nostra volta, capaci di chiedere una mano quando ne abbiamo bisogno. E scoprire di nuovo, finalmente, cosa significhi essere umani.

a cura di
Claudia Falzone

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