Coronavirus: una giornata con il Corpo Unico del Frignano

Coronavirus: una giornata con il Corpo Unico del Frignano
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La Polizia Locale del Corpo Unico del Frignano ci scorta per le strade del territorio raccontandoci come cambia il lavoro ai tempi del Coronavirus.

Quando pensiamo alla Polizia Municipale, la prima cosa che ci viene in mente è “quelli delle multe” e se vivi in città è facile imbattersi in autovelox, fotored, divieti di sosta, perciò alle nostre disattenzioni o furbate diamo la colpa a chi è lì per fare il proprio lavoro e a farci rispettare le regole, così da farci vedere queste divise come nemici e non come persone al servizio del cittadino.

Se ormai siamo abituati alle dinamiche di una città e ci stiamo abituando piano a questo periodo di restrizioni causa coronavirus, ci siamo chiesti come può essere il lavoro della Polizia Municipale in un contesto diverso da quello che normalmente vediamo.

Siamo così andati ad intervistare il Corpo Unico del Frignano nel territorio del Frignano (Appennino modenese) il servizio di Polizia Locale composto da 1 Comandante, 3 Ufficiali e 29 Agenti, svolto in forma associata nei comuni di Fanano, Fiumalbo, Montecreto, Lama Mocogno, Pavullo, Pievepelago, Riolunato, Serramazzoni e Sestola.

Siamo stati autorizzati dal Comandante Stefano Anta a trascorrere un turno di lavoro con gli agenti impegnati nel controllo su strada dei cittadini in transito con validi motivi decidendo di comune accordo per la giornata di domenica per creare meno intralcio al loro lavoro.

Gli agenti ad attenderci sono Mattia (35 anni e single) e Giacomo (sposato e padre di un bimbo, 30 anni e originario di Genova) già operativi con il posto di blocco sulla provinciale e ci troviamo circa a 1.000 metri di altitudine, sullo sfondo le montagne e sotto di noi vediamo e sentiamo scorrere il fiume Panaro.

La prima impressione è che qui dove regna la natura non ci sia traccia del Covid-19, o molto probabilmente quello che manca è l’ansia trasmessa dai social network che regnano sovrani nelle nostre case.

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Indossiamo anche noi le protezioni mascherina e guanti e iniziamo la nostra chiacchierata.

Come viene sentita nel comune questa quarantena?

Mattia: La comunità sta reagendo bene alle restrizioni. “Sono bravi” nonostante anche qui si possa trovare la fila per entrare a fare la spesa, non si assiste però a scene da film western. Tutti cercano di aiutarsi l’un l’altro.

Come venite visti dai vostri concittadini?

Giacomo: Qui le cose sono un po’ diverse che in città. Qui vieni visto come un punto di riferimento una figura a cui chiedere qualsiasi cosa e anche quando togli la divisa o finisci il turno sei sempre un Agente, lo sei H24.

Mattia: Il Corpo Unico del Frignano è stato il primo in tutta Italia ad aprire un profilo Instagram nel 2015 per cercare di arrivare anche alle nuove generazioni utilizzando i loro strumenti di condivisione e sensibilizzarli a quel senso civico andato perso. Quest’anno devo dire con grande dispiacere, causa chiusura scuole per covid, salterà anche l’educazione stradale fatta nella scuola primaria (e ci mostra la foto del disegno che gli alunni hanno fatto per lui dopo il corso dell’anno precedente). Questi bambini quando li incontri che vanno a scuola, ti saltano sulle spalle e noi, oltre ad avere il cuore pieno di gioia, abbiamo la consapevolezza di aver fatto bene il nostro lavoro.

Come vanno le cose qui con i contagi?

La situazione al momento è sotto controllo – spiega Giacomo – anche l’ospedale si è attrezzato e qui addirittura è stato registrato un caso di guarigione di una 95 enne. Il pericolo più grande di contagio è stato fermato dopo la chiusura dell’impianto sciistico del Cimone che portava persone provenienti da altri comuni.

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In cosa è cambiato il vostro lavoro dall’arrivo del covid?

Giacomo: Innanzitutto i blocchi stradali sul territorio come quello di questa mattina e poi ci sono le risposte alle domande che ci fanno i cittadini sui nostri telefoni privati per avere chiarezza sul decreto, come “Ma io posso farlo? Cosa non posso fare?” Poi un’altra cosa cambiata è il fine turno, quando andiamo dai commercianti che ancora possono tenere aperto a ricordargli l’orario di chiusura.

Mattia: E poi c’è lei, la paura. La paura perché con questo mestiere si è più esposti al virus e così al mattino mentre mi reco al comando saluto dalla strada mia nonna alla finestra, non abbraccio più i miei nipoti da circa un mese e mia madre la sento solo al telefono.

Perché avete scelto di fare questo mestiere? Avete paura di questa situazione?

Giacomo: da piccolo volevo guidare la “Land Rover” della forestale e così quando ho potuto sono entrato nella forestale dove ho conosciuto mia moglie. Poi è finita che mi sono innamorato di questo territorio e così da circa 3 anni e mezzo faccio parte del Corpo del Frignano. Se ho paura? Sono fatalista in realtà, vada come deve andare, poiché tanto andrà tutto per il meglio.

Mattia: mi sono sempre piaciute le divise e da quando ho 20 anni faccio parte del Corpo del Frignano. La cosa divertente è che in principio come collega mi sono trovato quello che quando avevo 15 anni mi fermava sempre con il motorino perché a detta sua faceva troppo casino.

Diciamo che da quando sono entrato ho smesso di avere una vita privata. Per quel che concerne la paura invece, ne ho tanta, ma più che altro versi i miei cari data la più alta e quotidiana esposizione al virus. Da un mese quindi non abbraccio più i mei nipoti, saluto mia nonna in strada guardandola affacciarsi alla finestra e parlo con mia mamma solamente al telefono.

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Nel frattempo durante la nostra chiacchierata vengono fermati i pochi veicoli in transito tutti con motivi validi per gli spostamenti. Insomma, il messaggio del “restate a casa” è stato recepito e ormai siamo anche arrivati al termine del loro turno e del tempo che ci possono dedicare.

Dalla chiacchierata fatta con Mattia e Giacomo i due agenti del Corpo del Frignano è emerso che in queste comunità esiste ancora il senso genuino di comunità dove l’agente viene approcciato più al bar che al comando di Polizia. In luoghi come questo, dove non cade una foglia senza che la perpetua lo sappia, a volte arrivano torte in centrale o il gelato a casa a fine turno. Qui si respira il concreto senso di appartenenza alla comunità.

Tutto questo avviene per altruismo, che è un po’ quello che Giacomo e Mattia continuano a fare anche dopo il turno e non è questione di stipendio, ma amore per la propria divisa, per la collettività.

La prima cosa che farete passato tutto?

Mattia: abbraccerò i miei nipoti.

Giacomo: uscirò a mangiare una pizza con la mia famiglia.

Ringraziando il Comandante Stefano Ante del Corpo Unico del Frignano per la disponibilità e invitandovi a seguire le loro iniziative sui loro social, noi di The Soundcheck chiediamo a te che stai leggendo: quale sarà la prima cosa che farai finito tutto?

fotografie e intervista a cura di
Enrico Ballestrazzi

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