L’hentai e la sua storia

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Erotismo e pornografia: chiariamo il concetto di hentai

Esistono diverse tipologie di manga e famosi tra gli adulti sono gli anime e i fumetti hentai, un genere che racconta di varie forme di perversione sessuale. Infatti, in giapponese questa parola indica il termine “pervertito”. A volte, per definire questa lettura, si può trovare anche l’espressione jū hachi kin, ossia “vietato ai minori di 18 anni”, oppure seijin vale a dire “per persone adulte”.

L’hentai è qualcosa che in Occidente ha acquistato una certa popolarità soprattutto grazie alle varie possibilità che si trovano su internet. Spesso adulti e ragazzi si avvicinano a questo filone narrativo cercando, anche per curiosità, versioni più erotiche o porno dei loro anime preferiti da bambini. Ma come nasce questo genere? Scopriamolo insieme.

L’hentai e l’arte giapponese

L’hentai non è un’invenzione del nuovo millennio e la sua storia è strettamente legata all’arte giapponese. Siamo in quello che è definito il Periodo Edo (1603-1868) e il Giappone scopre uno dei suoi stili artistici più importanti, l‘Ukiyo-e, vale a dire “immagine del mondo fluttuante” o “mondo della sofferenza”. Tra le opere più famose troviamo La Grande Onda o Trentasei vedute del Monte Fuji, entrambe di Katsushika Hokusai. Nelle sue prime fasi questa tecnica era legata alla vita caotica della capitale Edo, la nostra odierna Tokyo. Spesso questo stile veniva usato per raffigurare volti importanti come geishe o lottatori di sumo.

Con il tempo l’Ukiyo-e incontra la letteratura erotica e prende così vita il filone artistico detto Shunga, ossia la “pittura della primavera”, parola indicata come eufemismo dell’atto sessuale. Queste stampe erano utilizzate per promuovere positivamente la visione del sesso e generalmente erano realizzate in serie (spesso dodici come i mesi dell’anno). Tra le scene più famose di questa tipologia troviamo ad esempio Il sogno della moglie del pescatore di Katsushika Hokusai o Amanti nella stanza di sopra di Kitagawa Utamaro.

Gli Shunga non vivono di inibizioni (…) si presentano come un mondo fantastico di gioia sessuale goduto da entrambi i sessi. (…) Subentrano il piacere femminile, la tenerezza e la bellezza

Carlo Franza, critico d’arte
Kitagawa Utamaro, Amanti nella stanza di sopra (Fonte: artevitae.it)

Dall’arte passiamo ora al termine. La parola “hentai” viene utilizzata per la prima volta in due pubblicazioni: il saggio del 1886, Psychopathia Sexualis, di Richard von Krafft-Ebing e all’interno del romanzo erotico Vita Sexualis di Mori Ōgai.
Naturalmente, la nascita e lo sviluppo del manga furono fondamentali per il definitivo successo del fumetto per adulti. Già dai primi anni ‘70 il Giappone stampa all’interno delle sue riviste e con regolarità letture pornografiche, con uno stile di disegno erotico e maturo.

L’hentai e le sue varie sottocategorie

Anime e manga hanno la capacità di trasportare il lettore in mondi fantastici e nel genere hentai, ovviamente, questa caratteristica è ben presente. Troviamo diverse sfumature di questo fumetto, con storie più improntate verso un eccitante soft oppure caratterizzate da un erotico hard.

L’opera per adulti si orienta in tre principali filoni che riguardano le relazioni eterosessuali (het), le coppie omosessuali maschili (yaoi) e i legami femminili (yuri).

In questa grande categoria troviamo anche moltissimi fetish sessuali, dai più comuni ai più scandalosi. Si possono scorgere esempi di bondage o BDSM oppure le rappresentazioni di pratiche feticiste che prevedono l’uso dei piedi. Molto famose sono poi le immagini che rappresentano donne dal petto prosperoso (Bakunyū, letteralmente “bursting breasts” vale a dire seni che esplodono). In generale le figure e le forme sia dell’uomo che della donna vengono estremizzate, così come lo erano, al tempo, nello stile Shunga. Esistono poi fantasie più particolari, come quella delle Nekomimi, ragazze gatto, o comunque personaggi semi-antropomorfi che mostrano attributi animali (orecchie, artigli e code) oppure vengono raffigurati tentacoli, sostitutivi fallici appartenenti a personaggi fantascientifici o mitologici.

Nekomimi (Fonte: Pinterest)
Il lato oscuro dell’hentai

Troviamo, poi, nel genere hentai forme di perversione non accettate nella società o addirittura contrarie alle norme. Queste fantasie sono per giunta spesso portate agli estremi, lasciando parlare gli aspetti irrazionali e le motivazioni carnali. Fanno parte di questa tipologia, ad esempio, gli incesti, che rappresentano la rottura dei tabù dei rapporti inter familiari, storie che si focalizzano sulle violenze sessuali o addirittura vicende erotiche riguardanti ragazzi e ragazze (rispettivamente loli e shota) prepuberi o appena puberi. Quest’ultima categoria è vietata in molti paesi in quanto equivalente alla pornografia infantile. Nella maggior parte dei casi vengono quindi raffigurate situazioni paradossali o non comuni. Il consenso in questa lettura diviene quindi, molto spesso, una parola complessa.

Conclusioni

L’hentai, come lo è in generale il manga, può essere uno svago. Spesso questa tipologia di fumetto vede come protagonisti ragazzi, o ragazze, timidi che si ritrovano in situazioni che poi sbloccano i loro pensieri e impulsi sessuali.

Tutto questo può essere divertente, ma bisogna soprattutto ricordarsi delle linee e dei confini non accettabili; dei limiti che sarebbe meglio non oltrepassare. La realtà è che spesso si sente parlare di dibattiti tra arte e osceno e anche l’hentai si è trovato protagonista di queste discussioni. Chi giustifica lo stupro (dove, per altro, tra i vari racconti spesso la donna o l’uomo violentati poi godono di quell’atto), la pedopornografia e molto altro ancora come “libera espressione artistica”, deve comunque ricordarsi che quest’ultima è una disciplina che si riversa nel sociale e bisogna quindi valutare l’effetto che una rappresentazione può avere sulla massa. Bisogna rendersi conto che potenzialmente si può, anche se in maniera indiretta, arrivare ad una situazione pericolosa. Tutto ciò non toglie che l’hentai possa essere una lettura piacevole e stuzzicante da poter leggere soli o in compagnia.

A cura di
Noemi Manzotti

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