Capire il G8 di Genova vent’anni dopo: 2001-2021

Capire il G8 di Genova vent’anni dopo: 2001-2021
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La lezione di Genova 2001: cosa successe e cosa sarebbe potuto invece accadere

Sono passati vent’anni dal G8 di Genova. Da quando, nel luglio del 2001, tutto cambiava e tutto restava uguale. Due mesi prima delle Torri Gemelle quello di Genova è stato il momento spartiacque: sembrava che la storia potesse realmente cambiare. E cambiò, in effetti, ma non nel modo in cui ci si aspettava.

Il movimento No Global aveva preso forma a Seattle, in occasione della conferenza OMC del 1999. Erano in tanti, erano giovani, si sentivano forti. Si definivano “il primo movimento di massa della storia che non chiedeva niente per sé, voleva solo giustizia per il mondo intero“. Protestavano per l’ambiente, parlavano di consumo critico, lavoro precario e finanza etica, chiedevano una globalizzazione più equa e controllata e la cancellazione del debito per i paesi più poveri. Temi di cui parliamo ancora oggi. Tra gli slogan di quelle manifestazioni c’era “Voi G8, noi 6 miliardi“.

A Genova infatti, non c’erano solo George W. Bush, Vladimir Putin, Tony Blair e gli altri potenti del mondo. A Genova c’erano tutti: Don Gallo e le associazioni cattoliche, Cesarini e le tute bianche, la Rete Lilliput, i Cobas e poi loro, i black bloc. Gruppi di tute nere armate di bastoni e molotov che, in maniera sporadica e non sistematica, mettevano a fuoco la città.

Le immagini in TV di quei giorni mostravano il coloratissimo popolo di Seattle, i canti di festa, Manu Chao e i 99 Posse che suonavano per 20.000 manifestanti in una città deserta, le auto date alle fiamme dai black bloc, le cariche della polizia, la morte di Carlo Giuliani, il sangue della scuola Diaz, la caserma Bolzaneto, le botte.

Chi ci andò ancora oggi non ne parla volentieri, altri ricordano le storie di qualche amico o amica che c’era. I limoni che, si dice, proteggano dai gas lacrimogeni, i denti rotti e la paura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non c’erano ancora i Social Network, anche se la sensazione era di essere fortemente connessi l’uno con l’altro.

Scuola Diaz e caserma Bolzaneto

La scuola Diaz, nei giorni del G8, era diventata un dormitorio. Si trovava proprio davanti al centro del coordinamento dei media indipendenti, Indymedia, dove giornalisti italiani e stranieri raccontavano al mondo quello che stava succedendo.

Nella Diaz, quella notte, si fermarono a dormire un centinaio di ragazzi e ragazze, soprattutto stranieri, che avevano manifestato pacificamente nei giorni precedenti. Intorno alle ore 22 del 21 luglio, circa 200 tra poliziotti e carabinieri fecero irruzione e diedero vita a quella che in seguito venne definita “macelleria messicana“. Si diceva che lì, in quella scuola diventata dormitorio, si nascondessero i black bloc.

Ma, come venne dimostrato poi nei giorni e negli anni successivi, si trattò di una spedizione punitiva. Come ammise anche il vice-capo della polizia, l’incursione nella Diaz fu dettata dalla necessità di “fare una montagna di arresti“, per riabilitare l’immagine delle forze dell’ordine che non erano riuscite a fermare i black bloc.

Tra la Diaz e la caserma Bolzaneto, decine e decine di attivisti furono arrestati sulla base di false prove, picchiati e torturati dalle forze dell’ordine. Quella fu la notte nera della democrazia italiana, quella in cui accadde la più grave violazione dei diritti umani mai avvenuta in uno stato occidentale dal secondo dopoguerra ad oggi. La requisitoria del pm Enrico Zucca parlò di “sospensione dello stato di diritto“.

Quello che avvenne a Genova

Non è facile capire quello che successe a Genova. C’è un prima e un dopo gli eventi di quel luglio. Il racconto che se ne fece fu distorto: la piazza venne delegittimata e fatta apparire come violenta. Eppure disuguaglianze, esclusione, accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi o cambiamento climatico sono ancora oggi temi dibattuti. A vent’anni di distanza possiamo affermare senza dubbio che chi manifestava a Genova aveva ragione, ma nessuno a quei tempi se ne rese conto. E chi lo fece, invece, provò a soffocare il cambiamento. I movimenti No Global vennero investiti da una violenza inaudita che è possibile interpretare, oggi, solo con la paura.

Per capire il G8 di Genova

Per capire quello che successe a Genova, durante il G8, non si può guardare un solo fotogramma. Negli anni sono stati realizzati documentari, film, trasmissioni televisive, libri e recentemente anche podcast, che parlano di quei fatti. Eccone alcuni.

Podcast Limoni

Limoni è il podcast realizzato da Internazionale, fortemente voluto da Giovanni De Mauro, con la giornalista Annalisa Camilli. Si tratta di otto episodi che sarà possibile ascoltare sul sito di Internazionale, su Apple, Spotify, Spreaker o Google podcasts. All’epoca dei fatti, Annalisa Camilli studiava all’università e partecipò al G8 come manifestante. Il podcast Limoni è attualmente in cima alle classifiche, e racconta la storia di un “totale fallimento, in cui persero tutti: dalle istituzioni, forze dell’ordine ai manifestanti e black bloc”.

Diaz – Non pulire questo sangue

Diaz di Daniele Vicari è per stomaci forti. Si trova su Netflix, ed è un film fondamentale per capire quello che successe alla Diaz, prima, e a Bolzaneto, poi. Un film come Diaz non spiega né approfondisce quello che precedette quella notte, ma è utile per infastidire e sconvolgere le coscienze.

Genova 2001: G8 – Blu notte

Molto completo ed esaustivo, con interviste e cronaca dei fatti, è la puntata di Blu Notte, la trasmissione di Carlo Lucarelli, dedicata a Genova. Lo scrittore parla dell’omicidio di Carlo Giuliani, dei pestaggi e delle cariche delle forze dell’ordine, degli avvenimenti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto. La puntata si può trovare su RaiPlay o YouTube.

Cosa rimane del G8 di Genova venti anni dopo? La memoria. È importante ricordare, anche se fa male, per non ripetere gli stessi errori.

a cura di
Daniela Fabbri

Immagine da
Ares Ferrari (Wikipedia)

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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