The Wilds: un Lost al femminile?

The Wilds: un Lost al femminile?
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Lo Young Adult tutto al femminile, che si ispira a Lost

The Wilds è la serie targata Amazon Prime, e co-prodotta dalla ABC, disponibile sulla piattaforma dall’11 dicembre 2020.

Nove adolescenti dirette alle Hawaii per un ritiro spirituale, sono vittime di un incidente aereo e si ritrovano sperdute su un’isola deserta. Le ragazze, tutte accomunate da un personale trauma, si troveranno a dover far squadra e a sopravvivere in un territorio nuovo e del tutto ostile.

Ma il loro principale nemico, non si rivelerà essere solo la natura selvaggia, bensì qualcosa di più oscuro e terrificanteloro stesse.

Leah (Sarah Pidgeon) sembra un po’ la protagonista, ma in realtà non lo è, perché l’attenzione è ben bilanciata su ognuna delle ragazze.

Lei è comunque, quella del gruppo che conosciamo per prima, , perché compare fin dalle prime scene, mentre viene interrogata da due detective. Proprio grazie al suo racconto, scopriamo cos’è accaduto quel maledetto giorno su quell’aereo diretto alle Hawaii.

Leah è stata costretta a partecipare al ritiro a causa della sua instabilità mentale, e della sua ossessione per un uomo, uno scrittore parecchio più grande di lei.

In realtà, tutte le ragazze si trovano lì perché costrette dai genitori, per un loro particolare problema personale.

Per certi versi simile alla famosissima Lost, The Wilds racconta, episodio dopo episodio, la storia di una delle ragazze. Lo spettatore, quindi, ne segue le dinamiche sull’isola, e allo stesso tempo, attraverso dei lunghi flashback, ne conosce le storie nella vita reale.

Le protagoniste

C’è la storia di Dot (Shannon Barry) ragazzona dai modi bruschi, che in realtà nasconde una profonda fragilità. Infatti deve occuparsi di suo padre, gravemente malato e costretto a letto.

Ci sono le due sorelle gemelle, Rachel (Reign Edwards) e Nora (Helena Howard), legate da un rapporto indissolubile di odio-amore. La prima una ex campionessa di nuoto, che sente continuamente la pressione di dover apparire perfetta e vincente. La seconda, una studentessa brillante, che è così ossessionata dal voler proteggere sua sorella, da non riuscire a vivere la propria vita.

Poi c’è Shelby (Mia Healey), la ragazza gentile e dalla vita apparentemente perfetta, che è cresciuta in una famiglia ultra cattolica. E che a causa di quest’ultima è costretta a reprimere molte parti di sé.

E c’è la turbolenta Tony, che deve combattere, ogni giorno, contro una forte rabbia repressa e l’accettazione della propria identità sessuale, non conforme alla norma.

La serie si presenta molto inclusiva, poiché rappresenta diverse etnie: c’è Jeanette (Chi Nguyen), di origini asiatiche, Fatin (Sophia Ali), che proviene da una famiglia araba, e Martha (Jenna Clause), che è una nativa americana. E Nora e Rachel sono afroamericane.

Ben presto, le ragazze scopriranno, che dover sopravvivere su un’isola deserta, non è così differente dal dover sopravvivere, tutti i giorni, nelle loro vite vere. Anzi, essere sperdute in un posto sconosciuto della terra, permette loro di togliersi le maschere che devono indossare ogni giorno, per poter essere loro stesse al 100%.

Inoltre, permette loro di riflettere su cosa ci sia di sbagliato nelle loro vite.

Che cosa cazzo c’era di così grandioso nelle vite che avevamo lasciato ?

La serie, ideata da Sarah Streicher, paragona la vita di tutti i giorni ad una lotta per la sopravvivenza.

The Wilds descrive molto bene i personaggi interpretati dalle giovani attrici. Inoltre, dosa in maniera egregia, momenti di calma per dar spazio alle confidenze, e momenti di tensione crescente.

Le interpreti, sebbene non siano particolarmente conosciute, sono in grado di esprimere le emozioni in maniera straordinaria, mentre le musiche che accompagnano le scene (a cura di Joe Malone e Cliff Martinez), formano una cornice perfetta per il dramma che viene mostrato.

I drammi vissuti dalle ragazze non sono mai troppo irrealistici o esagerati.

I primi piani sui loro volti tumefatti, bruciati dal sole e sfiniti, simboleggiano tutto il dolore e le ferite che devono sopportare, nell’isola come nella vita reale. E questo rende il loro dramma ancora più realistico, perché non mette in scena attrici sempre impeccabili, ma ragazze che potrebbero esistere anche nella realtà.

Inoltre, i temi principali che vengono affrontati sono attualissimi: identità sessuale, molestie, conflitti familiari, fiducia in sé stessi, pressione sociale, drammi d’amore, malattia, disturbi alimentari, disturbi mentali, precetti religiosi.

La serie non mostra solo le vicende delle giovani naufraghe, ma anche quella dei detective che stanno seguendo il loro caso. La dottoressa Gretchen Klein (Rachel Griffiths), e i due detective, Daniel Faber (David Sullivan) e Dean Young (Troy Winbush).

Sembrerebbe infatti, che le otto sopravvissute non siano giunte sull’isola per caso… e questo è uno dei punti focali che l’opera lascia in sospeso, anche una volta finita.

Alcuni particolari, come l’idea fissa della dottoressa per un certo survival program interamente al femminile, sono solo accennati, ma non spiegati. Lasciando quindi, intuire una seconda ed emozionante stagione.

Insomma, sicuramente The Wilds non si può mettere sullo stesso piano della celebre Lost, sia per il contesto sia per come vengono raccontati gli eventi, ma l’opera merita sicuramente la visione di tutti e 10 gli episodi.

Specialmente se a guardarla è un pubblico più giovane.

A cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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