In vacanza su Marte: la morte (si spera) del cinepanettone

In vacanza su Marte: la morte (si spera) del cinepanettone
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Con In vacanza su Marte Neri Parenti ha voluto mettere il suo zampino in un 2020 che già di suo non ha fatto sconti, nemmeno per un momento, sulle sciagure. Fabio (De Sica) è deciso a sposare la sua compagna Bea (Lucia Mascino) per avere accesso all’eredità della madre di lei (Milena Vukotic).

Peccato che sia già sposato con Elena (Paola Minaccioni), abbandonata quattro anni prima insieme al loro figlio Giulio. Ovviamente Bea è all’oscuro del passato di Fabio e per nessuna ragione al mondo deve scoprire la verità. Come fare? La soluzione è volare su Marte e sposarsi lì.

Ed è a questo punto che Neri Parenti cala l’asso e sforna il colpo da maestro, il plot twist geniale, la trovata comica irresistibile. Giulio è su Marte anche lui, insieme alla fidanzata Marina che deve smascherare una coppia di influencer. Il figlio adolescente di Fabio viene risucchiato in un buco nero e, entrato diciottenne, ne esce con le fattezze (e l’età) di Massimo Boldi.

In vacanza su Marte è un film brutto?

Spacciato per la rinascita avanguardistica del cinepanettone, con citazioni parodistiche a Interstellar, con gag irresistibili e la stessa tecnologia usata in The Mandalorian – il 360 Led WallIn vacanza su Marte non è niente di tutto questo. Fatta eccezione per il 360 Led Wall che c’è, però è usato né più né meno come un blue screen.

Non è nemmeno un film brutto. In vacanza su Marte trascende il concetto di bruttezza, oltrepassandolo; al punto che sarebbe opportuno coniare un nuovo aggettivo per definirlo. Nell’attesa accontentiamoci di utilizzare termini come sbagliato, senile, inquietante.

Ma davvero vale la pena accanirsi?

Sì. Sbaglia chi sostiene che accanirsi sull’ultimo film di Neri Parenti sia una crudeltà gratuita, come sparare sulla Croce Rossa. A scagionarci da queste accuse è lo stesso Christian De Sica quando pretende che il film venga preso sul serio, quando si offende per le critiche e a sua volta offende chi gliele rivolge.

Quando – e questa è una perla – gongola per il fatto che su iTunes In vacanza su Marte abbia una stella in più di Tenet. E con fare arrogante chiosa “Una stella in più di Nolan… Poi dice: la critica con noi è severa”. A scagionarci è il budget. Immenso, a fronte di un tale risultato.

Potrebbe essere un’operazione nostalgia?

Ha poco senso anche parlare di operazione nostalgia. Operazione imbarazzo, forse. Addirittura operazione compassione. Nostalgia no. Perché sfido anche i più accaniti sostenitori della coppia Boldi – De Sica a provarne un briciolo nel corso dell’ora e mezza di visione.

Rimpianto magari, perché l’unico pregio di In vacanza su Marte è quello di far rivalutare persino un’aberrazione come Natale in India. Natale in India, paragonato a In vacanza su Marte è I 400 colpi. Addirittura un’altra delle maggiori sciagure del 2020 – Lockdown all’italiana – al confronto pare un progetto sofisticato e complesso.

La sceneggiatura

Neri Parenti è uno che in materia di cinema – sarebbe sbagliato negarlo – sa il fatto suo. Peccato che il suo orologio biologico sia fermo agli anni Ottanta (Novanta, volendo esagerare). Parenti firma la sceneggiatura di In vacanza su Marte a quattro mani con Gianluca Bomprezzi durante un attacco acuto di boomerismo.

Fulgido esempio è la storyline dei due influencer Dylan e Alice. Da bravo boomer, Parenti è convinto che chiunque crei la sua professione sul web sia un fannullone con nessuna voglia di lavorare. Ma sono tutti i personaggi a risentire di una visione di partenza e di idee stantie, polverose, anacronistiche.

Per non parlare poi del tipo di comicità. Neri Parenti viene dalla slapstick e ha fatto dell’umorismo gretto da cinepanettone il suo marchio di fabbrica. I primi film di questo filone funzionavano (e anche piuttosto bene), gli ultimi in ordine di tempo zoppicavano vistosamente e questo, invece, è patetico.

Non c’è battuta pronunciata da De Sica che non termini con la parola culo. Palle, al limite, per dare un tocco di freschezza. C’è l’immancabile scena ambientata sul water e anche qui la flatulenza è la regina degli espedienti comici. La storyline principale non ha né capo né coda. O meglio, ha un capo abbozzato in uno spiegone iniziale e una coda fuori da ogni logica: inconsistente, approssimativa, incoerente.

Christian De Sica: perché?

Christian De Sica è un signor attore condannato a ripetere ab aeterno lo stesso personaggio. Peccato che non abbia più né il fisico né l’età per essere minimamente credibile. Sceneggiatura e regia, qui, sono poi così mortificanti da annientare anche quella che è una dote innata di De Sica: la gestione dei tempi comici.

Nel suo Amici come prima del 2018, De Sica giocava in maniera tutto sommato appropriata con la sua età. Qui indossa metaforicamente un vestito che ormai gli sta stretto. Un attore come lui potrebbe fare dell’età che avanza un valore aggiunto, adattando le sue performance a una sana maturità.

De Sica è potenzialmente una fucina di personaggi: il suo talento naturale gli permetterebbe senza sforzo alcuno di reinventarsi in decine di ruoli adatti alle sue corde. E invece no. Ed è uno spreco imperdonabile del suo mestiere, nonché della pazienza dello spettatore.

Il problema Massimo Boldi

Massimo Boldi, più che un attore, è sempre stato un personaggio. Per lui è oggettivamente più difficile dar vita a una performance compiuta. Guardando In vacanza su Marte sembra che Boldi abbia ricevuto solo le sue battute da imparare, senza leggere la sceneggiatura. Senza contesto, senza studio del personaggio, senza interazione con la sua versione giovane.

Boldi interpreta Giulio invecchiato, quello che dovrebbe essere un diciottenne nel corpo di un settantenne. Peccato che il Giulio post buco nero non abbia niente che ricordi un ragazzo di quell’età. Il Giulio di Boldi non sa usare il cellulare, non distingue un selfie da una foto, non parla e non si comporta mai come un diciottenne.

Senza contare il fatto che il Giulio giovane ha un marcato accento romano mentre il Giulio di Boldi parla come Cipollino. Nessuno sul set gli ha spiegato cosa fare ma va detto che lui non ci mette il minimo impegno. E trattandosi di un cinepanettone, non dell’adattamento del Macbeth, non ci sarebbe voluto chissà quale sforzo.

Il resto del cast

Vedere Milena Vukotic recitare nei panni della madre di Bea è una sofferenza. Fa male al cuore assistere alle continue battute – volgari e degradanti – del personaggio di De Sica a quello della Vukotic. Fa male al cuore vedere la Vukotic prendere parte a un tale scempio.

Lucia Mascino dimentica come si recita, Herbert Ballerina come si sta al mondo e Fiammetta Cicogna – riesumata per l’occasione – avrebbero fatto meglio a lasciarla dov’era. Non si salva nessuno: In vacanza su Marte non fa prigionieri.

La morte dei cinepanettoni?

In vacanza su Marte è un canto del cigno; solo che qui il canto non è la massima espressione dell’arte, il tripudio prima del declino. Qui il canto è il grido d’aiuto, agonizzante, di chi non ce la fa più. Neri Parenti dimostra con limpida chiarezza che questo genere di commedia non ha più ragione di esistere.

Se è lecito, anzi addirittura sano, avere il desiderio di farsi una risata – magari pure sguaiata – senza pensieri, non lo è affatto pensare che sia questo ciò di cui gli spettatori hanno bisogno.

La paura maggiore è che un domani Parenti e i suoi sodali possano trovare geniale l’idea di una vacanza su Saturno, un Natale nella Fossa delle Marianne, un matrimonio sul K2. La preoccupazione è che un regista pensi che per far ridere l’italiano medio ci sia bisogno di usare la parola frocio. La speranza è che In vacanza su Marte sia l’ultimo atto di un filone che ormai non ha più niente da dire.

a cura di
Anna Culotta

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