Martina Gaetano: da giovane poetessa a cantautrice

Martina Gaetano: da giovane poetessa a cantautrice
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Martina Gaetano, classe 2002, nasce e vive tuttora a Rimini. Per me, che la conosco da quando era piccolina, è sempre stata la dolcissima figlia di Silvia, una cara amica. Ben presto mi trovai ad essere invitata ai suoi live, in cui Martina, ad appena nove anni, cantava cover e le musicava con la sua chitarra. Da sola sul palco, o in mezzo ad una piazzetta, già faceva venire la pelle d’oca a chiunque. E la voce vibrava senza spezzarsi mai, anche negli acuti più virtuosi.

Spiazzava tutti. Era già intrepida, decisa, determinata… e dannatamente dotata. A fine concerto, quando la gente si dileguava, si sentiva sempre sussurrare: “Questa sì, che dovrebbe diventare famosa. Farà strada…”.

Vediamo cosa ci racconta Martina stessa del suo percorso artistico e personale, che, si sa, vanno sempre di pari passo.

L’intervista
Il tuo percorso artistico e musicale è stato tanto precoce: raccontaci cosa succede nel cuore e nella mente di un’adolescente, quando scopre di avere un talento come il tuo e decide di dedicarcisi completamente.
Ti senti più come se fossi stata tu ad intraprendere questa strada, o viceversa, senti che sia stata l’arte ad aver scelto te?

Mi sono sentita sempre sensibile. Fin da bambina. Sensibile e artistica.
Inizialmente scrivevo poesie, avevo una fantasia inesauribile. La passione per la scrittura probabilmente è stata il motore di tutto.
A otto anni, questo mio bisogno di esprimermi in maniera diversa dal comune è sfociato nella musica, nel canto e di conseguenza nell’esibirmi live in pubblico. Sì, credo che sia musica ad aver scelto me, non mi sono svegliata un giorno dicendo: “Voglio fare la cantante”.
La musica ha sempre vissuto dentro di me, non ci ho dovuto nemmeno pensare: tutto è fluito spontaneamente, mi ci sono buttata senza timore, perché sento che questa è la mia strada.
È ovvio che occorre impegnarsi e cogliere ogni stimolo, per fare in modo che la musica possa diventare la propria arte; occorre dare il meglio di sé e mostrare tutto quello che si ha dentro, perché puoi essere certa di essere nata per la musica, ma se non ti ci dedichi totalmente, non funziona…

Chi non ti conosce e si approccia a te nella vita di tutti i giorni, ti vede come una ragazza timida, quasi sfuggente. Sul palco invece, dimostri una grinta ed una determinazione inattaccabili.
Tu come ti percepisci? Quale di queste due caratteristiche da maggiormente l’impronta al tuo personaggio artistico?

Ti contesto, non sono affatto timida! Tutt’altro. Mi sono sempre buttata, fin da piccolissima, in ogni situazione, ovunque, dove ho potuto, perché adesso come allora, voglio crescere, evolvermi, cambiare.
A questo proposito, ricordo che a nove anni, quando mi fu proposto di suonare e cantare alla Festa dei surfisti a Riccione, non me lo feci ripetere due volte e saliì sul palco senza alcun timore.
Tutt’oggi, non provo mai agitazione prima di salire sul palco, se non quell’ansia “giusta”, che ti sprona a dare il meglio.

Qualche anno fa in America, a Los Angeles, ero in viaggio con mia madre ed ebbi la fortuna di esibirmi in alcuni locali notturni del posto.
Ricordo quelle jamminsession con artisti appena conosciuti come una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita. Trovarmi lì, confrontarmi con loro, suonare, improvvisare con la voce e con la chitarra è stato decisamente costruttivo e al tempo stesso inebriante. Mai e poi mai mi sarei fatta rovinare quei momenti dall’ansia o dall’agitazione.
Anche nella vita di tutti i giorni non mi considero affatto timida: chiunque mi conosce o mi abbia conosciuto anche superficialmente, non mi vede come una ragazza riservata. Parlo molto, ci tengo ad esprimermi e questa ne è la diretta conseguenza.

Già da qualche anno sei passata dall’esibirti in pubblico cantando cover a proporre brani scritti e musicati da te. Prima in lingua inglese, poi recentemente, anche in italiano. In quale delle due lingue ti piace di più scrivere e cantare i tuoi brani?

Scrivo pezzi da quando avevo tredici anni. Ho iniziato in inglese, ma due anni fa sono passata all’italiano.
Scrivere per me è la fase più importante del mio processo creativo, perché sono convinta che sia il mezzo più genuino per mostrare a tutti chi sono e cosa voglio comunicare agli altri. Quello che scrivo è sempre coerente con ciò che vivo e scorre di pari passo alla mia vita personale.

Se rileggo i miei testi, è come sfogliare la galleria di foto dei della mia vita: rivelano in maniera sincera cosa vivevo e pensavo anni fa ed ora.
Fino a due anni fa scrivevo in inglese perché mi concentravo molto sulle melodie. Avevo messaggi precisi da trasmettere, ma forse non avvertivo ancora il bisogno concreto di arrivare a chiunque. Ora invece nutro a fondo la necessità di far comprendere a tutti i miei racconti.
Ci tengo in particolar modo che i miei testi vengano ascoltati e capiti appieno da tutti.

“L’arte vera non nasce dalla felicità. Questo è certo. Ogni grande artista è guidato da rabbia, narcisismo, ambizione: un vuoto difficile da riempire”. È una citazione piuttosto forte, fatta a proposito degli artisti. Ti trovi in accordo o in disaccordo con essa?

Sì, sono d’accordo con questa citazione.
Ogni artista ha qualcosa dentro di sé che lo fa sentire diverso dagli altri. E questo, effettivamente, ci rende diversi dagli altri. Tutti gli artisti sono estremamente sensibili: proviamo dolore e felicità con un’intensità amplificata al l’ennesima potenza.
Altrettanto vero è che gli artisti abbiano un vuoto impossibile da riempire: con questo non significa che l’arte vera non possa essere “felice”: può esserlo eccome, se creata in un momento felice della propria vita.

Raggiungere palchi e collaborazioni importanti non è facile, soprattuto in Italia. I primi di agosto però sei riuscita a calpestare il palco di Deejay on Stage a Riccione, in occasione di un contest a cui partecipavano altri giovani emergenti come te. Pensi sia stato un buon mezzo per proporre i tuoi brani e per farti conoscere a d un pubblico più ampio? Hai avuto sufficiente libertà d’espressione?

Sì, Deejay on Stage è stato ottimo mezzo per farmi conoscere. Le persone hanno apprezzato il mio inedito e ho avuto sufficiente libertà d’espressione perché ho potuto cantare le cover che io stessa avevo proposto e il mio inedito, in totale libertà. Il pubblico era numeroso e dopo la mia esibizione molte persone hanno cominciato a seguirmi sui social.
Il mio pezzo è piaciuto, ho ottenuto feedback molto positivi e di questo ne sono felice e soddisfatta.

a cura di
Valentina Bellini

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2 pensieri su “Martina Gaetano: da giovane poetessa a cantautrice

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