Donald Trump è in una relazione complicata anche con lo sport

Donald Trump è in una relazione complicata anche con lo sport
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Daniela ci ha mostrato come la musica ed il presidente Donald Trump abbiano alcune grane da risolvere, ma gli artisti non sono gli unici a creare grattacapi al Tycoon la cui serenità è minata anche dal mondo dell’NBA.

A dire il vero, i rapporti tra pallacanestro e Trump sono tesi già da diverso tempo, ma facciamo un passo indietro.

Charlottesville, agosto 2017

Siamo nell’agosto del 2017, ci troviamo a Charlottesville, piccola e tranquilla città della Virginia, da anni teatro della maggiore manifestazione di suprematisti bianchi negli Usa.

Proprio durante un corteo, gli slogan delle persone in strada sono abbastanza chiari: “Heil Hitler“, “Gli ebrei non ci rimpiazzeranno“. La situazione precipita molto rapidamente, un’auto travolge il corteo, uccidendo una donna e ferendo tante altre persone.

Trump condanna gli scontri ma in maniera abbastanza soft. Perlomeno, queste le critiche che ha ricevuto, colpevole per tanti di non aver fatto riferimento al razzismo ed all’estrema destra.

Ogni tanto riguardo questa foto e mi vengono i brividi.

Golden St. Warriors snobbano Trump e la Casa Bianca

Ad ogni modo, la stagione 2016/2017 del campionato NBA termina con la vittoria dei Golden State Warriors, rappresentati da Stephen Curry e Kevin Durant che, ovviamente, in riferimento ai fatti di Charlottesville la toccano piano:

“Abbiamo deciso di non partecipare alla cerimonia con il nostro presidente per ciò che lui è, per le cose che ha detto e soprattutto per quelle che ha deciso di non pronunciare. Per questo non andremo alla cerimonia”.

Ovviamente, la risposta di Trump non si fa attendere!

“Essere ricevuti alla Casa Bianca dovrebbe essere considerato un grande onore per i vincitori del titolo NBA. Curry sta esitando all’idea, perciò l’invito è ritirato”

Anche LeBron James e Kobe Bryant si fanno sentire

Intervengono anche LeBron James (“Era un onore andare alla Casa Bianca, prima che arrivassi tu!”) e l’immenso Kobe Bryant (“Chi ispira dissenso e odio non potrà assolutamente rendere l’America di nuovo grande”).

Spaccatura insanabile.

Nasce “More than a vote”, associazione no profit

Se queste erano le premesse, i recenti fatti possono solo alimentare le tensioni. Già, perché  dopo il caso George Floyd LeBron James, il talentuoso giocatore dei  L.A. Lakers ed altre stelle dell’NBA, hanno creato l’associazione no profit “More than a vote”. Obiettivo? Aiutare le minoranze presenti negli USA, soprattutto gli afroamericani, a capire meglio le dinamiche di voto, evitando fake news e disinformazione.

LeBron James è un democratico convinto e molto probabilmente sta gettando le basi per una sua nuova carriera. Questa non è un’iniziativa mediatica, ma è qualcosa di politico!

L’associazione nasce con lo spirito di sensibilizzare il diritto al voto, ma anche con l’intento di spiegare come votare. LeBron James lo ha detto chiaramente: “Sì, vogliamo che andiate a votare ma vogliamo anche spiegarvi come fare e cosa l’altra parte sta facendo per impedirvi di votare”. Più chiaro di così, non poteva essere!

LBJ sa bene che il 3 novembre 2020, quando si voterà per eleggere il prossimo presidente, non sarà facile! I maggiori esperti di politica americana sostengono che risultato delle presidenziali sarà legato dalla partecipazione al voto: se sarà alta, molto alta, Trump potrebbe perdere. Se invece la partecipazione sarà quella standard, allora Trump avrebbe più possibilità di venire eletto nuovamente.

LeBron James prosegue la sua “partita”, anzi ripete che le cose per cui sarà ricordato maggiormente saranno quelle che farà fuori dal campo e se così sarà, ci divertiremo tanto perché sul parquet è un RE… figuriamoci fuori!

Le prime gare dopo il Coronovirus e tutti in ginocchio

Gli scambi tra Trump e LBJ sono proseguiti anche queste settimane quando il campionato NBA ha (finalmente) ripreso dopo il Coronavirus.

Prima di una partita, giocatori, coach e arbitri si sono inginocchiati durante l’inno americano, per solidarietà alla protesta di Colin Kaepernick della NFL che fece lo stesso gesto contro le violenze razziali della polizia americana.

Donald Trump NBA
Donald Trump NBA
Donald Trump NBA

La risposta di Trump? Pacata come sempre!

“Quando vedo persone in ginocchio e mancano di rispetto alla nostra bandiera e all’inno nazionale, quello che faccio personalmente è spegnere il televisore. Penso che sia vergognoso. Lavoriamo con l’NBA, abbiamo lavorato molto duramente con loro cercando di farli ripartire, ho spinto molto per farli ricominciare. Poi vedo tutti in ginocchio durante l’inno. Per me non è accettabile. Io non ho interessi nella NBA. Lasciate che ve lo dica, anche molte altre persone là fuori la pensano come me, infatti i telespettatori delle partite di basket sono in picchiata”.

Così come è stata pungente, la replica di LBJ: “Il basket NBA andrà avanti anche senza di lui. All’NBA non interessa perdere uno spettatore così“.

Che poi, siamo sinceri, la ripresa dell’NBA vede numeri diversi da quelli che dice il presidente. La gara tra Jazz e Pelicans seguita dal derby di Los Angeles, Lakers – Clippers ha segnato un aumento del 109% rispetto ad  una gara media della stagione prima del Covid, ma anche il derby texano tra Houston e Dallas, trasmesso da ESPN, ha fatto registrare un ottimo +15%! Fake news?

In attesa del prossimo colpo via Twitter, non vedo l’ora che sia il 3 novembre, non vedo l’ora di vedere come finirà quella “partita” perché l’America non poi così lontana.

a cura di
Alex Bianchi

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Alex Bianchi

Alex Bianchi

Alex Bianchi nasce a Rimini il 3 gennaio del 1978. Una laurea in Statistica e Informatica per l'Azienda presso l’Università degli Studi di Bologna, tanta esperienza in marketing e comunicazione (che è un modo carino di dire che ha una certa età). Giornalista pubblicista dal 2018. Due figli, ovviamente la musica ed il basket completano la sua giornata! Ore di sonno? Sempre troppo poche. Ci sarà tempo per dormire!

3 pensieri su “Donald Trump è in una relazione complicata anche con lo sport

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