Cigno in “Stasera suono tardi”, tra ricordo e mancanza

Cigno in “Stasera suono tardi”, tra ricordo e mancanza
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Cigno è lo pseudonimo di Diego Cignitti, musicista romano, classe 1992. Innamoratosi del blues e di tutta la discografia di John Mayer, comincia a scrivere brani intorno al 2012 ed a pubblicarli sul suo profilo Youtube. Dopo la pubblicazione di qualche singolo e dopo aver intrapreso la dura e felice strada dell’autoproduzione, torna con un nuovo brano: Stasera suono tardi.

Quando Cigno scrive succede questo: la canzone non è mai completamente una cronaca, nè una previsione, né una completa chiacchierata: tutto si fonde in una realtà a sé.

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Il brano è un inno all’assenza come condizione privilegiata di comprensione delle cose, ciò a cui tendere, la presenza di quello che manca, trovando di conseguenza nel ricordo un habitat ideale, un posto che perdiamo sempre, quasi completamente, ogni volta che ci svegliamo da un sogno. I ricordi sono silenziosi e sfocati perché lontani. L’amore in ogni sua dimensione è il racconto delicato che non fa rumore ma che penetra lontano nei meandri del nostro inconscio. Senza alzare la voce è il mantra di un brano delicatissimo e surreale.

Come nasce l’idea di un brano etereo come Stasera suono tardi

Si tratta di un ricordo di amori persi. E’ assenza di un tempo mai vissuto, come è quello dei sogni.

C’è la voglia di trovare nella delicatezza la forza più grande. Non voglio sfondare porte se non si aprono . Alcune cose vanno sussurrate all’orecchio e avevo voglia di sussurrare all’orecchio della persona che amo una bella canzone d’amore”

Il messaggio che ho scritto iniziava così “ stasera suono tardi, è ovvio che mi manchi”. Poi ho fatto copia incolla sulle note del mio telefono e ho continuato scriverlo durante la notte.

Cosa conta davvero affinché un brano funzioni e sia vero a tuo parere? 

Faccio una parafrasi della domanda. Per funzionare deve essere vero.

Ora se ci fosse una formula che funzionasse sempre e comunque, l’avremmo sicuramente teorizzata e l’arte sarebbe bella che finita. Infatti in questo modo potremmo parlare di manierismo.

Io credo che più c’è la personalità, più ci si mette a nudo, più si dice quello che non si direbbe mai in giro, più c’è espressione del proprio mondo interiore, più ci si emoziona mentre lo si canta, più il brano può davvero funzionare.

Cosa significa per te la parola “assenza”?

Significa “presenza” ma in un’altra dimensione. La dimensione dell’immaginazione e dei ricordi. Tutto diventa più bello e mitico. Nel film Big Fish il figlio critica il padre perché racconta i ricordi distorcendoli, gonfiandoli o alterandoli. Ma non è più divertente e appassionante la vita immaginata? E soprattutto “se la vera realtà fosse quella che viviamo nei nostri sogni?”

Per questo nell’assenza delle persone più care, lei si ama ancora di più, perchè le si fa vivere nel nostro mondo interiore.

Un colore, un film e un libro che il tuo brano rappresenta?

Un colore, verde acqua sbiaditissimo. Un film: la serie tv tedesca “Dark”. Un libro: “Cent’anni di solitudine”.

Un palco che ti piacerebbe calcare una volta terminato questo periodo di stop ai concerti?

Roma, Piazza San Giovanni, Primo Maggio 2021. Un sogno da sempre.

a cura di
Giulia Perna

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