Il diritto di amare: Pride Month 2022

Il diritto di amare: Pride Month 2022
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Ritornano le tanto attese sfilate del Gay Pride e la moda si fa portavoce di questa battaglia

Giugno è l’importante periodo del Pride Month! Questo è il mese volto a rispecchiare la possibilità di vivere e di amare chi si vuole e il fashion, per sua natura, rispecchia sempre la libertà di espressione. I brand si tingono di arcobaleno e portano con loro messaggi di speranza ma soprattutto di diritti, reputando importante comunicare con forza e pubblicamente la propria posizione contro ogni forma di discriminazione basata su sesso, genere, orientamenti e identità.

Per l’occasione, il team di The Soundcheck assieme alla fashion stylist Linda Barbiero, hanno deciso di rappresentare a modo loro la tematica della libertà. Tra i collaboratori una menzione importante va anche alla make-up artist dello shooting: Sumaya Marroun.

Fotografia di Matteo Milesi – Modelli: Stefano Maiandi e Pietro Rossini
Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modella: Andjela Mandic
Breve storia della nascita della sfilata del gay pride: Stonewall nel ’69.

Finalmente nel 2022 sono tornate, dopo la tragica pandemia mondiale, le sfilate del Gay Pride. Ma come è nato tutto questo? La storia parte tra la notte del 27 e del 28 giugno 1969 quando a New York, in Christopher Street, la polizia fece irruzione a “Stonewall Inn”, un locale frequentato dalla comunità LGBTQ+ dell’epoca. A questa ennesima irruzione, però, i clienti si ribellarono, stanchi di essere ingiustamente presi di mira da chi al potere.

Da quella sera nacquero i “Moti di Stonewall”, dei movimenti di protesta, scontri violenti tra la polizia e la comunità omosessuale. Grazie a questa rivolta si svilupparono simili vicende in tutto il mondo, segnando indiscutibilmente l’inizio di una grande battaglia che, purtroppo, ancora oggi viviamo. Una guerra nata dal diritto di amare, dove le persone partecipano con forza per far sentire la propria voce. Il 28 giugno 1969 è così simbolicamente riconosciuto come la “Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBTQ+”,  il momento di rivendicazione dei diritti umani. È soprattutto in questa giorno che si sviluppano le sfilate del Gay Pride, sempre più seguite e sempre più sentite.

Stonewall Inn (Fonte: Pinterest)
Il fashion nel nome del Pride

Le aziende moda sono sempre state un ottimo meccanismo per promuovere la bandiera arcobaleno. Tra i più grandi nomi possiamo trovare Gucci, Versace, Calvin Klein, Jimmy Choo, Cos, Boss, Levi’s. Combattono la causa, però, anche marchi meno esclusivi volti ad un pubblico più giovane come H&M o brand sportivi come Nike, Converse, Puma e Vans. C’è chi parla di manovre di marketing e c’è chi parla di supporto sincero. Bisogna comunque ricordarsi che ogni azienda in questo modo si prende la responsabilità, l’accettazione e il rischio di orientarsi consapevolmente in un determinato movimento. Le maison allora si fanno carico di un messaggio importante: l’amore è amore, in ogni sua forma.

Collezione Calvin Klein (Fonte: vanityfair.it)
Collezione Levi’s (Fonte: levi.com)

Quando si parla di amore, si parla anche di famiglia. Quest’ultima spesso non accetta la natura dei propri figli e dei propri nipoti, portando loro in un tunnel oscuro di depressione e non accettazione. A queste vittime bisogna ricordare che non si è soli e che essere se stessi è importante. Si torna così al fondamentale contesto del Pride Month: far sentire le proprie voci in unanime, unirsi per la causa comune. Calvin Klein, ha voluto riscattare queste anime fragili realizzando la campagna intitolata “This is Love”. Per la collezione vengono ritratti tutti coloro che possono rappresentare una famiglia nonostante l’assenza del legame di parentela. Tra i volti scelti troviamo anche alcuni dipendenti del The Trevor Project, il telefono amico attivo 24 ore su 24 che offre sostegno ai giovani omosessuali non accettati nella propria casa o, in generale, dalla società.

Buona parte dei ricavati dalle aziende moda sono devoluti a gruppi di sostegno del movimento LGBTQ+. Queste fondazioni nascono dal bisogno di tutelare diritti che sentiamo mancare ogni giorno tramite notiziari e social. A riprova di ciò, nominiamo il noto marchio Levi’s. Il brand ha realizzato nei suoi famosi capi in denim, rigorosamente genderless, grafiche ispirate alla nascita del movimento che lotta per la parità. La collezione Levi’s è in stile anni ’70 e porta il nome di uno storico slogan usato nei primi Pride: “Let My People Love”. Parte del ricavato di questi capi sarà donato all’associazione OutRight Action International, che si occupa dei diritti legali LGBTQ+ e del loro avanzamento.

Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modello: Stefano Maiandi
Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modelli: Stefano Maiandi e Pietro Rossini
I nostri insegnamenti arrivano ai bambini

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, il movimento LGBTQ+ trova maggior consenso tra la massa. Questo fatto si può notare dai volti sempre più numerosi durante le sfilate, piene di genitori e bambini. È importante far conoscere alle generazioni future il vero carattere dell’amore e dell’uguaglianza. Per questo motivo, in occasione del Pride Month e delle sue sfilate, possiamo trovare spazi riservati ai più piccoli e alle famiglie. I bambini sono il futuro e in buona parte, attraverso ai nostri insegnamenti, ricadono le loro scelte.

Comprendere e abbracciare prospettive diverse

H&M, che già in passato ha abbracciato la causa del movimento arcobaleno, quest’anno ha incentrato la sua collezione sulla famiglia scelta. A questa campagna affiancherà anche una donazione di 100.000 USD a Free & Equal delle Nazioni Unite. L’associazione è volta a sostenere la parità dei diritti e l’equo trattamento delle persone facenti parte della comunità LGBTQ+.

Inclusione e diversità rappresentano chi siamo e chi vogliamo essere e sono profondamente radicati nei nostri valori. Per rimanere più rilevanti sia per i nostri clienti che per i nostri colleghi, dobbiamo comprendere e abbracciare genuinamente prospettive diverse. Un ambiente veramente inclusivo guiderà a soluzioni, decisioni e risultati migliori.

Ann Charlotte Berglin – Human Resource Manager di H&M
Collezione H&M (Fonte: hm.com)
Un passo alla volta… parliamo di scarpe!

Parlando di passi in avanti teniamo presente i brand di scarpe come quello di Jimmy Choo. L’azienda è impegnata ad espandere i proprio range di taglie per adattare il suo prodotto al maggior numero di persone possibili. Parliamo quindi di un movimento, quello di una moda più gender fluid, volto all’uguaglianza di genere. Anche questa azienda sostiene la causa di The Trevor Project.

Nike, invece, con la sua tradizionale collezione “Be True” celebra il mese del Pride enfatizzando il valore universale che porta con sé lo sport. Anche Vans si è unita alla causa, collaborando per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo all’argomento LGBTQ+ assieme all’organizzazione no profit Witness Change. In più, grazie alle vendite dei modelli creati per il Pride Month utilizzerà parte del ricavato per sostenere la prima borsa di studio promossa dal progetto Where Love is Illegal. I soldi sono stanziati a favore di fotografi selezionati per un progetto di reportage, dove avranno l’opportunità di raccontare, attraverso le loro immagini, le storie delle comunità queer. Dare voce alla gente è tra le cose più umane che esistano. Significa far conoscere delle identità che possono smuovere gli animi delle persone, non nascondere il vero.

Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modello: Stefano Maiandi
La sensibilizzazione delle opinioni attraverso personaggi famosi.

La parola di un attore, un cantante, un influncer, può aiutare all’affermazione della normalizzazione dei diritti di genere. In molti si ricorderanno ad esempio di occasioni per giocare con l’idea di gender fluid grazie a Billy Porter durante gli Oscar del 2019, intento ad indossare un’ampia gonna realizzata dallo stilista Christian Siriano oppure, sempre con addosso questo indumento, Harry Styles sulle copertine di Vogue America rigorosamente firmato Gucci. Ma ancora più importanti alla sensibilizzazione dell’argomento LGBTQ+ sono le condivisioni delle storie riguardanti la comunità arcobaleno da parte di queste star. Ricordiamo in questo caso ad esempio Omar Ayuso per la campagna di Calvin Klein del 2021 #proudinmycalvin.

Per le più importanti collaborazioni tra celebrities e brand di alta moda, quest’anno, possiamo trovare Cher e Versace, quest’ultima non nuova alla tematica del Pride. Aveva infatti messo all’asta l’iconica giacca di pelle indossata da Lady Gaga – paladina per la comunità LGBTQ+– e donato il ricavato alla Born This Way Foundation. Questa volta, insieme a Cher,  l’azienda Versace ha creato capi aventi come logo la scritta “Chersace” decorato con brillanti arcobaleno. Parte delle vendite andranno devolute all’associazione Gender Spectrum, che garantisce un ambiente inclusivo e sensibile in cui, tramite informazioni, risorse, programmi e approfondimenti, i giovani e i genitori possono comprendere al meglio come il sostegno da parte di ognuno di noi sia fondamentale per la battaglia dei diritti.

Sono felice di poter supportare questa associazione che è in grado di esercitare un così forte impatto positivo, soprattutto sulle giovani generazioni.

Donatella Versace
Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modello: Pietro Rossini
Il trucco riflette il mondo interiore.

Quando parliamo ad esempio di Drag queen, tra le prime cose che possiamo pensare troviamo il trucco. Il beauty è servito allora a far comparire una vera identità, quella che le drag sentono di possedere e farla esibire in tutto il suo splendore. Quando parliamo di make-up quindi, parliamo anche di riflessi. Proprio per questo non possiamo non nominare il trucco per le iniziative del Pride Month.

Tra i nomi più importanti nel mondo del make-up troviamo NYX Professional Makeup. L’azienda è da sempre volta ai valori dell’uguaglianza e torna per il Pride 2022 con una nuova campagna: “Paint Your Own Story”. Per questo mese ha messo a disposizione i suoi negozi italiani (ne troviamo 18) per un make up gratutito a tema Pride, dove ovviamente il trucco sarà ispirato al tema arcobaleno. È importante non solo in questo caso citare i brand famosi, ma ogni singola persona che sui social, dalla piattaforma di Instagram, a Facebook e Youtube, utilizzano i canali per condividere trucchi ispirati al Pride e alla sua natura di unità. In questo mese possiamo scorrere i reels trovando ogni sorta di ombretto e brillanti multi-color, che hanno come sfondo un tema ampio e profondamente importante. Ognuno allora è così libero di esprimere sé stesso all’interno di un argomento condiviso e combattuto.

Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modello: Pietro Rossini
Fotografia di Matteo Milesi e Photo editing di Moris Dallini – Modelli: Stefano Maiandi e Pietro Rossini
Conclusione

Il Pride è un tema assai delicato ma allo stesso tempo sempre più sentito. Quando parliamo di questa battaglia parliamo di un pensiero che dovrebbe già far parte della vita di tutti. Bisogna lasciare che una persona sia quello che vuole essere e farla esprimere come meglio l’aggrada. Nessuno ha diritto di discriminare la vita altrui, nessuno può commentare ciò che ognuno di noi è per diritto di nascita: una persona.

Il Pride è allora importante perché chi giudica possa avere l’opportunità di sentire, far cadere quei muri di preconcetti, ascoltando le storie dei ragazzi che combattono ogni giorno questa guerra per farsi comprendere. Il fashion si fa portavoce di questo diritto: ricordiamo quindi che il Pride non è una moda ma espressione di ciò che possiamo essere: un’unica comunità senza pregiudizi, dove l’unica regola è amare se stessi per quello che siamo, amando di conseguenza gli altri per ciò che sono. L’amore non ha orizzonti di genere, non ha regole e nemmeno giudica. Impariamo ad ascoltare, insegniamo a capire.

A cura di
Noemi Manzotti

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