Il Fashion Renting è il futuro della moda accessibile e sostenibile?

Il Fashion Renting è il futuro della moda accessibile e sostenibile?
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Quante volte ti è capitato di acquistare un abito, magari per occasioni speciali, e poi non utilizzarlo mai più? La soluzione giusta per te è il fashion renting: scopriamo insieme come funziona, quali sono le piattaforme più utilizzate e che impatto ha sull’ambiente!

Qualche anno fa mi sono ritrovata a dover partecipare a una serata di gala, dress code: Black Tie. Panico: cosa mi metto?! Così è partita la ricerca disperata di un bell’abito lungo elegante, con tanto di scarpe e accessori, ma a un prezzo accessibile, perché probabilmente non avrei mai più riutilizzato tutte queste cose. Alla fine è andata proprio così: ho comprato quasi tutto, pagato più di quanto avrei voluto spendere, indossati in quella occasione e poi più. Ai tempi non si parlava molto di fashion renting in Italia, ma sarebbe stata esattamente la soluzione ideale per non sprecare tempo e denaro, e soprattutto, non comprare l’ennesimo abito non necessario.

Cos’è il fashion renting?

Il fashion renting è un sistema di noleggio temporaneo di abiti, accessori e scarpe che si sviluppa principalmente in America, primo su tutti il famoso Rent The Runway, ma che sta iniziando a spopolare anche in Europa. Secondo la Allied Market Research, il business potrebbe raggiungere oltre 1,9 miliardi di dollari entro il 2023. Questo genere di servizio è utilizzato in particolare per quello che riguarda il noleggio di abiti e accessori per occasioni speciali come matrimoni o cerimonie, ma non solo. 

Rent The Runway, il pionieristico sito di fashion rental nato nel 2009

In poche parole, potremmo riassumere i vantaggi principali del fashion renting in due semplici punti: sostenibilità e accessibilità.

Per quanto riguarda l’ambiente, è ormai un dato di fatto che la produzione massiva di abbigliamento e la sostenibilità non siano compatibili. Grazie al fashion renting, gli abiti possono essere utilizzati più volte e da persone diverse, evitando inutili consumi per l’ambiente e perdita di tempo e denaro per il consumatore.

Arriviamo così al discorso dell’accessibilità: spesso (ma non sempre) gli abiti noleggiati sono costosi e di alta qualità, e quindi non sempre accessibili per un acquisto da “una botta e via”. In questo modo, cresce la possibilità di poter indossare abiti unici per più persone, a un prezzo ragionevole.

Come funziona il noleggio?

Il noleggio di abiti viene effettuato principalmente da siti online di singoli marchi o da piattaforme multi-brand che mettono a disposizione il ritiro in negozio o la spedizione al domicilio. Nella maggior parte dei casi queste piattaforme utilizzano un servizio peer-to-peer, in cui istituti di credito privati gestiscono il processo in modo indipendente (come ad esempio Depop). Le modalità di acquisto invece possono essere singole o in abbonamento (i clienti pagano una tariffa fissa ogni mese per ricevere un certo numero di capi), mentre prezzo e durata del noleggio sono fissati da chi fornisce il bene. In alcuni casi sono disponibili anche assicurazione, consulenza di styling e prova dell’abito, gratuitamente o a pagamento.

Una volta restituito (il metodo di restituzione può variare a seconda di chi presta il servizio), l’azienda ha il compito di controllare, mantenere e sanificare il prodotto prima di rimetterlo online. E così, il ciclo di vita dell’articolo può continuare il suo corso.

Quali sono le principali piattaforme di fashion renting?

DressYouCan è un progetto italiano nato nel 2014, ideato da Caterina Maestro. Il servizio di noleggio offre principalmente abiti, accessori e scarpe per occasioni speciali, di grandi marchi. Gli abiti possono essere noleggiati per 4 giorni e nel costo del renting sono compresi anche la sanificazione, l’assicurazione e il servizio “tailor made” per fare piccole modifiche come gli orli.

Drexcode nasce come piattaforma specializzata in affitto di abiti da cerimonia, ma oggi la scelta è stata ampliata e comprende anche abiti da sposa. Tra i servizi, lo styling e la prova del look prescelto sono compresi nel prezzo, inoltre è possibile acquistare il capo a un prezzo speciale dopo il noleggio.

Il sito Drexcode, specializzato nel noleggio di abiti da cerimonia

E se volessi noleggiare solo un accessorio? Su Rent Fashion Bag potrai trovare borse dei più grandi designer di moda e haute couture. Su questo sito è possibile affittare gli articoli in abbonamento, per poter ottenere uno sconto sul noleggio.

Revest è una giovane realtà nata a Milano, con pezzi di designer e couture. Gli articoli vengono ritirati presso lo showroom milanese, che si occupa di tutto: dalla spedizione alla sanificazione.

By Rotation è un’altra piattaforma e app di noleggio abiti, cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. La formula del successo sta nel fatto che chiunque può creare un profilo e affittare vestiti e accessori, e la piattaforma trattiene una commissione.

Anche molti brand offrono servizi di noleggio. Twinset ha lanciato Pleasedontbuy, una collezione destinata al Fashion Renting con la possibilità di prenotare e provare in negozio gli abiti. Arket offre il servizio di noleggio per l’abbigliamento bambini, che crescono velocemente e hanno bisogno di nuovi abiti con grande frequenza. Recentemente anche Tommy Hilfiger sta testando il servizio in UK in collaborazione con MY WARDROBE HQ, un servizio di luxury fashion rental.

Il fashion rental è davvero sostenibile?

Come ogni cosa di questa vita, esistono due facce della medaglia. Se da un lato il fashion renting permette di ridurre la produzione di nuovi capi rimettendo in circolo quelli già esistenti, c’è chi lo accusa di greenwashing poiché richiede più trasporti (minimo due tra spedizione e restituzione) e numerosi lavaggi e sanificazioni in seguito al noleggio, che certo non sono i migliori amici dell’ambiente

Resta il fatto che l’opzione più efficace per ridurre l’impatto della moda sull’ambiente è quella di evitare il fast fashion, utilizzare i vestiti più volte possibile e acquistare in modo più consapevole, dal vintage a nuovi brand etici e attenti alla sostenibilità. Insomma, sicuramente non è la soluzione ai problemi causati dall’industria della moda sull’ambiente. Ma è un’alternativa decisamente valida per poter limitare l’acquisto (e perciò la produzione) di nuovi prodotti, in particolare per quello che riguarda gli abiti per occasioni e cerimonie che tendenzialmente si utilizzano una volta e poi mai più. E il fast fashion muto.

a cura di
Chiara Serri

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