Christmas in town – Intervista ai Rosy la Mouche

Christmas in town – Intervista ai Rosy la Mouche
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Stasera i Rosy la Mouche saliranno sul palco del CineClub Mu.Ra di Noci

Christmas in town“, la manifestazione ideata e realizzata dall’Associazione Culturale DARF di cui The Soundcheck è media partner, stasera ospiterà i Rosy la Mouche. La storica rock band porterà sul palco del CineClub Mu.Ra di Noci (BA) oltre ai suoi brani pubblicati nell’arco di una carriera ultraventennale, anche quelli tratti da “Quaranta giorni“, il quinto lavoro in studio dei Rosy la Mouche: Adriano Laera (Voce e chitarra elettrica); Francesco Zaccaria (Batteria); Mirko Vicenti (chitarra elettrica) e Pietro Parchitelli (Basso).

L’EP è stato prodotto da Vinyl Sound di Niki Intini. Le tracce nonostante siano state scritte prima dell’arrivo della pandemia, raccontano del senso di prigionia, di lotta contro qualcosa di infinitamente più grande di noi, con cui da due anni a questa parte ci stiamo confrontando tutti. “Quaranta giorni” segue “Alter Ego” del 2006, “L’interruttore” del 2010 e i due EP “Liberi dentro” del 2014 e “Cattivi pensieri” del 2016. Abbiamo contattato Adriano Laera, fondatore della rock band nocese con Francesco Zaccaria, per fargli qualche domanda su la carriera, il nuovo album, le sensazioni pre live oggi e alcuni consigli per chi si sta affacciando oggi nel meraviglioso mondo chiamato musica. Buona lettura!

Ciao Adriano, benvenuto su The Soundcheck. Sei tra i fondatori dei Rosy la Mouche, come sono stati questi primi vent’anni di vita artistica?

Ciao a tutti e grazie per il vostro interessamento. Suonare e comporre musica ci piace da sempre e abbiamo trovato già dai primi tempi una sintonia che ci ha accompagnati fino ad oggi. Come tutte le band longeve che si rispettino, anche noi abbiamo vissuto i nostri alti e bassi, ma il nostro punto di forza consiste nell’essere amici a prescindere dall’essere membri dei Rosy la Mouche.

Il 14 giugno avete pubblicato “Quaranta giorni”, il quinto lavoro in studio. Cosa rappresenta per voi?

Nonostante il titolo, tutti i brani di “Quaranta giorni” sono stati scritti prima della pandemia, ma raccontano comunque il senso di prigionia, di lotta contro qualcosa di infinitamente più grande di noi, di amore smisurato e paura di perdere tutto, anche ciò che non si è mai avuto.

Per noi questo lavoro è la traduzione dei nostri stati d’animo, delle nostre esperienze e della nostra creatività. Il percorso produttivo che ci ha portato a registrare queste sei tracce è stato denso di revisioni e ripensamenti, perché crescendo ci scopriamo sempre di più alla ricerca di “colori nuovi” da poter aggiungere al nostro “quadro” e, purtroppo, non sempre la nostra ricerca dà i risultati sperati. In fin dei conti, siamo soddisfatti, ma allo stesso tempo siamo già impegnati nella costruzione del nostro prossimo lavoro.

Oggi salirete sul palco del “Christmas in town”, a casa vostra. Cosa vi aspettate e come vivete questo momento particolare?

Non siamo musicisti di professione e, anzi, i nostri impegni lavorativi spesso ci tengono lontani dalla nostra passione. Proprio per questo, i nostri concerti sono rari e quando finalmente saliamo su un palco per noi è una grande festa. È difficile dire cosa ci aspettiamo, perché i concerti sono imprevedibili, visto che dipendono contemporaneamente da chi si esibisce e dal pubblico. Il bello è proprio questo: non sappiamo bene cosa aspettarci e, in fondo, questo ci stimola ancora di più.

Cosa direste a quei ragazzi che magari iniziano proprio in questi anni il loro percorso nella musica?

Sembrerebbe che oggi ci siano maggiori opportunità per i nuovi musicisti, ma il consumismo ha ormai travolto anche la musica. Ai ragazzi che cominciano oggi, direi di stare in guardia e di non lasciarsi “consumare”. Il nostro consiglio è di insistere, continuare a suonare soprattutto perché è bello, magari dal vivo. Sperimentare nuove sonorità, anche se queste non rispettano le mode del momento, che inesorabilmente sono destinate ad esaurirsi col tempo.

a cura di
Mariangela Cuscito

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