La Colpa: “Almeno dimmi che fa male” video-anteprima

La Colpa: “Almeno dimmi che fa male” video-anteprima
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Il 26 marzo è uscito: “Almeno dimmi che fa male”, il nuovo singolo della band milanese La Colpa, un viaggio interiore, riflessivo e autobiografico, che ripercorre attraverso i ricordi, protagonisti assoluti della narrazione, le tappe di una relazione ormai conclusa.

Quando un rapporto finisce, con il trascorrere del tempo, la nostalgia, la rabbia e il dolore lasciano il posto all’amarezza e generano infinite domande che, in cerca di risposte, bussano alle porte del presente.

Guarda in anteprima il videoclip ufficiale di “Almeno dimmi che fa male”:

I La Colpa sono Marco Muscarà (voce e chitarra ritimca), Luca Di Blasi (seconda voce e chitarra solista) e Matteo Cogo (basso). Il nuovo disco, prodotto da Max Casacci, uscirà nel 2021 per l’etichetta Amor Fati Dischi.

L’INTERVISTA
Iniziamo con una domanda semplice, ma che penso possa venire a tutti i nostri lettori: come mai vi chiamate La Colpa?

Il nome è arrivato in modo naturale, come se fosse una sorta di patto con noi stessi. Abbiamo deciso fin dall’inizio che questo progetto avrebbe prodotto dei testi impegnati. I primi, in particolar modo, giravano attorno al concetto di colpa: chi si assume veramente la responsabilità delle proprie azioni? Di chi è veramente la colpa? Da quel momento è cominciato il nostro percorso.

“Almeno dimmi che fa male” è il vostro nuovo singolo farà da apripista all’album carico di maturità ed emozioni se queste sono le premesse. Quanto il periodo storico in cui stiamo vivendo ha influito sulla vostra produzione artistica?

Ti ringraziamo per il complimento. Quando parlano della nostra musica in questi termini siamo davvero contenti. Ci auguriamo che l’album non deluda le aspettative, ma su una cosa siamo sicuri: sarà un progetto articolato, riflessivo ed emozionante. Per quanto riguarda il periodo storico, se da una parte ha rallentato il processo creativo, dall’altra ci ha stimolati a lavorare su noi stessi per sentirci vivi. Ne è scaturito un lavoro di introspezione che ci ha permesso di spogliarci dei nostri vecchi abiti, dandocene di nuovi.

Nonostante il periodo e la difficoltà evidente nell’organizzare tour promozionali quali sono i progetti che avete in programma?

La speranza è che tutto possa tornare alla normalità il prima possibile per gli artisti, gli addetti ai lavori e la musica stessa. I portali musicali sono un validissimo strumento, ma la musica è un momento di unione, di magia, in cui la condivisione fisica diventa un elemento necessario affinché si arrivi al cuore delle persone. Il palco è il suo posto. Quindi, per rispondere alla domanda, continueremo a pubblicare canzoni, ma principalmente lavoreremo e cercheremo di preparare al meglio quello che vorremo portare sul palco.

Ho trovato molto interessanti le vostre sonorità, quali sono gli artisti che vi hanno ispirato o spinto a intraprendere questo percorso musicale?

Credo che la più grande ispirazione sia stata la nostra vita: il nostro vissuto e le nostre esperienze personali. Ognuno ha guardato dentro di sé: quando si cerca l’autenticità non esiste una fonte d’ispirazione più vera.

Siete nati nel 2013, dopo otto anni di concerti in giro per l’Europa, festival e live ne avrete viste e fatte di ogni. Ci raccontate un ricordo al quale siete particolarmente legati?

Credo che un libro non basterebbe per descrivere gli aneddoti ai quali siamo più legati. Provo a raccontarne uno: nell’agosto del 2016 suonammo con i Sum41 al Carroponte di Milano. La folla fuori dai cancelli era indescrivibile e fu difficile riuscire ad entrare per scaricare la roba. Una volta entrati, non mi accorsi di una persona con una chitarra che stava cantando e suonando. Nella confusione generale stavo per investirlo. Volarono gesti e insulti, ma poi capimmo entrambi la situazione. Sceso dall’auto, ci abbracciammo e le offese lasciarono il posto al sorriso. Questo fu il mio primo incontro con Deryck Whibley, frontman dei Sum41.

a cura di
Iolanda Pompilio

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Iolanda Pompilio

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