“Los Colonos” – storia di un’entità distrutta

“Los Colonos” – storia di un’entità distrutta
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Il nuovo film di Felipe Gálvez, “Los Colonos”, uscirà proprio oggi, giovedì 7 marzo, nelle sale italiane. Grazie a MUBI, noi di The Soundcheck abbiamo avuto la possibilità vederlo in anteprima, e vi assicuriamo che la pellicola avrà il potere di trasportarvi in un mondo ormai lontano, estraneo a quello a cui siamo abituati: il mondo del colonialismo nell’America del Sud!

Oggi sarà finalmente disponibile nei cinema italiani Los Colonos, la nuova opera del regista Felipe Gálvez. Distribuito da Lucky Red in collaborazione con MUBI, il film sbarcherà in esclusiva sulla piattaforma a partire dal 29 Marzo. Vincitore del “Premio FIPRESCI Un Certain Regard di Cannes” e rappresentante del cinema cileno nella lista presentata per le candidature per l’Oscar al“Miglior film internazionale” in questa 96ª edizione degli Academy Awards, Los Colonos trasporta lo spettatore nel mondo coloniale dell’America del Sud.

Uno sguardo sulla trama

Praterie infinite, lande desolate in mezzo al nulla, un paesaggio mozzafiato.

È questo il luogo in cui si trova il nostro Segundo, un uomo metà bianco e metà indiano, al servizio di José Menéndez (Alfredo Castro), il proprietario terriero di una parte del Cile. Costretto a partire con il suo superiore – il tenente Alexander MacLennan – e Bill, un mercenario esperto nella caccia agli indiani, la missione gli apparirà inizialmente semplice: andare in avanscoperta per creare un percorso sicuro per il gregge di Menéndez.

Successivamente, però, Segundo capirà che non si tratta principalmente di questo.
L’obiettivo finale sarà quello di eliminare tutti gli Indios presenti sul territorio.

“Il magistrale esordio di Felipe Gálvez offre un percorso artistico alternativo per confrontarsi con gli orrori della storia.”

IndieWire

“Los Colonos”

Il film si avvale di una sceneggiatura mozzafiato: le gigantesche Ande, le praterie inabitate e le spiagge deserte sono solo alcune delle immagini che ci vengono proposte durante il film. Ogni elemento è posto in modo tale da voler risultare significativo, catapultando lo spettatore in un mondo che ormai non ci appartiene più.

E il regista Gálvez non si fa di certo scrupoli! Il film risulta, infatti, estremamente realistico e crudo, e non lascia di certo spazio all’immaginazione.
Omicidi, stupri, tradimenti, e ancora morte, alleanze, e speranza: sono questi gli elementi che caratterizzano questa pellicola di stampo western.

“Una parabola feroce, cruda, quasi primitiva su crudeltà e potere.”

The Guardian

Segundo, il meticcio

Guardando Los Colonos ci troviamo di fronte ad un film che – per almeno per gran parte della sua durata – non risulta facile da capire.
Immedesimandosi nel personaggio di Segundo, lo spettatore si sente estraneo da tutto e da tutti. Poiché l’uomo è un “meticcio” e, in quanto tale, non sarà mai bianco.
Ma non sarà mai nemmeno accettato dagli indiani.

Segundo fa tutto ciò che gli viene ordinato senza porsi troppe domande, perché questo è ciò che gli è stato insegnato. Fino al punto in cui, stremato fisicamente e mentalmente, inizia lentamente a ribellarsi, nonostante sia ormai troppo tardi.
Le sue mani sono macchiate del suo stesso sangue – e lui non può farci nulla! Deve solo obbedire agli ordini e sperare che, prima o poi, arrivi la salvezza anche per lui.

Sebbene, dunque, la storia del genocidio degli Indios e della conquista dell’America sia qualcosa che sicuramente tutti conosciamo, grazie a questo film è possibile osservarla anche attraverso gli occhi di chi la vive senza rendersi davvero conto di quello che sta succedendo.

Non c’è protezione per nessuno

La tensione che si percepisce in ogni scena, dall’inizio alla fine del film, si potrebbe tagliare con una lama. Spesso e volentieri questi momenti vengono, inoltre, volutamente allungati, con riprese profonde e musiche ipnotiche che rimarcano ancora di più il senso di inadeguatezza, di orrore – e allo stesso tempo di impotenza – provate da Segundo.

Tuttavia, la questione non risulta complicata solo per il nostro protagonista. Di fatti, quando si ci trova al confine del mondo, anche dinnanzi ad un uomo bianco si possono presentare diversi pericoli.
Non ci si trova più in un mondo occidentalizzato, bensì in un mondo animale e selvaggio, dove vige la legge del più forte.

Di conseguenza, anche chi al momento detiene il potere (ossia il mercenario Bill ed il tenente MacLennan) può essere travolto dalla brutalità della sua stessa etnia.
D’altronde, chi potrebbe mai giudicare in un contesto simile?

”Non succede mai nulla di buono quando i militari si annoiano.”

“Los Colonos”

Los Colonos è diviso in quattro parti: “Il re dell’oro bianco”, “Il meticcio”, “La fine del mondo” e “Il porco rosso”.

Le prime tre sono ambientate sempre nel mondo selvaggio, in mezzo al nulla.
“Il porco rosso”, invece, è l’unica sezione che differisce dalle precedenti, poiché con essa Gálvez ci catapulta in Cile, sette anni dopo gli avvenimenti visti fino a quel momento. Ci troviamo nella residenza del signor Menéndez, in attesa della venuta di un certo signor Vicuña.

L’ospite tanto atteso non è altri che un signore della politica, recatosi nella villa di José Menéndez per chiarire alcune questioni prima dei festeggiamenti dell’anniversario della Nazione cilena.

Il tema dell’integrazione

”La lana, macchiata di sangue, perde il suo valore”.

Signor Vacuña

Il nuovo governo di Pedro Montt ha l’obiettivo di fare i conti con la sanguinosa storia di cui si è macchiato il Paese, con la speranza di integrare i popoli nativi rimasti. Il signor Vicuña, dunque, cerca di scoprire alcuni dei misteri che aleggiano sul sud del Cile, riguardanti proprio i tre viaggiatori che abbiamo accompagnato durante la visione del film, accusati di aver provocato la morte di centinaia di Indios.

”Ma noi, in quanto figli di questa giovane e bellissima Patria, dobbiamo preoccuparci della forma. A noi interessa l’estetica.”

Signor Vacuña

Purtroppo, però, i tempi non sono ancora maturi e la mentalità non è ancora quella corretta. Il signor Vicuña si reca successivamente alla dimora di Segundo e di Rosa (una donna indiana da lui conosciuta durante il viaggio, diventata successivamente sua moglie) e inizia ad intervistarli.

”Rosa, vuole o non vuole far parte di questa nazione? Beva il te!”

Signor Vacuña

Ecco, questa semplice frase rappresenta il vero intento del nuovo Governo.
Gli indiani non saranno mai liberi di vivere come vogliono, ma saranno sempre costretti ad un’esistenza imposta loro dagli Occidentali. Questo Rosa lo sa molto bene e, mentre fissa il vuoto, realizza di essere impotente di fronte ad un mondo che non l’accetterà mai.

Riflessioni personali

Los Colonos non è sicuramente un film per tutti. Gálvez vuole mettere alla prova gli spettatori, invitandoli a calarsi nei panni di chi ha vissuto questo periodo del XX secolo sottomesso ai potenti. Sbattendoci in faccia la vera natura dell’essere umano: che si dimostra sempre crudele, sanguinario e legato alla vita più di qualsiasi altra cosa.
In modo – ci tengo ad aggiungere io – amaramente egregio.

Le immagini del film sono a dir poco suggestive. C’è così tanta bellezza in tutto questo orrore che quasi non appare vero. Eppure, questa è una parte della Storia con cui l’uomo, in un modo o nell’altro, dovrà fare i conti.

Ad alcune persone potrà, inoltre, dar fastidio il fatto che Los Colonos sia un vero e proprio labirinto di riflessioni intriganti. Per quanto mi riguarda, invece, è proprio per questo il motivo per cui il film mi è piaciuto tanto.

È giunto il momento di accettare ciò che è accaduto, prenderne atto e fare il possibile per ricordare. Questo è ciò che ci chiede il regista Gálvez.

a cura di
Marianna Conforti

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