#ioleggoperché: la legge Basaglia delle librerie

#ioleggoperché: la legge Basaglia delle librerie
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L’entusiasmo è all’ordine del giorno, da luglio si inizia a parlare di #ioleggoperché e si comincia a preparare la pubblicità per i nostri spazi. A settembre inizia la guerra per accaparrarsi online le scuole con cui collaborare e a ottobre, o novembre, si avvia questa settimana di drammi, adrenalina e stanchezza. Finisce quasi sempre male, con scontento di insegnanti, genitori che investono ma sentono il bisogno di possedere quel libro che hanno donato e con noi librai che non possiamo accontentare tutto e tutti.

#ioleggoperché: come funziona

Per darvi un’idea di queste mie parole malconce e forse senza un nesso logico, per spiegare il mio spirito cioraniano misto al pessimismo cosmico degli anni del liceo, vi faccio brevemente un piccolo riassunto di cosa è l’iniziativa in questione.

Scaffale dedicato alle storie e alla solitudine

Entrando sul sito e cliccando sul bottone progetto si possono leggere un sacco di cose. Tipo:

È organizzata dall’Associazione Italiana Editori, sostenuta dal Ministero per la Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Diritto d’Autore dal Centro per il Libro e la Lettura, dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.

#ioleggoperché è la più grande iniziativa nazionale di promozione della lettura. Grazie all’energia, all’impegno e alla passione di insegnanti, librai, studenti ed editori, e del pubblico che ha contribuito al successo di #ioleggoperché, finora sono stati donati alle scuole oltre un milione di libri, che oggi arricchiscono il patrimonio librario delle biblioteche scolastiche di tutta Italia.

Cosa significa questa prima parte? Che il progetto viene organizzato da una grande associazione che ingloba l’editoria o per meglio dire, ne ingloba la sua distribuzione sul territorio. Qui è possibile vedere un grafico di tutto il sistema.

Nonostante il mio scetticismo, non c’è oggettivamente nulla di male nel far convergere più associazioni e aziende sotto il nome di un grande distributore, se non fosse per le questioni più interne che mi lasciano sempre perplessa. Il presidente di AIE è, dal 2017, Ricardo Franco Levi, lo stesso Levi che ci ha permesso per anni di comprare libri con sconti particolarmente alti (qui per l’articolo sull’argomento). Ci sono tante cose che non tornano in questo senso, ma non per tutte le questioni legate a possibili complotti rettiliani, quanto piuttosto all’intero meccanismo che sembra sempre più chiuso rispetto alla totalità dei servizi che le librerie potrebbero davvero offrire.

Lo dico non perché le librerie indipendenti siano soggette a cose come l’estorsione, non immaginatela assolutamente così. Piuttosto, come un locale che può offrire solo una piccola parte di quello che invece potrebbe dare: ordini rallentati, libri non disponibili e sconti solo su un tot. di copie di quell’editore. E quindi scatole di volumi magari invenduti, da riconsegnare e che forse non potranno essere rispediti proprio perché soggetti a diverse modalità.

Albo illustrato sulla presa di coscienza della rabbia
#ioleggoperché: Basaglia

Come per la legge Basaglia, funziona tutto fino a che non si lascia a metà il lavoro. Il progetto è splendido, portato avanti con l’utilizzo di strumenti più moderni così come del vecchio passaparola. Dove si trova l’intoppo allora?

Ahimè, non basta la condivisione. Non è sufficiente lasciare una storia o un post per smuovere le coscienze altrui in quella settimana. Si parla di donare un libro alla biblioteca scolastica, passando per una libreria in cui acquistarlo. C’è chi non lo sa, chi non vuole acquistare e chi risponde “ad averceli libri da donare!“, come se non fossimo liberi di regalare qualcosa (o meglio ancora appunto, donare) a bambini e ragazzi. La gente sembra stupita da queste iniziative, ancora più quando gli fai notare che le donazioni sono sempre aperte, tutto l’anno. Solo che si tratta di una settimana specifica questa, come se scaduta l’ora X non fosse più possibile investire in libri e dunque il pensiero comune resta lo stesso: non ho tempo, non posso andare e quindi non dono il libro.

Viene così meno il senso dell’intera attività che vorrebbe sì le librerie con gli scaffali vuoti, ma anche l’ingresso di persone che non siano solo genitori e professori che si prendono in carico l’acquisto dei libri. Se lo scopo è la promozione della lettura, l’avvicinarsi al libro con curiosità, perché non ci si impegna sempre?

#ioleggoperché: il risultato sui ragazzi

Cosa ho visto in questa settimana? L’impegno extra scolastico relegato all’angolo senza il valore che forse merita, scuole che corrono a recuperare libri come se fossero gli ultimi sulla Terra, guerre fra librerie vicine per chi è gemellato e chi no, come a voler rimandare di nuovo tutto all’ennesima questione puramente economica. Ha senso allora proseguire con questo tipo di iniziativa, mi chiedo?

Non sono sicura che il fine, in questo caso, possa giustificare i mezzi messi in atto dalle persone. Non sono sicura sia davvero il modo giusto per permettere ai ragazzi di avvicinarsi alla lettura e renderla strumento nella propria vita.

Con quattro di questi ragazzi abbiamo abbandonato l’idea della solita libraia-commessa per finire a chiederci come percepiscono la differenze fra biblioteca e libreria, ammesso che sia visibile. Hanno saputo andare oltre l’associazione più semplice, toccando l’aspetto economico ma anche quello più umano che sa descrivere la passione per l’oggetto libro.

Immagino che fosse questo uno dei grandi obiettivi di questa iniziativa.

a cura di
Ylenia Del Giudice

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