“La pantera delle nevi” – Ciò che sfugge all’occhio

“La pantera delle nevi” – Ciò che sfugge all’occhio
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“La pantera delle nevi”, il docu film di Marie Amiguet e Vincent Munier girato nel Tibet, con la colonna sonora originale composta da Warren Ellis e Nick Cave, arriverà nelle sale italiane dal 20 ottobre con Wanted Cinema!

Martedì 4 ottobre 2022, alla Cineteca Arlecchino di Milano, c’è stata l’anteprima del docu film “La pantera delle nevi“, alla quale abbiamo avuto il piacere di partecipare.

La pantera delle nevi
La bellezza della tranquillità

Come leggiamo nel comunicato stampa, questo è molto più di un documentario, è un film filosofico, poiché racconta il rapporto tra uomo e natura, tra il mondo umano e quello animale, e ci spinge a riflettere su quanto ci perdiamo di ciò che ci circonda, quanto davvero conosciamo.

Il film segue il celebre fotografo naturalista Vincent Munier e il romanziere e avventuriero Sylvain Tesson (autore del libro “La pantera delle nevi“) nel cuore degli altopiani tibetani.

Le immagini che vediamo sono spettacolo puro.
C’è una perfetta alternanza tra riprese video in altissima definizione che ci mostrano i magnifici paesaggi del Tibet e fotografie che ritraggono animali di vario genere in uno stato di totale tranquillità.

Proprio la tranquillità degli animali è, secondo me, una delle cose che rende questo docu film così affascinante.
Dimostra l’enorme attenzione da parte di tutta la troupe nello svolgere il proprio lavoro cercando di non disturbare minimamente l’ambiente circostante.
C’è profondo rispetto per la natura e per gli animali.

La pantera come Moby Dick

Mentre Vincent e Sylvain proseguono il loro viaggio alla ricerca della pantera delle nevi, uno dei felini più rari e difficili da avvicinare, noi siamo lì con loro, a goderci il panorama, a osservare gli animali che magari non avevamo mai visto prima, come la volpe tibetana.

Anche noi speriamo di riuscire a scorgere, anche solo per un attimo, la pantera che, per osmosi, è diventata anche la nostra Moby Dick.

“Quando sei ossessionato da un essere, il mondo inizia ad assumerne la forma”

-Sylvain Tesson

Ma durante il viaggio ci rendiamo conto, così come i due viaggiatori, che, con tutta la bellezza che stiamo vedendo lungo la via, la pantera sarebbe solamente la ciliegina sulla torta di un’avventura degna di essere vissuta.

Quindi tutta la fatica, il tempo passato ad attendere, sarebbe comunque valso la pena.

Scherzi della natura

Una delle domande che sorge spontanea durante la visione di questo film è “quanto osserviamo davvero la natura che ci circonda?“. Sì perché a volte capita che abbiamo davanti degli animali che ci guardano e neanche ce ne accorgiamo, un po’ com’è capitato a Vincent Munier:

“Una volta, mentre stavo facendo un appostamento per catturare la pantera con la mia fotocamera, ero riuscito a vederla e l’ho seguita, convinto che non mi sarebbe potuta sfuggire.
Invece, quando sono arrivato lì era sparita.
Poi ho visto un falco su una roccia e ho deciso di fotografarlo, ho preso la mia attrezzatura e sono tornato indietro.
Un paio di mesi dopo, quando ho riguardato le foto, mi sono accorto che nella foto del falco, nascosto dietro la roccia, sbucava il muso della pantera, che mi guardava”.

Perciò, se anche l’occhio attento ed esperto di un fotografo come Vincent Munier può farsi sfuggire una cosa del genere, figuriamoci quante cose sfuggono al nostro.

“Ho viaggiato tanto, sono stato osservato, senza saperlo”.

Sylvain Tesson

Musica calzante

Voglio citare anche la magnifica colonna sonora originale composta da Warren Ellis e Nick Cave, che hanno avvolto le immagini in un’atmosfera quasi mistica, accompagnando il film in modo perfetto.

La colonna sonora è disponibile in digitale e il singolo “Note Alone” è accompagnato da un video con alcune immagini del film.
Qui sotto vi lasciamo il link.

Conclusioni

Non voglio aggiungere altro per non rovinare la visione del film. Vi lascerò col dubbio sul fatto che Vincent e Sylvain siano riusciti o meno a scovare la pantera delle nevi (anche se credo sia abbastanza scontato).

Quello che mi sento di dire è che, se siete amanti della natura e dei documentari, questo è il film che fa per voi.
Verrete trasportati in questo magnifico viaggio attraverso le valli del Tibet e vedrete animali maestosi e paesaggi spettacolari che vi lasceranno senza fiato.

Questi sono i film che ti fanno capire quanto il mondo sia meraviglioso e quanto valga la pena lottare per salvarlo.

La pantera delle nevi“, titolo originale “La panthère des neiges“, è stato presentato in anteprima al Cannes Film Festival, ha trionfato ai César 2022 come Miglior Documentario e al Trento Film Festival 2022 ricevendo la Genziana d’oro – Premio “Città di Bolzano” (conferito al Miglior Film di Esplorazione o Avventura), è stato in anteprima a Torino al Cinema Centrale durante il Salone del Libro.

Due chiacchiere con Paolo Cognetti

Nel doppiaggio italiano, la voce narrante di Sylvain Tesson è dello scrittore Paolo Cognetti, Premio Strega 2017 col romanzo “Le otto montagne” (Einaudi).

Stasera era presente in sala per l’anteprima del film e ha risposto ad alcune domande.

Ne abbiamo selezionate alcune.

Come nasce questo progetto della pantera delle nevi e cosa ti ha affascinato?

Ci sono state una serie di coincidenze.
Intanto sono un grande lettore di Sylvain Tesson, poi sono andato in questi posti, la settimana prossima andrò in Nepal. Ho scritto di questi posti e ho avuto esperienze simili, quindi quando mi hanno chiesto se mi andasse di doppiare Sylvain ho detto “perché no”.

E com’è stato?

Il lavoro del doppiatore è stranissimo. Ho avuto un ottimo direttore di doppiaggio che mi ha insegnato che c’è il “doppiaggese” e quando si doppia si usa quello, non si parla normalmente.
Per me è strano però mi piace molto leggere e usare la voce, è bello quando la parola scritta diventa una parola sonora.

Cosa rappresenta per te la pantera?

La pantera è qualcosa da cui sono sempre più affascinato, cioè il non umano.
Viviamo in un mondo in cui tutto ciò che non è umano, che non è urbanizzato, che non è visto, toccato, mappato, catturato dall’uomo non esiste più.
Il fatto che non ci sia più niente di sconosciuto mi provoca molta tristezza.

Nel film viene detta la frase “quando si è ossessionati da qualcosa il mondo inizia a prenderne la forma”, sei mai stato ossessionato così tanto da qualcosa da vedere il mondo prenderne la forma, e se sì da cosa? (Domanda The Soundcheck)

Per un sacco di tempo sono stato ossessionato dalle ragazze problematiche, ed effettivamente tutto il mondo prendeva quella forma (ride).
Adesso soffro sempre di più questa virtualità della nostra esperienza, in cui tutto è filtrato dai mezzi tecnologici.
Quindi sono molto ossessionato dal reale, da quello che possiamo toccare, dalla materia, dalla verità, dalla concretezza del mondo.
Tendo a vedere più l’erbaccia che cresce vicino al marciapiede rispetto al maxi schermo da qualche parte.

a cura di
Edoardo Iannantuoni

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