“Mr Bachmann e la sua classe”, un film che celebra l’insegnamento

“Mr Bachmann e la sua classe”, un film che celebra l’insegnamento
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“Mr Bachmann e la sua classe” è un docu-film distribuito da Wanted Cinema questo cinque ottobre nelle sale italiane, in occasione della giornata dedicata agli insegnanti. Il film si concentra sulla figura di Bachmann, la cui semplicità di insegnamento si trasforma in vera e propria rivoluzione

Tra le svariate ricorrenze che le convenzioni umane hanno stabilito, sembra che il cinque ottobre sia la giornata dedicata agli insegnanti e al loro complesso lavoro. Tra graduatorie e precarietà, infatti, spesso ci si dimentica quanto la figura del docente sia di grandissima importanza per la crescita e la formazione di una persona. Gran parte di ciò che si è nella vita adulta è spesso il risultato dei rapporti, nati nelle scuole in età infantile e cresciuti in quella adolescenziale, regolati dall’insegnante. E questo Mr Bachmann, protagonista della storia qui illustrata, lo tiene sempre bene a mente.

Talvolta, può capitare, una volta diventati “grandi”, di tornare indietro con il tempo e di domandarsi: “che persona sarei stata se non avessi avuto determinati maestri o professori?” Spesso, in quanto alunni, abbiamo agito contro le volontà dei docenti per il puro gusto della ribellione, altre abbiamo seguito pedissequamente qualcosa che ben poco ci convinceva. Quel che è certo è che le scelte fatte nella maturità sono una risposta o il risultato della nostra educazione familiare ma soprattutto scolastica.

Per questo, con molta probabilità, l’agenzia delle Nazioni Unite ha deciso di istituire una giornata in onore degli insegnanti per riconoscere loro il merito di essere base fondamentale della società, in grado di guidare le generazioni del futuro e così, in senso più ampio ed iperbolico, il destino del mondo.

La regista tedesca Maria Speth dirige un docu-film per celebrare Mr Bachmann, professore nella scuola di Stadtallendorf, il quale attua un metodo di insegnamento degno di essere raccontato.

Trama

Nella cittadina tedesca Stadtallendorf un gruppo di ragazzi tra i 12 e i 14 anni affronta un altro, faticoso anno scolastico guidato da Mr Bachmann, uomo prossimo alla pensione che riserva alla sua professione gran parte della sua vita. Il film è un lungo documentario che riprende gli studenti e le lezioni di Bachmann senza bruschi tagli di montaggio lasciando piuttosto far parlare i protagonisti della storia.

Le immagine statiche di Stadtallendorf, paese industriale, scorrono alternativamente al flusso del racconto consegnando agli spettatori e alle spettatrici un’idea di ciò che rappresenta quella cittadina per gli studenti di Bachmann. Sin dall’epoca nazista Stadtallendorf è stato un luogo di migrazione dove gli stranieri venivano sfruttati per costruire munizioni da guerra nelle fabbriche del posto. Nel dopoguerra Stadtallendorf ha subito una riqualificazione e le industrie già presenti sono state ripensate per produrre beni di prima necessità in Germania.

Per tali ragioni storiche, ancora adesso, Stadtallendorf è una città multiculturale all’interno della quale confluiscono diverse religioni e nazionalità. La classe di Mr Bachmann è un perfetto microcosmo, una sorta di riproduzione in miniatura di Stadtallendorf e forse della Germania stessa, che racchiude in sé diverse personalità, idee e retaggi culturali agli antipodi. Bachmann, consapevole che la forza della classe risieda nell’eterogeneità dei suoi elementi, punta ad un metodo di insegnamento incentrato sul reciproco ascolto e rispetto delle evidenti diversità.

Bachmann è un uomo pacato e sempre chiaro nelle sue spiegazioni che sprona i suoi alunni a perseguire le loro passioni e ad assecondare la loro natura con l’obiettivo di rimanere sempre fedeli a sé stessi. La via verso la scoperta della propria identità, come mostrato da Mr Bachmann, non passa mai attraverso la prevaricazione dei compagni ma grazie al confronto attivo con gli stessi.

Il metodo di insegnamento di Mr Bachmann

Non è propriamente chiaro quale sia la materia di riferimento di Mr Bachmann durante la visione del film. Di primo impatto può sembrare che lui insegni musica ma, in verità, quelle che Bachmann porta avanti sono vere e proprie lezioni di vita. L’uomo dedica le ore con i ragazzi all’apprendimento della matematica, dell’inglese e del tedesco cercando di comprendere nel profondo le difficoltà dei suoi alunni senza, però, demonizzare le loro insicurezze.

Mr Bachmann crede nell’analisi collettiva delle carenze scolastiche e spiega con precisione ed onestà le possibilità di ogni suo alunno evitando giustificazioni pretenziose. Mr Bachmann mira a sviluppare al massimo le potenzialità di ogni alunno e a non lasciare indietro nessuno in base a diseguaglianze economiche, di attitudine o di interesse. Ogni studente alla fine dell’anno deve essere guidato verso il corretto indirizzo scolastico e di conseguenza iscriversi o al Realschule, il nostro Istituto Tecnico, o al Gymnasium, equivalente del liceo in Italia.

Bachmann non fa differenze riguardo il grado di importanza delle due vie, tutt’al più cerca di consigliare quale possa essere la strada più affine al giovane purché si senta realizzato ed apprezzato. In classe con Bachmann vige un’eccezionale democrazia, in cui ognuno è portato ad esprimere la propria opinione senza mancare di rispetto al prossimo.

Ogni affermazione degli studenti viene sviscerata fino a che i ragazzi non comprendono a pieno il peso enorme che le loro parole hanno e quanto queste possano ferire l’altro. La musica è certamente la compagna fidata del viaggio della classe riconfermandosi, ancora una volta, strumento di unione, condivisione e un reale mezzo di riappropriazione identitario.

Noi non siamo dei voti

“Mr Bachmann e la sua classe” mette in scena un rapporto unico, quello tra professore e studente, che va oltre ogni possibile classificazione, dove l‘ultimo si ritrova a scontrarsi con la parte più lontana del suo essere mentre il primo lo incoraggia a diventare il migliore alleato di sé stesso. Mr Bachmann, tuttavia, non è solo: anche i suoi colleghi provano a seguire il suo esempio e a formare i loro alunni secondo metri di valutazione ben diversi da quelli classici.

Come Bachmann tiene a precisare, i suoi studenti non possono essere identificati con delle valutazioni scolastiche, le quali hanno il mero scopo di fotografare una situazione istantanea. I voti, infatti, non sono altro che giudizi superficiali che non tengono in alcun modo conto degli sforzi per migliorare o della svantaggiata situazione di partenza.

La maggior parte degli alunni di Bachmann proviene da una famiglia di migranti, scappati dal paese d’origine alla ricerca di una vita migliore. I ragazzi subiscono il peso dell’emarginazione dei loro genitori sentendo di non appartenere mai veramente a nessun luogo: non sono mai abbastanza tedeschi, bulgari, turchi o polacchi.

I giovani protagonisti della scuola lottano con problematiche linguistiche, differenze di religione ed idee ma grazie al sostegno di Bachmann, anche nel peggiore dei giorni, si prendono metaforicamente la mano per affrontare la tempesta insieme. La loro è un’attitudine in divenire mai veramente raggiunta, ma sicuramente auspicata.

D’altronde è lo stesso Bachmann che, dopo anni passati ad insegnare, continua a porsi delle domande su ciò che dovrebbe essere giusto. Forse è proprio nel dubbio e nell’interrogativo che risiede la forza rivoluzionaria di Bachmann. E nell’incredibile capacità di non dare mai nulla per scontato, di continuare a rivalutare le sue posizioni in modo da farle rinascere sempre più inclusive e compassionevoli.

Il lavoro di un insegnante

Guardare “Mr Bachmann e la sua classe” potrebbe scatenare sicuramente un moto bellissimo di speranza e un esempio per coloro che hanno voglia di approcciarsi al mondo dell’insegnamento. Intanto, come prima regola sarebbe bene non intendere la storia raccontata da Maria Speth come utopistica e, invece, cercare di adattarla al proprio contesto e raggio d’azione. Ora come ora, nella cruda realtà che si prospetta fatta di guerre, privazioni, disunione e paura del diverso probabilmente affermare: “Si fa quel che si può”, non basta più.

Il gravoso compito di ispirare e accompagnare le generazioni più giovani è affidato ancora una volta agli insegnanti, che per un lungo arco della vita di un essere umano si sostituiscono al nucleo familiare. I professori e le professoresse diventano i nostri più acerrimi nemici, dei compagni d’avventura, delle entità sconnesse e talvolta importanti confidenti. Al di là della materia insegnata, ogni docente ha l’incredibile possibilità di mettersi a confronto con il nucleo vitale della società e di sbirciare nel futuro.

Una bellissima quanto terrificante occasione, questa, di forgiare nuove menti ma che, come avviene per Mr Bachmann, può tramutarsi nello scopo di una vita intera. Cosa c’è, allora, di più nobile nell’incoraggiare gli studenti e più in generale i giovani a costruire un mondo in cui amore, empatia, solidarietà e sostegno significano ancora qualcosa?

a cura di
Noemi Didonna

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