“Il profilo dell’altra”: il lato oscuro dei social network

“Il profilo dell’altra”: il lato oscuro dei social network
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Da un decennio a questa parte i social network hanno progressivamente occupato sempre più spazio e tempo nelle nostre vite. Tanto che, oggi, la nostra esperienza è continuamente filtrata da un rettangolo di vetro e acciaio, in cui è concentrato tutto il nostro sentire. Questo perenne stato online ha creato sì spazi di condivisione e di dialogo prima inesistenti, ma anche problematiche sociali nuove.

Social network e solitudini a confronto

Irene Graziosi è un’esperta di questo mondo. Con il progetto Venti, canale Youtube fondato insieme all’amica Sofia Viscardi, ha dimostrato che i social network possono essere uno strumento utile per il confronto. Sa però che esistono anche risvolti inquietanti cui questi mezzi possono portare se usati in modo improprio: Il profilo dell’altra, edito da E/O, è il suo romanzo d’esordio.

Maia è una ragazza di 26 anni che, in seguito alla morte della sorella Eva, interrompe gli studi a Parigi per tornare a Milano. Qui combina poco e niente. Le uniche note di colore nella sua esistenza sono quelle delle caramelle gommose, di cui si abbuffa davanti alla puntate di Law e Order. E qualche flirt con gli attempati avventori del Galeone, il bar sotto casa in cui lavora saltuariamente.

Un giorno, tramite una conoscente, Maia viene a conoscenza di un’offerta di lavoro come assistente presso una giovane influencer, Gloria Linares. Bella, giovane, ricca e all’apparenza agli antipodi rispetto a Maia. Gloria vive in balia dei brand di moda e beauty ed oltre a un’assistente, in realtà, ha un disperato bisogno di un’amica: Maia viene assunta.

Nonostante il loro non sia un rapporto pacifico – la schietta Maia non ha filtri e spesso scava dentro alle debolezze di Gloria -, l’incontro sembra quasi salvare due esistenze sole e naufraghe, l’una nel mondo del continuo “dover apparire” sempre perfetta, mai fuori luogo, l’altra in un universo di solitudine reale e palpabile e in lotta continua con il ricordo della sorella. Il passato oscuro dell’una quanto dell’altra vengono elaborati insieme, in un percorso molto simile a una formazione per entrambe.

Le due vite si avvicinano a tal punto da confondere i propri confini: il patto siglato con i social network si rivelerà, ancora una volta, un’arma a doppio taglio.

Fonte: Pinterest
Ciò che appare non è mai ciò che è

La scrittura di Irene Graziosi brucia e attrae in modo subdolo: coinvolge lentamente con uno stile piano e scorrevole, quasi un bisturi che sfiora e poi incide senza preavviso, e mostra tutte le storture di un mondo virtuale e vischioso dove immagini perfette nascondono problematiche sociali in cui si trovano troppo spesso coinvolti giovani e meno giovani.

“In ogni caso, per come la vedo io i social mostrano ancora più vividamente della realtà come sono fatte le persone. Sui social le persone si mostrano per come vorrebbero essere viste dagli altri. Ciò che emerge non è ciò che si è, ma ciò che si desidererebbe essere”.

Dai post su Instagram, la splendida Gloria sembra avere il mondo in mano, mentre la manager la definisce “un contenitore vuoto” che Maia deve dotare di personalità con discorsi e contenuti per i social scritti di suo pugno. Seguita da molti, amata da pochi, Gloria è – suo malgrado – icona desiderata e desiderabile il cui riflesso non è altro che una spaesata solitudine.

Maia non “vive” sui social e non ha certo un seguito a cui rendere conto come Gloria ma anche lei finge, a modo suo. Finge amore, per un compagno verso il quale non vi è che dipendenza affettiva. Simula sicurezza, inviando foto sexy a un uomo cinquantenne in cambio di droga leggera. Finge un passato ricco di esperienze lavorative, quando si candida per la posizione di assistente di Gloria. Maia vuole essere vista, vuole che il corpo acquisti spazio e considerazione, non importa se la realtà non coincide con l’immagine reale.

“Nel salone attraversato dalla lama di luce dentro cui danzano i pulviscoli come ballerini illuminati da un riflettore, mi chiedo se io esista realmente, o più in generale, se magari si esiste solo se c’è qualcuno che ci vede”

Le due giovani donne non potrebbero sembrare più diverse, ma sono profili complementari e partecipi di una realtà vuota e senza riferimenti. Proprio questo potrebbe essere un elemento per fare fronte comune verso lo scompiglio di una realtà sociale (e social) truce, ma non sarà abbastanza. Perché anche l’immagine di sé che l’una consegnerà all’altra non sarà sincera.

Graziosi è stata in grado di creare un impianto solido che non perde (quasi) mai un colpo – è pur sempre un esordio -, con colpi di scena che spiazzano quasi più per la loro spaventosa verosimiglianza. Caustico, a tratti doloroso, ma assolutamente urgente e necessario per capire dalla voce di un’insider le dinamiche di un mondo patinato e spesso ostile. E per avere, a riguardo, una consapevolezza maggiore.

a cura di
Martina Gennari

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