N’to stina intervista sull’album “Musica per coppiette”

N’to stina intervista sull’album “Musica per coppiette”
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Fuori dal 2 settembre “Musica Per Coppiette”, il terzo album di N’to Stina. Undici tracce acoustic punk rock e quattro bonus track che raccontano con ironia la vita di coppia, l’amicizia e l’avventura del viaggio.

Intervista a N’to stina
Ciao N’to Stina, come mai il titolo “Musica per coppiette”?

Ciao e grazie per avermi invitato!
Non c’è un reale motivo per il titolo, o meglio…
Il titolo è venuto da solo dopo aver composto l’album ma le motivazioni potrebbero essere tante.
Inanzitutto perché dopo aver scritto “Arezzo/Padova” nell’estate 2018, stavo prendendo in considerazione l’idea di scrivere un concept album su temi quali l’amore, i viaggi, la disillusione amorosa, la vita di coppia e quant’altro riguardasse la sfera sentimentale.
Così andò e a inizio 2020 avevo l’album pronto ed il titolo mi è venuto in mente all’improvviso pensando anche al fatto che non avevo mai scritto canzoni d’amore come quelle contenute nell’album che alcune sono più profonde rispetto alle mie precedente che hanno un’impronta molto adolescenziale.
Mi serviva un titolo originale ed ironico allo stesso tempo per far capire comunque che la mia musica in molti casi non è da prendere troppo sul serio e che non sono cambiato (ancora), ed ecco il titolo “Musica per coppiette”.

In questo disco ci sono tanti brani che esprimono la delusione d’amore, è per caso nato dopo la fine burrascosa di una storia?

Esattamente, ad essere sincero non dopo la fine di una vera e propria storia d’amore ma dopo la fine di una storia molto particolare che è raccontata a grandi linee in “Arezzo/Padova” e che per ragione di privacy mia e della persona che la riguarda e che non sento più, non la voglio approfondire.
Di delusioni d’amore dall’adolescenza in poi, ne ho avute tante ma col tempo cresci, non ci fai più caso e vai avanti e la passione per la musica in questo aiuta molto.
Diciamo solo che questa di “Arezzo/Padova” al tempo fu cruciale, tanto che mi venne in mente l’idea di scriverci un concept album con pezzi riguardanti esperienze realmente vissute ed altre no.

Come nascono le tue canzoni?
Prima il testo o la melodia?

La maggior parte delle mie canzoni nascono prima dalla melodia:
Mi metto a strimpellare la chitarra e butto giù un insieme d’accordi, se mi piacciono come suonano in consecuzione, mi metto a pensare che tipo di canzone voglio scrivere e di cosa voglio parlare.
Quando sono ispirato mi metto a scrivere il testo, a volte mi vengono di getto ed ho già la canzone pronta il giorno stesso, altre volte, e molto spesso e volentieri per quest’ultimo album in particolare, passo giorni a scervellarmi per una parola o per una strofa che credo sia da modificare o anche per un ritornello.
Esistono comunque anche casi in cui parto dal testo e poi cerco una melodia che gli potrebbe calzare ma anche in quel caso le modifiche possono essere sempre tante a seconda della canzone.

Qual è la canzone che ha avuto un parto complicato?

Ooh, tante per la verità…
Se devo dirne una di “Musica Per Coppiette”, sicuramente è “Jess & Tulip”.
Ha avuto un parto complicato, non perché non avevo bene in mente cosa volevo dire ma è stata difficile da scrivere perché voleva essere un tributo al mio fumetto (e graphic novel) preferito, “Preacher” di Garth Ennis e Steve Dillon e avevo bisogno un po’ di immedesimarmi agli ambienti disegnati nel fumetto per scriverla e rifarmi ai fatti avvenuti in esso.
Quando finalmente sono riuscito a completare definitivamente sia testo che melodia, suonandola nella mia cameretta mi sono sentito molto soddisfatto del risultato.

Leggiamo che hai portato la tua musica fino a Cuba, come è stata questa esperienza?

Veramente incredibile!
Non è stato un vero e proprio tour con concerti nei palchi e quant’altro ma un tour improvvisato a Cuba per le strade dell’Havana, Cienfuegos e Trinidad, che sono le città più grandi dell’isola.
Il pomeriggio uscivo dall’ostello in cui alloggiavo e con la chitarra in spalla me ne andavo in cerca di una piazza o una via in cui con una panchina o un muretto per sedermi e suonare.


Una delle tante cose assurde per cui l’Italia in molti casi è in netto contrasto, è che se fai il musicista di strada a Cuba, la polizia non ti dice niente, non ti manda via, puoi suonare quanto ti pare e piace.
Molta gente mentre suonavo si fermava accanto a me a parlare, specie i giovani che mi tempestavano di domande tipo da dove arrivavo, dove lavoravo in Italia, da quanto ero a Cuba.


Poca gente detiene il lusso di una connessione internet casalinga a Cuba, ci si parla ancora molto apertamente per strada, che si sia vicini di casa o meno, ed è una cosa bellissima.
Durante i miei concerti regalavo gratis il mio precedente album “Tempi Duri” che a Trinidad specialmente ebbe molto successo e finii per dare via tutte le copie del cd che mi ero portato.
Una bellissima data fu quella al Parque El Cubano di Trinidad.

Tanti bambini erano venuti a sentirmi mentre suonavo, applaudivano quando finiva la canzone, e dopo il concerto tutti volevano il mio album!
Un’esperienza veramente incredibile come dicevo, veramente assurda ed emozionante allo stesso tempo!
Tutto questo durante l’estate del 2019, l’anno prima della pandemia.

Hai in programma di tornare là?

Non ho programmi, da un po’ ho il desiderio di tornarci ma non sono sicuro se farlo da musicista o da turista.
Ci sono tante cose che non ho visto, oltre ai legami d’amicizia con alcune persone che ho conosciuto là.

Suggerisci a chi ancora non ti conosce una canzone che sicuramente lo farà innamorare della tua musica.

“Francesco”, senza alcun dubbio.

a cura di
Redazione

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