Watcher: una storia di solitudine, paranoia e stalking

Watcher: una storia di solitudine, paranoia e stalking
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Watcher è il nuovissimo thriller psicologico di Chloe Okuno, che ha come protagonisti l’affascinante Maika Monroe, già conosciuta per l’horror d’autore It Follows e Burn Gorman (Torchwood e Pacific Rim). Il film è uscito nelle sale il 7 settembre ed è distribuito dalla Lucky Red e dalla Universal Picture International.

Gli eventi

La storia si svolge in Romania, a Bucarest, dove la giovane Julia (Maika Monroe) vive, assieme al marito di origini rumene, Francis(Karl Glusman), trasferitosi lì per motivi di lavoro.

Tutto sembra procedere bene, anche se il marito è sempre fuori casa e Julia è spesso sola e parla poco la lingua del posto.

I due abitano in un vecchio palazzo con grandi finestre e una sera Julia nota un uomo (Burn Gorman), o meglio la sagoma di quello che pare un uomo, che la osserva dalla finestra di fronte.

Intanto alla tv rumena iniziano a circolare le notizie su di un presunto serial killer che uccide giovani donne. Tutte le vittime avevano denunciato di essere state pedinate da un uomo prima dell’omicidio. Il killer viene soprannominato il ragno.

Straniera

Praticamente sola, in un paese straniero e incapace di comunicare con le persone del luogo, Julia, si fa prendere dalla paranoia: si sente costantemente osservata e seguita da qualcuno che pare essere il suo vicino di casa. Il problema è che nessuno le crede, nemmeno suo marito, che dovrebbe essere la prima persona a proteggerla. Anzi, il suo primo pensiero è che il comportamento della moglie sia dovuto al fatto di sentirsi trascurata.

La città è cupa, i luoghi non sono familiari e le persone sono estranee: questo è ciò che vede Julia mentre cammina per le strade di Bucarest ed è ciò che percepiamo noi guardando il film.

La violenza sulle donne e lo stalking

La pellicola, il cui tema centrale è la violenza sulle donne, mostra come spesso quest’ultima, assieme allo stalking, non vengano riconosciuti. Le vittime sono lasciate sole e spesso sono costrette a cercare un modo per auto-difendersi, perché nessuno le aiuta in modo concreto. Ad un certo punto, Julia è così ossessionata dal suo vicino, che inizia a seguirlo, diventando una “stalker” a sua volta. La situazione diventa paradossale quando la polizia si presenta a casa sua assieme all’uomo e la intima di smetterla di seguirlo.

Emblematico che l’unica persona che le crede sia la sua vicina di casa, Irina, una “outsider”, una ragazza che lavora in un night club, anche lei vittima di stalking da parte del suo ex fidanzato.

Il tema dello sguardo è centrale, assieme a quello della paranoia e della solitudine.

La Finestra sul cortile in chiave moderna

Inizialmente pensato per essere ambientato a New York, Watcher, è stato trasportato a Bucarest e questo ha contribuito a rendere l’idea dell’alienazione e del disagio della protagonista ancora più realistici. Anche la regista ha affermato, di essersi sentita come lei, mentre lavorava al film: sola e persa in un paese che non è il suo.

Per realizzare Watcher si è ispirata ai maestri della suspense: David Fincher, Satoshi Kon, Sofia Coppola, Roman Polanski e Mary Harron.

Inoltre, come non pensare al famosissimo La finestra sul cortile, mentre si guarda questo film. Ma Watcher differisce da quest’ultimo per alcune dettagli: nel capolavoro di Hitchock il protagonista inizia a spiare i suoi vicini di casa per noia, perché costretto a letto. Solo in un secondo momento, si trova coinvolto inconsapevolmente in un caso di omicidio. In Watcher invece, è la protagonista stessa ad essere guardata e a diventare una potenziale vittima.

Una cosa che lo accomuna invece, è la tensione, che domina tutto il film e tiene compagnia allo spettatore fino alle ultime, indimenticabili scene.

Le musiche

La pellicola vanta una suggestiva colonna sonora: quella del compositore Nathan Halpern, che ha lavorato ad opere come Abortion- La voce delle donne, Padre Soldato Figlio, Goldie e Rich Hill, documentario che ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival.

A cura di
Silvia Ruffaldi

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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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