L’obiettivo mancato di Woody Allen: “Crisis in six scenes”

L’obiettivo mancato di Woody Allen: “Crisis in six scenes”
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Nella seconda fase comedy, Amazon Prime stringe un accordo con Woody Allen per la creazione di un prodotto seriale. “Crisis in six scenes”, d’altro canto, si presenta come una serie televisiva, che di seriale ha ben poco.

Woody Allen non ha bisogno di molte presentazioni, ma ci sembra giusto svolgere una premessa: il regista statunitense è uno tra i più capaci nel saper raccontare il tema dell’inconscio e delle nevrosi in chiave comica. L’autore, che nasce anzitutto come comico, porta nel 2016 un prodotto seriale, che tanto seriale non è.

Trama e l’aspetto comico

“Crisis in six scenes” è una miniserie televisiva creata per la piattaforma Amazon Prime. Questa vede le vicende di una coppia anziana negli anni Sessanta nel periodo della guerra in Vietnam.

La loro vita tranquilla verrà messa a repentaglio da un ospite inatteso, Lennie Dale (interpretata da Miley Cyrus), che porterà scompiglio nella loro vita, soprattutto in quella del protagonista Sidney Musinger (interpretato dallo stesso Woody Allen), inserendo del pepe alla loro esistenza ordinaria. La ragazza ribelle e dai forti ideali cercherà in tutti i modi di portare avanti la sua lotta politica.

Più che l’aspetto nevrotico e introspettivo, sarà quello comico a predominare. La comicità e l’ironia sono il punto di partenza dell’opera, difatti, mettendo in scena conflitti interni ed esterni, evidenziano il sentimento dell’inadeguatezza del personaggio principale, portando così la narrazione ad un impeto comico.

Rispetto agli ultimi film del regista vengono meno concetti esistenziali e psicoanalitici, lasciando spazio, invece, a quello che è stato il primo Woody Allen.

Problemi di base alla creazione

I problemi alla base della creazione del prodotto sono molteplici e tutti raggruppati sotto un unico punto di riferimento: il prodotto audiovisivo si pone come un prodotto ibrido tra serialità e cinema.

Questa peculiarità mette in rilievo quello che è un forte ancoraggio a canoni cinematografici, tralasciando invece le peculiarità tipiche del prodotto seriale.

Il ritmo è l’elemento che viene meno, infatti anche lo spettatore più inesperto riesce a notarlo senza difficoltà. Piuttosto che episodi, difatti, si potrebbe parlare di un film suddiviso in più parti. Il tempo ritmico canonico del prodotto seriale qui è quasi del tutto assente. Questa mancanza porta lo spettatore ad essere poco reattivo rispetto ad una trama di per sé anche interessante.

Anche la creazione di personaggi in relazione alla trama è qui ricreata in maniera differente. Infatti si nota una predominanza della componente discorsiva tipica della poetica di Woody Allen, mettendo da parte invece l’agilità di una storia di intrattenimento.
Lo stesso regista ha ammesso senza mezzi termini quella che è stata la difficoltà riscontrata nell’approcciarsi alla macchina televisiva seriale, dichiarando di non voler più svolgere lavori simili.

La serie televisiva, nonostante i problemi tecnici presenti, rimane un buon prodotto per gli estimatori del regista statunitense. La firma di Woody Allen è ben presente e la si riconosce soprattutto nella costruzione dei personaggi, i quali mettono in scena una tensione comica mischiata squisitamente ad una dose di ipocondria.

Ricezione del pubblico e conclusioni

Di grande interesse è anche la ricezione contrastante del pubblico. Sotto questo punto di vista coesistono due tipi di ragioni: le aspettative autoriali e quelle seriali.

L’aspettativa autoriale si rifà al regista visto come marchio, una certezza a cui lo spettatore si poggia approcciandosi al nuovo prodotto.
D’altro canto, lo spettatore, si avvicina con un’aspettativa seriale, messa poi in discussione dall’inserimento di una narrazione che contrasta con quella tipica delle serie televisive.

Per lo spettatore più affezionato “Crisis in six scenes” potrà comunque essere un prodotto da visionare con piacere. Certi che il regista non si cimenterà più nella creazione di un prodotto seriale, non ci resta che tenere stretto a noi questo primo ed ultimo tentativo.

a cura di
Valentina Vitrani

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