“Trenta” è il nuovo album di Al Vox

“Trenta” è il nuovo album di Al Vox
Condividi su

Teatrale, brillante e trasversale, Al Vox, al secolo Alberto Lupia, torna a smuovere menti e coscienze in “TRENTA” (Pako Music Records/Visory Records/Believe Digital), il suo nuovo album disponibile in tutti i digital store.

Anticipato dalla struggente intensità de “Il Giullare” (video qui) e dal tagliente inno “Autodipendenza” (videoclip disponibile qui) – due release extra-progetto -, “TRENTA” è il manifesto artistico del camaleontico cantautore ligure, un disco volto a celebrare non soltanto i suoi primi trent’anni di vita, ma soprattutto, la sua visione dell’Arte e del mercato musicale contemporaneo.

Una dichiarazione d’intenti anticonformista, autentica e sincera, in cui le molteplici anime del suo poliedrico artefice si spogliano da filtri e maschere per dar vita ad un connubio di sonorità, concetti e prospettive, atti a stimolare il pubblico ad un ascolto impegnato e penetrante, in grado di valicare l’orecchio per giungere con veemente repentinità ad anima e cuore.

Un concept caleidoscopico ed istrionico, in cui il geniale estro di Al Vox dà sfogo alla peculiarità della sua penna e della sua capacità interpretativa, fondendo con maestria ad una presenza scenica unica ed eccentrica, la perenne ricerca di una verità personale che sappia abbracciare l’universale, traendo dalla nobile sensibilità delineata da una scrittura eclettica ed arguta e da un’accuratezza comunicativa intensa e vibrante, capace di accarezzare e travolge le corde emozionali, con intelligenza, rispetto e raffinatezza.

Come 10 atti teatrali che rappresentano l’opera della vita, “TRENTA” è l’emblema di un cantautorato innovativo e rivoluzionario, che attinge con assoluta riverenza ai pionieri di un’attitude anticonvenzionale, ma pone in essere uno spaccato illuminante e personale, sorretto dal file rouge di tematiche complesse e di ardua esposizione, come quelle dei disagi socio-psicologici.

Personaggi eccentrici, stravaganti e fuori dagli schemi si susseguono in un’enfatica rappresentazione dell’esistenza umana, tra emozioni distopiche, dolcezza, irriverenza, rabbia, gioia e frustrazione, portando in scena lo straordinario spettacolo della vita in ogni sua sfumatura e chiaroscuro, mettendo in luce una molteplicità di sensazioni, stimoli e pensieri che riconfermano la perspicacia creativa di Al Vox.

Sonorità minimal-electro, minuziosamente curate per consentire una profonda immersione nell’oceano concettuale dei testi, impreziosiscono il disco di dinamicità e ritmo, rendendo ancor più iconografico l’immaginario vorticoso in cui i brani che lo compongono navigano e solcano, alla ricerca di una meta che si identifica con il percorso stesso.

A supportare l’uscita di “TRENTA”, l’ingresso in rotazione radiofonica del singolo “Astrolove”, un synthpop psichedelico dai tratti post-punk che rimanda con immediatezza ad un mood di ribellione e libertà. Il brano, seconda traccia del progetto full length, narra con fierezza di un outsider contemporaneo, evidenziando alcune voragini sociali ed è accompagnato dal videoclip ufficiale, ideato, diretto e realizzato dallo stesso Al Vox.

Dotato di una finezza d’animo di raro riscontro e di una versatilità che gli consente di spaziare agevolmente dal canto alla recitazione, dalla scrittura alla composizione e dalla fase embrionale di un progetto artistico alla sua completa realizzazione, Al Vox è uno dei rappresentati più completi, originali e innovativi del panorama musicale italiano.

A seguire, tracklist e Track by Track del disco, interamente composto, arrangiato, scritto e pre-mixato da Al Vox, con mix e master a cura di Andrea Anzaldi (Apollo Studio di Genova):

“TRENTA” – Tracklist:

  1. Calma
  2. Astrolove
  3. Mood
  4. Rispetto
  5. Ho perso (feat. Luisenzaltro)
  6. Elettrofilastrocca
  7. Nero carbone
  8. Diverso
  9. Apocalisse
  10. Spleen

“TRENTA” – L’album raccontato dall’artista:

La prima traccia è “Calma“, un brano synthpop leggero ed easy listening, attraverso il quale volevo trasmettere soltanto calma e serenità, che credo servano, soprattutto di questi tempi, in cui, che tu stia bene o male psicologicamente, ti ritrovi attanagliato da una minaccia, psicologica, fisica, economica e sociale.

Segue “Astrolove“, dalle tinte sempre synthpop, ma con vivaci sfumature post-punk alla Subsonica/Bluvertigo e componenti che definirei alla Achille Lauro (nel ritornello) e alla Battiato nelle strofe. Qui, il protagonista del racconto ammette con fierezza di essere un outsider della società, in quanto non si sente rispettato da essa e si oppone ad alcune dinamiche e situazioni, come la mal gestione del bene del cittadino, sia nel settore salute che in quello lavoro.

Mood“, come dice la parola stessa, esprime il mood dimesso di un individuo, ma nel ritornello, evidenzia la sua voglia di rimettersi in gioco, perché consapevole di potersi salvare. Il pezzo è sorretto da un arrangiamento minimal electro, che si apre ed esplode proprio nel ritornello, simboleggiando il desiderio di rivalsa del protagonista.

Rispetto” tratta chiaramente la tematica del rispetto, in questo caso quando viene sugellato un amore fedele. Peccato che in questa canzone l’individuo non abbia per nulla rispettato l’amata, poiché ammaliato dal fascino di un’altra donna, rivelatasi alla fine abusatrice del suo cuore. Ovviamente, il nostro fedifrago, torna dalla partner tradita, che fortunatamente lo lascia, non credendo alle sue parole. La canzone è un dialogo tra i due nel testo, ma la voce è solo maschile, la mia, per entrambe le parti, pur riferendosi femminilmente. Questa scelta è concettuale: non essendoci una seconda possibilità, nessuna frase sarebbe uscita dal suo vero amore e mai questa donna avrebbe accettato di cantare con lui. L’arrangiamento è elettronico, ma è senza dubbio il secondo brano pop leggero dell’album (secondo solo a “Calma”).

Ho perso” è l’unico duetto del disco, scritto e interpretato in collaborazione con l’artista milanese Alessio Luise, in arte Luisenzaltro. Il pezzo racconta ciò che si è perso dalla nascita in poi – della serie “più cresci, più sei solo e più cose/persone perdi” – e delle conseguenze dissolute derivate da tutto ciò, arrivando però al ritornello con una possibile soluzione logica, ovvero scrivere su un foglio i propri demoni per esorcizzarli. Questo brano è l’unico a non avere, se non in minima parte, componenti elettroniche, poiché di matrice puramente orchestrale. Immaginatevi un tema di Hans Zimmer – compositore de “Il Gladiatore”, tra i tanti – con alla voce Battiato ed echi lirici d’opera in ritornello coinvolgenti ed energici.

Elettrofilastrocca” è un concentrato musicale di 1:25 min, perlopiù rappato/recitato. Una vera e propria filastrocca in musica che inizialmente appare ironica, ma che via via perde questa componente allegra, rivelandosi decisamente amara. La composizione è tipicamente minimal electro, con elementi che ammiccano alla trap sfarzosa e reinterpretata da Young Signorino.

Nero carbone“: per quanto il titolo sembri suggerire qualcosa di oscuro, qui, attraverso un’elettronica minimale, canto di quanto un artista, nonostante le persone che lo circondano non comprendano la sua umiltà mantenuta, sia riuscito a trovare una propria dimensione.

Diverso” è come un continuum di “Nero carbone”. La musica, minimal electro nelle strofe, mantiene una voce soave, ma ti frega nel ritornello, che presenta sonorità tipicamente rave con un urlato senza intonazione – ma non stonato, ovviamente -, richiamando in interpretazione il punk old-school. In questo pezzo, il protagonista esprime rabbia, in quanto, pur avendo trovato una propria dimensione, le persone attorno a lui perdurano nei giudizi, dicendogli che deve fallire.

Apocalisse” è senza dubbio la canzone più cattiva dell’album. Controculturale, musicata con tutti gli elementi dell’elettronica minimal-rave. Il protagonista è confuso, perché si rende conto che, anche se stesse bene economicamente e psicologicamente, si ritroverebbe a denunciare un contesto sociale catastrofico che, per l’appunto, definisce come apocalittico.

Spleen“: abbiamo iniziato il disco con una canzone calma e lo terminiamo in egual modo. È un pezzo sì elettronico, ma più d’ambiente. Il titolo è la conclusione finale teorica analitica di tutto ciò che si è analizzato nelle canzoni precedenti: per quanto le cose possano migliorare, nel 2022 non saremo ancora fuori da questo spleen sociale (è scientifico, non è cospirazionismo), ovvero, sensazione di disagio dissoluto.

Condividi su

STAFF 1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *