Tutto l’universo di Giovanni Truppi

Tutto l’universo di Giovanni Truppi
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Giovanni Truppi, cantautore italiano napoletano che abbiamo visto esibirsi a Sanremo 2022, ha pubblicato il 4 febbraio il suo nuovo album, Tutto l’universo; una raccolta nella quale ha selezionato alcuni dei suoi lavori più significativi degli ultimi dieci anni.

La novità è la traccia d’apertura, ovvero Tuo padre, mia madre, Lucia, canzone che ha portato al teatro dell’Ariston e con la quale ha vinto il premio Lunezia – volto a valorizzare la produzione musicale-letteraria – e la targa MEI – Miglior artista indipendente. 

L’album

Truppi è un uomo che sembra trasudare poesia, una poesia semplice e sincera, e che riesce sempre a tramutare in musica. In Tutto l’universo raccoglie 15 tracce, di cui 14 tratte da album già pubblicati in precedenza. Per artisti come lui, che di cose da dire ne ha molte, non dev’essere facile racchiudere tutta la propria poetica e la propria musica all’interno di un numero esiguo di brani; eppure, lui ci riesce benissimo: ha scelto con cura le canzoni da inserire nell’album. Così, è stato in grado di inglobarvi proprio tutto l’universo: il suo. 

Ogni traccia è caratterizzata dalla sua cifra stilistica, che presenta un carattere poetico, profondo e semplice, spezzato qua e là da un tono ironico, divertente e leggero, in grado di non rendere l’ascolto pesante, né ripetitivo. Spesso ci imbattiamo nella tecnica del parlato, simbolo di una semplicità che sembra appartenergli e di cui si fa letteralmente portavoce.

Le tematiche 

Le tematiche generali in Tutto l’universo sono quelle che ci ha presentato nel corso degli anni: riflessioni sull’amore in senso romantico e in senso lato; sul concetto di verità, approfondito per esempio nel brano Nessuno. Qui, tramite un intelligente gioco di parole, ci fa ragionare sul fatto che forse un’unica verità non esiste, per quanto sia bello ricercarla. Il cantautore abbraccia l’idea che tutto sia relativo e soggettivo; perciò il mondo esterno appare ai nostri occhi con il filtro di ciò che ognuno ha nel proprio mondo interiore:

“e il mondo è come tu te lo metti in testa: un pesce sta nel mare, un altro nuota in una vasca. Al pesce la vasca gli sembra il mondo, e il mare, e il mare, e il mare lo vede sullo sfondo”, canta in Il mondo è come te lo metti in testa.  

Ma ci porta a riflettere anche sulla profondità dei sentimenti che una persona è in grado di provare; sulle pieghe spigolose e dolorose che la vita a volte assume, come racconta in Conoscersi in una situazione di difficoltà. Truppi sembra proprio un uomo consapevole del fatto che dolore e difficoltà vanno a braccetto con la vita tanto quanto gioia e allegria; e sono da essa inscindibili. Perciò non tenta di combatterle: al contrario, le accetta e le fa sue, le attraversa e ne trae ciò che di buono può trarne. “A me mi piace la difficoltà perché è una cosa che io divento alleato con te”: dopotutto, è proprio nelle difficoltà che abbiamo la possibilità di legare in modo profondo e insolito con chi ci è accanto. 

Un’ultima tematica ricorrente e importante da portare alla luce, ma che sicuramente non esaurisce i contenuti che Truppi ci presenta in questa raccolta, è quella esistenziale: “in capa mia ci sta tutto l’universo, e l‘universo è Dio e allora chi sono io?”. Non possiamo non menzionare Tutto l’universo, traccia che dà nome all’album. 

Quest’ultima, Superman e La domenica sono tre pezzi che originariamente vengono pubblicati in due dischi diversi (i primi due in Giovanni Truppi del 2015, il terzo in Il mondo è come te lo metti in testa del 2013). Sono poi ripubblicati in una nuova versione nell’album Solopiano del 2017. In quest’ultimo, il cantautore decide di accompagnarsi con il solo uso del pianoforte, come suggerisce il titolo della raccolta. In Tutto l’universo ci vengono presentanti nuovamente nella loro versione originale. 
A questi brani si accoda Scomparire, di cui parleremo meglio tra qualche riga. 

Tuo padre, mia madre, Lucia 

Come abbiamo sentito annunciare diverse volte nel corso delle serate di Sanremo, il testo di Tuo padre, mia madre, Lucia è stato scritto dallo stesso Truppi insieme a Marco Buccelli, Niccolò Contessa e Pacifico, con le musiche di Truppi, Buccelli e Giovanni Pallotti

Attraverso questa canzone d’amore riporta alla dimensione del quotidiano una cosa così grande, che altro non è che la somma di tante piccole cure reciproche. Un sentimento di per sé semplice, ma non nell’accezione di facile. Non cerca, infatti, di idealizzarlo – “lo so che per quello che vogliamo fare noi, un per cento è amore. Il resto è stringere i denti” – ma nemmeno di affievolirne l’importanza. Ci racconta in modo vero, sincero e semplice, quanto l’amore si coltivi anche nell’affrontare insieme le difficoltà in cui si può trovare l’altra persona; nella delicatezza con cui ci si tratta l’un l’altro, anche e soprattutto quando ci si mostra senza maschere. E adesso che conosco anche la tua amarezza e il buio senza parole in cui sei nuda di rabbia, io ti volevo dire che la mia anima ti vuole ed il mio cuore pure”. 

E, in tutto ciò, risponde all’ipotetica domanda di un suocero, di una madre o di una figlia (Lucia), fornendo la stessa risposta che dà a se stesso, che riposa nella certezza di volere la persona che ama accanto a sé, indipendentemente da tutto il resto: “e se domani […] si chiederanno, come mi chiedo anch’io, se questo è un amore, risponderò come rispondo anche a me che amarti è credere che, che quello che sarò sarà con te”. 

Scomparire – la traccia conclusiva 

Scomparire è la traccia conclusiva della raccolta, l’unica che, oltre a Tuo padre, mia madre, Lucia, apporta una novità significativa: nasce nell’album Solopiano sopra menzionato, ma viene qui rivisitata e riarrangiata per la prima volta. La nuova versione introduce sin dal principio un mix di suoni eterei che suggeriscono un’idea di sospensione. A questi si aggiungono chitarra, basso, batteria, synth e, verso metà canzone, una tromba: elementi che rendono il brano vivo, concreto, presente. Resta pur sempre dolce e delicato, ma nel complesso risulta più incalzante e moderno, acquisendo inoltre una certa leggerezza.  

Una degna conclusione per un album che dentro sé racchiude domande e riflessioni di tutto l’universo di quest’uomo, e che percepiamo quasi come serena.E ora che abbiamo capito che siamo soltanto richieste di aiuto ci sembrerà poco meno che un gioco: due che s’abbracciano strettissimi ce la fanno a scomparire”. 

A cura di
Gaia Barbiero

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Gaia Barbiero

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