“Non siamo tutti eroi”: l’omaggio a Piero Ciampi di Sara Jane Ghiotti

“Non siamo tutti eroi”: l’omaggio a Piero Ciampi di Sara Jane Ghiotti
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” Io credo che Piero Ciampi fosse quello che valeva di più fra tutti noi, il più poeta, il più lirico, il più artista, il più folle, il più egoista. Piero si, era un egoista mostruoso, ma anche un genio”.

Gino Paoli

“Non siamo tutti eroi” è il secondo album di Sara Jane Ghiotti uscito il 7 gennaio in digitale e disponibile dal 21 gennaio in CD. Cantante, arrangiatrice e insegnante di jazz, la Ghiotti ha dedicato un intero lavoro alla figura e alle canzoni di Piero Ciampi. Un cantautore scomodo, che ancora oggi conserva un aurea di sacralità che ne ha preservato la sua arte.

Ciampi era un bohème nato fuori tempo, che non ha fatto sconti a nessuno, nè tantomeno compromessi. Odiato dai discografici a cui spillava denaro per contratti discografici e spariva per mesi, odiato dalla televisione e dalle radio. Ma i suoi amori li viveva con intensità, pronto a giocarsi (e a bersi) tutto. Come la sua trasferta a Parigi, fine anni ’50 nella città dei pittori, dell’esistenzialismo e degli chansonnier. Frequenta Cèline, rimane folgorato da Brassens. In Italia ritorna per mettere in pratica quei vagabondaggi. Col supporto di Giancarlo Reverberi fa il suo esordio come Piero Litaliano.

Ha tutte le carte in regola

Ma se i testi denotano che Piero Ciampi ha “tutte le carte in regola per essere un artista”, le musiche sono un ibrido fra sonorità d’oltralpe e pop jazz orchestrale con richiami al Modugno nazionale. La sua personalità di artista sarebbe maturata con gli anni 70 dall’incontro con Piero Marchetti, compositore e autore di colonne sonore. Le canzoni di Piero Ciampi diventano così vere e proprie tragedie teatrali, dialoghi e pensieri sottolineati da stacchi inattesi o melodie dolcissime. Marchetti adatta la musica allo spirito anarchico e fuori dagli schemi di Ciampi e consolidando la sua impronta di autore maudit della musica italiana.

Un sorriso beffardo

Il lavoro di Sara Jane Ghiotti parte dall’inizio. Ne interpreta gli umori orchestrali sospesi fra jazz e pop interpretando Hai lasciato a casa il tuo sorriso, Confesso (con un sorprendente lavoro di Laura Roccheggiani al sassofono), Qualcuno tornerà. Ma questo non sarebbe bastato a tracciarne il percorso artistico completo, e la Ghiotti ha voluto osare trasformandosi in quel giullare abbandonato, quel Don Chisciotte poeta e mattatore dei sentimenti strappati alla mediocrità.

L’eleganza del quartetto d’archi si sposa così con la disperazione di Sporca Estate, Andare Camminare Lavorare si tramuta in esperienza di dialogo teatrale e strumento di libertà espressiva (la batteria di Laura Klein). Ma è in Tento Tanto che Sara Jane Ghiotti compone un puzzle espressivo di quella poetica: l’individualismo sfrenato contro le costrizioni della vita, il sorriso che si alza beffardo. Il disco si conclude con la sublimazione de L’amore è tutto qui, la confessione disarmante dell’artista, delle sue miserie e della grazia ben rappresentata dal theremin di Valeria Sturba.

Sono tutte donne le musiciste chiamate a prendere parte a questo viaggio quasi a voler riappacificare lo spirito di Piero Ciampi con quelle donne perse durante il suo cammino. Compagne di una sera, fra i vagabondaggi di una Roma notturna oppure quelle due donne tanto amate che erano alte, belle, bionde snelle ma ormai non esistono più. Vale la pena così citare Vanessa Cremaschi ai violini e viola, Giovanna Famulari al cello, Ornella D’Urbano al pianoforte, Elisabetta Rossi e Marcella Carboni all’arpa, Samanta Binotti al vibrafono, Valeria Sturba al theremin, Laura Vanzolini, Barbara Piperno e Lorenza Chiarelli alla voce.

Un progetto non facile che va aldilà della semplice esecuzione perchè Piero Ciampi è un personaggio che non fa sconti nel suo essere autentico. In pochi hanno voluto avventurarsi in quel mondo. Gino Paoli lo ha omaggiato per l’amicizia e l’ammirazione che li legava, Bobo Rondelli forse è il personaggio più affine anche per condivisione di luoghi vissuti ( Livorno nello specifico). E allora abbiamo voluto raggiungere Sara Jane Ghiotti per farci raccontare questa esperienza, se vogliamo, catartica di un personaggio unico nel panorama della musica d’autore.

Ciao Sara. Cominciamo col chiederti perchè hai voluto fare un album dedicato a Piero Ciampi?

Ho conosciuto Piero Ciampi abbastanza in ritardo suo mio percorso musicale. Mi son resa conto che sono ancora troppo pochi quelli che conoscono questo grande artista. Molti colleghi a cui ho espresso il desiderio di affrontare questo progetto hanno storto un pò il naso perchè Piero Ciampi è considerato misantropo e misogino quindi problematico. Approfondendo il personaggio ho scoperto che in realtà non possiamo dare giudizi su un personaggio così complesso e che ha avuto sì un rapporto travagliato col mondo femminile ma ha collaborato con diverse artiste come Nada o Dalida. Quindi il mio lavoro è stato quasi di far riconciliare lo spirito di Ciampi con quel mondo da parte di un gruppo di musiciste.

Quanto è costato questo lavoro a livello di preparazione?

Diciamo che il lockdown mi ha dato il “lusso” di approfondire e trovare i tempi necessari per l’arrangiamento dei brani. Sono partita con un lavoro più legato al primo Ciampi, da brani come Hai lasciato a casa il tuo sorriso. Man mano che passavano i mesi ho sentito l’esigenza di dare spazio ad altri aspetti. Confesso è arrivata molto dopo, dalla malinconia degli inizi capivo che si passava a sentimenti più violenti, aggressivi a via via più personali. Il successivo passaggio è stata la scomposizione dei testi dalla musica. Il Ciampi che ha scritto con Marchetti spesso non rispettava la metrica musicali sposandosi bene con una poesia libera quasi come fosse un flusso di coscienza. Ho lasciato spazio così alla parola e al suo ritmo.

Qual è l’eredità che Piero Ciampi ha lasciato alla musica italiana d’autore?

Ha lasciato non sempre del bene. Purtroppo i grandi artisti lasciano anche una caricatura in dono a quelli che vengono dopo. Questo personaggio bohemien, disperato, eccessivo è stato preso a modello trascurando però l’aspetto personale poetico dell’artista. Vevendo dal mondo jazz mi piace fare il paragone con John Coltrane. Molti jazzisti lo hanno preso a modello perchè suonava molte note. Se lo faceva lui aveva un senso, i musicisti che lo prendono come modello suonano le stesse note in maniera vuota e impersonale. La stessa cosa è successa a Piero Ciampi, ha lasciato molte scomodità ai cantautori a venire.

Hai in progetto uno spettacolo legato al disco?

La presentazione ufficiale sarà il 22 gennaio al Teatro Petrella di Longiano, dopodichè siamo il 2 marzo al Teatro degli Atti a Rimini e 29 marzo al Teatro Titano a Dogana RSM. Dopodichè sono previsti concerti in formazione più snella e sperimentale con pianoforte e theremin quindi spero di riuscire a fare un vero e proprio booking anche nei club.

a cura di
Beppe Ardito

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Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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