“Sinusoide”, la doppia anima di Elisa Erin Bonomo

“Sinusoide”, la doppia anima di Elisa Erin Bonomo
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Il 19 novembre è stato pubblicato “Sinusoide” il secondo album della cantautrice veneziana Elisa Erin Bonomo. Il disco e le 12 tracce che lo compongono, seguono una curva che tocca sia sentimenti terreni che anime spirituali. La stessa caratteristica si ripropone nelle sonorità che vanno dalla dark-wave alla world music. L’elemento centrale del lavoro di Elisa, registrato all’interno del No Shoes Reconding Studio, è l’amore con tutte le sue mille sfaccettature. L’artista riproduce le sensazioni sconvolgenti e contrastanti tipiche dell’innamoramento.

L’uscita dell’album è stata anticipata da alcuni live che hanno toccato la Sicilia e Milano. Elisa Erin Bonomo da inizio alla sua carriera nel 2017 con il disco “Antifragile” che al suo interno contiene il pezzo “Scampo” con il quale la cantautrice e chitarrista ha vinto il premio della critica di Amnesty “Voci per la libertà”. Il brano è stato inserito nella compilation “Vxl20- Una canzone per Amnesty” vincitrice della Targa Tenco come “album collettivo a progetto”.

L’INTERVISTA
Ciao Elisa, il concept di “Sinusoide” è caratterizzato dalla ciclicità e dall’aspetto duale degli eventi. Nell’album albergano due anime diametralmente opposte, ma allo stesso tempo ho notato un’irrequietudine costante in tutti i brani. Cosa ne pensi?

Più che di irrequietudine parlerei di inquietudine, che è simile ma è più legata a una situazione di tensione, e quindi di estremo movimento interiore. Più che di preoccupazione la sensazione costante è quella della ricerca di un equilibrio interiore, che forse sta nella ricerca stessa del miglioramento.

Il secondo brano del tuo album si intitola “Maleducata”. Quanto è difficile, secondo te, mantenere “una vita sbagliata sboccata e contorta” come quella che canti?

Eh guarda, è volutamente una provocazione. Con maleducazione intendevo la voglia di fare rumore, di spingermi oltre i miei limiti, di prendermi un posto nel mondo anche magari sgomitando in maniera punk.
Credo che a volte un sano rifiuto delle convenzioni, padri, maestri e vecchie istituzioni sia più che sano.

Una vita “sbagliata, sboccata e contorta” è sempre un punto di vista di qualcuno verso qualcun altro. Ciò che per te può essere giusto per la morale comune può essere sbagliato. Come pure “essere contorti” è una condizione dettata dagli eventi.

Per molti la mia vita può avere queste caratteristiche perché non segue un tracciato comune rispetto ai miei coetanei. Non sono sposata, non ho bambini, non ho un’occupazione stabile e ho un’indole abbastanza indipendente. Stare fuori da un tracciato non allineato è sicuramente complicato, ma pieno di colpi di scena… E io detesto la noia ahimè.

Sei una tra le fondatrici del movimento “UNICA – Cantautrici Unite” volto a migliorare la condizione delle lavoratrici del mondo della musica. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare durante il tuo percorso artistico derivanti dalla tua identità di genere?

Non essere mai presa sul serio, o non essere vista totalmente per quello che ero in grado di fare, fino a pensare io stessa di non essere in grado. Con questo intendo che io oltre a suonare la chitarra, il piano, cantare, scrivere… Produco e arrangio. Nel mio piccolo, ma è una cosa che mi appassiona molto. Per molto tempo sembrava che il lavoro di producer o fonico fosse ad appannaggio maschile, quindi una sorta di preconcetto che mi sono portata avanti fino ai trent’anni è che non fossi in grado di produrmi i pezzi da sola.

Poi ovviamente le molestie, soprattutto online. Ahimè qualche tempo fa è stata presa una mia foto e messa su un account per promuovere un sito pornografico. Il dolore più grande è che molte persone hanno creduto fossi veramente io e altri contatti conosciuti ne hanno approfittato per scrivermi apprezzamenti non graditi.

In un questionario consegnato da UNICA il 100% di noi ha subito molestie, online e sul palco, o sono state giudicate più per l’aspetto fisico che per la bravura artistica.

Il tuo disco di esordio “Antifragile” e “Sinusoide” sono stati realizzati grazie al crowdfunding. Potresti raccontarci di più su questa esperienza?

Il crowdfunding per me è stata più che altro un’esigenza, dato che non ero in grado materialmente di sostenere i costi della loro promozione. E’ una forma di finanziamento comunque molto libera, nel senso che crea una comunicazione senza filtri tra te e i fan e permette di fare delle scelte artistiche assolutamente indipendenti.

Per i fan è un ottimo modo per passare a un ruolo attivo nella vita dell’artista, credo rafforzi il legame tra di me e loro. È stupendo leggere le parole di incoraggiamento – che magari i più timidi non fanno nella vita di tutti i giorni… Ma a livello artistico è emotivamente e fisicamente impegnativo. Bisogna avere un piano editoriale per la gestione dei contenuti, mantenere sempre alta l’attenzione… Insomma, se si avvia un crowdfunding bisogna avere alle spalle una bella strategia.

Per salutarci ti faccio una domanda un po’ scomoda data la precarietà del periodo storico che stiamo vivendo: farai dei live prossimamente?

Ho un live: il 28 gennaio a Casetta Zebrina (Padova). Per il resto navigo a vista ahimè.

a cura di
Lucia Tamburello

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