Affossato il DDL Zan, ma non le piazze

Affossato il DDL Zan, ma non le piazze
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Il 27 ottobre è stato bloccato in Senato il DDL Zan contro l’omotransbifobia. Tramite il voto segreto, si sono schierati a favore della “tagliola” 154 senatori, mentre 134 sono stati i voti contrari; inoltre il testo non potrà tornare in commissione prima di sei mesi. Le reazioni delle piazze non si sono fatte aspettare.

Migliaia le persone a Bologna che si sono date appuntamento in Piazza del Nettuno sabato 30 ottobre per manifestare contro l’affossamento del DDL Zan. Molte associazioni si sono da subito mobilitate per organizzare l’evento tra cui La MALA educaciòn, Gruppo Trans, Ritmo Lento, Cassero Lgbti+, B Side Pride e molte altre.

Una piazza stracolma di diverse generazioni che hanno come filo conduttore la delusione per l’atto inaspettato del Senato, espressione della omolesbobitransfobia diffusa nel Paese. Delusione mista con rabbia che esplode quando le attiviste e gli attivisti prendono il microfono in mano per denunciare il fatto che chi si dovrebbe occupare della tutela della comunità Lgbtia+ in realtà si preoccupa di questioni meramente politiche.

Nella pausa tra un intervento e l’altro abbiamo scambiato due parole con Christian, il presidente del Gruppo Trans di Bologna.

Perché sarebbe stato un errore accettare le modifiche di Italia Viva riguardo l’eliminazione della definizione di identità di genere?

L’Italia è il primo paese in Europa già da diversi anni per numero di crimini d’odio nei confronti delle persone trans. Il tema dell’identità di genere in Italia rappresenta una discriminante, essere una persona trans in Italia non è qualcosa di safer; purtroppo noi lo abbiamo sperimentato in primis sulla nostra pelle poiché settimana scorsa come associazione siamo stati aggrediti fuori dalla nostra sede.

Quindi sarebbe stato improbabile spaccare il movimento privilegiando il tema dell’orientamento sessuale anzchè l’identità di genere che comunque tutt* abbiamo.

Per molti non aver accettato questa modifica è stato visto come una questione ideologica più che reale…

E’ una questione molto pratica ed è attinente con la nostra sicurezza. Sperimentando ogni giorno quello che significa non conformarsi ad una norma, ad un’aspettativa di genere e bisogna capire che queste aggressioni non sono un’emergenza ma sono una violenza strutturale che avviene quotidianamente.

L’Italia può essere considerato un Paese omolesbobitransfobico?

Secondo l’ultimo report sull’omofobia Ilga, l’Italia è al 36° posto nel mondo; inoltre è chiaramente un paese che non ha ancora legiferato su questi temi. E’ chiaro che il cambiamento non avverrà per una legge ma per un cambiamento culturale, ma lo Stato italiano deve dire in modo netto e indiscutibile che non è dalla parte dei violenti e che la vita delle persone Lgbtia+ conta alla pari.

Qualche considerazione sulla reazione delle piazze in contrasto con quella del Senato?

La gente sta scendendo in tante piazze per dire quanto non si senta rappresentata da questa classe politica, questo è un grosso problema. A Salvini, alla Meloni e a Renzi voglio dire che non è un posto per loro, non per noi!

dalla pagina Facebook del Cassero Lgbti+

In effetti sono tante le manifestazioni organizzate in tutta Italia in questi giorni; da Palermo a Padova passando per Napoli e Rimini la lotta non si ferma. Lo stesso Zan, promotore della legge, è sceso in piazza a Cagliari per gridare “bregungia!” che in sardo significa “vergogna!”.

“Era la prima volta che nella legge si parla di abilismo”, ci dice Giosy, membro del direttivo del Cassero Lgbti+ che continua “non basta questa legge per affossare l’abilismo. La legge è il primo passo, ma ci vogliono azioni culturali non interventi repressivi, perché se un omofobo o abilista è in carcere non cambia nulla, invece un intervento nelle scuole ci può cambiare la vita. Non fermeremo la nostra lotta intersezionale!”

Ricordiamo che il DDL Zan è un’estensione della legge Mancino (che sanziona la violenza e discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali), comprendendo anche motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Durante la manifestazione si è esibito il gruppo StaMurga, con balli, musiche suonate con solo percussioni e costumi coloratissimi; Piazza Maggiore si presentava con bandiere arcobaleno, simbolo della Comunità Lgbt+, e musica anche dalle casse posizionate sotto i portici, dove echeggiavano dei classici come “Non sono una signora” di Loredana Bertè o “Rumore” di Raffaella Carrà.

a cura di
Alice di Domenico

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