L’amore spiegato tramite il cantautorato italiano

L’amore spiegato tramite il cantautorato italiano
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“Cos’è l’amore?” non è la domanda più frequente nella nostra vita. Siamo infatti talmente circondati dall’amore che quasi non ce ne accorgiamo, forse non sappiamo realmente cosa sia. 

Da sempre i musicisti hanno scritto canzoni d’amore, hanno dedicato testi a persone da loro amate: lo scopo che ci proponiamo oggi è quello di analizzare i più grandi artisti della musica italiana e comprendere le diverse fasi del linguaggio cantautorale sul tema dell’amore.

L’amore passionale

Iniziamo dal 1961, anno nel quale Little Tony e Adriano Celentano presentano 24 mila baci a Sanremo. È la prima volta che il rock ‘n’ roll viene presentato su questo palco e viene fatto tramite una dichiarazione d’amore sincera e piena di manifestazioni

“Amami, ti voglio bene, con 24 mila baci oggi saprai perché l’amore vuole ogni istante mille baci, mille carezze vuole all’ora. Con 24 mila baci felici corrono le ore d’un giorno splendido perché ogni secondo bacio te.”

È una rappresentazione diretta della semplicità dell’innamorato, il quale non chiede altro che baci e carezze per essere felice in ogni secondo. 

Non sempre, però, l’amore si limita al desiderio di semplici gesti. Spesso si trasforma in un’emozione passionale, sessuale e concreta. Come quella cantata da Gino Paoli ne Il cielo in una stanza.

Ad esempio, io avevo la volontà di descrivere l’orgasmo: il fare l’amore e quell’attimo dopo tu sei proiettato nell’infinito, sei tutto e non sei niente.

Gino Paoli

In questo caso, infatti, non si tratta di un amore intellettuale e solitario, ma di un sentimento completamente carnale. Qui l’amore è la perfetta incarnazione dell’infinito: solo attraverso di esso è possibile attuare un concreto distacco tra realtà ed immaginazione.

Dopo le fasi di leggerezza e passione, l’innamorato finalmente trova la sua meta: l’amore eterno. Nella sua Io che amo solo te, infatti, Sergio Endrigo mette in chiaro sin da subito quanto unico e spassionato il suo amore sia:

“Io ho avuto solo te e non ti perderò, non ti lascerò per cercare nuove avventure.”

Nonostante il linguaggio semplice e diretto, sotto ogni parola si nasconde qualcosa di più profondo: un sentimento di totale devozione ed eterna fedeltà verso la donna amata. Le parole sembrano scaturire direttamente dal cuore del cantautore e forse è proprio questo a rendere la canzone così efficace. 

Il gioco dell’amore

Nel 1962 Luigi Tenco esordisce con Mi sono innamorato di te. Il testo potrebbe stupire l’ascoltatore per la superficialità con cui l’amore è descritto, sembra infatti che per il cantante esso sia unicamente uno strumento per fuggire dalla noia:

“Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare. Il giorno volevo qualcuno da incontrare; la notte volevo qualcosa da sognare.

Alla fine, però, Tenco ci rivela il reale coinvolgimento del protagonista, il quale si pente di aver iniziato questo “passatempo”. L’amore, infatti, prende il sopravvento su di lui e di notte si ritrova non più ad avere qualcosa da sognare, ma una donna da amare:

“Ed ora che avrei mille cose da fare, io sento i miei sogni svanire, ma non so più pensare a nient’altro che a te.”

Simile nel significato, ma più vicina nel tempo, è Cara. Scritta da Lucio Dalla e uscita nel 1980Cara racconta di un incontro iniziato scherzosamente all’interno di un ristorante tra un uomo maturo e una donna più giovane. 

Questo corteggiamento giocoso iniziato dall’uomo lo porterà però a ritrovarsi di fronte ad un amore intenso e profondo, talmente tanto da desiderare di proteggerlo:

“Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla, se hai paura a andar lontano puoi volarmi nella mano.”

Solamente una volta arrivati in fondo alla canzone ci accorgiamo di come questo racconto fosse la narrazione di un sogno:

“Ma che bella mattina, il cielo è sereno. Buonanotte, anima mia. Adesso spengo la luce e così sia.”

Un sogno probabilmente scaturito dalla vista di questa giovane donna che ha suscitato al cantautore un’emozione talmente forte da ispirare la storia d’amore raccontata in questo brano.

L’amore è anche sofferenza

Ci sono volte in cui l’amore porta inconsciamente l’innamorato verso la distruzione. Come nel caso di Fabrizio De André ne La ballata dell’amore cieco, il racconto struggente di come l’incommensurato amore provato dal protagonista lo porta fino alla morte:

“Gli disse lei ridendo forte: l’ultima tua prova sarà la morte.”

Di forte impatto è come lui esaudisca ogni richiesta della donna, felice di soddisfare i suoi desideri. In particolar modo, l’innamorato non vede la morte come un male, ma anzi è contento di poter donare tutto sé stesso per amore:

“Ma lei fu presa da sgomento quando lo vide morir contento. Morir contento e innamorato, quando a lei nulla era restato, non il suo amore, non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene.”

De André racconta questo sacrificio in maniera cruda, accompagnandolo ad una sonorità allegra che si contrappone totalmente al significato grigio del testo. 

Altre volte questo desiderio, fin qui descritto come spensierato e leggero, porta il protagonista a soffrire. Questo è il caso di Sergio Endrigo nella sua Lontano dagli occhi. In questa canzone il protagonista soffre per la lontananza dalla donna amata:

“L’allegria degli amici di sempre non mi diverte più.”

Si rende conto di iniziare dimenticare quei piccoli tratti del suo volto che tanto gli piacevano, ma una parte di lei comunque resterà sempre:

“E so perché non so più immaginare il sorriso che c’è negli occhi tuoi quando non sei con me: lontano dagli occhi, lontano dal cuore e tu sei lontana, lontana da me.”  

Amore giovanile vs amore adulto

Abbiamo parlato di amori infantili, passionali, giochi innocenti e sofferenza. L’amore è tutto questo, ma prima di tutto è un’evoluzione. Le prime esperienze, quelle della gioventù, le ricorderemo sempre con un senso di malinconia nell’aria. Un po’ come succede a Claudio Baglioni in Questo piccolo grande amore, dove ci racconta la storia d’amore di due giovani ed il rimpianto dei giorni trascorsi insieme:

“Lei era un piccolo grande amore, solo un piccolo grande amore, niente più di questo, niente più. Mi manca da morire quel suo piccolo grande amore adesso che saprei cosa dire, adesso che saprei cosa fare, adesso che voglio un piccolo grande amore.”

Questo sentimento di nostalgia che prende il sopravvento è provocato dalla fine di un amore per colpa della sua poca convinzione e insicurezza. Solo ora che l’ha persa il protagonista si rende conto di aver realmente amato quella donna e rimpiange di non aver apprezzato ciò che aveva.

A differenza di BaglioniUmberto Tozzi in Ti amo ci racconta la sensazione di soffocamento provocato da un matrimonio senza più amore, fatto di “vino leggero”, che porta il protagonista a pentirsi di aver trovato un’amante

“Io ti amo e chiedo perdono. Ricordi chi sono? Apri la porta ad un guerriero di carta igienica e dammi il tuo vino leggero che hai fatto quando non c’ero”

Nella prima strofa, infatti, il cantante racconta quanto passionale, sensuale e pazzo sia l’amore con questa donna. Al contrario, nella seconda parte, quando torna a casa, si rende conto che il sentimento che lo lega a sua moglie è troppo leggero.

Il pentimento è rappresentato dalla figura del “guerriero di carta igienica”, incarnazione dei suoi sensi di colpa e della sua debolezza. La domanda “ricordi chi sono?” è infatti rivolta a sé stesso, è l’ultimo disperato tentativo di ricordarsi di essere un marito e la ripetizione costante di “ti amo” rappresenta il modo in cui prova ad autoconvincersi che l’amore per sua moglie sia più forte di quel fuoco che gli brucia dentro ogni volta che si trova con l’altra donna. 

Mille possono essere le manifestazioni d’amore, a partire da 24 mila baci, fino al ritorno a casa di un partner nonostante le difficoltà. Mille sono le forme d’interpretazione che negli anni i cantanti hanno attribuito a questo sentimento e mille ancora sono quelle che scaturiranno in futuro. 

a cura di
Giulia Focaccia

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