DiscOttanta:”Patriots” di Franco Battiato

DiscOttanta:”Patriots” di Franco Battiato
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«Una ragazza di quindici anni mi ha scritto dicendo che non le frega niente di quello che dico, che comunque le piace da pazzi. Per me questo è il massimo, perché non voglio dire niente, oppure tutto.»

Franco Battiato

Con DiscOttanta abbiamo voluto celebrare i quarant’anni dei dischi italiani più importanti. Per chiudere l’anno questa volta abbiamo scelto Patriots di Franco Battiato.

L’evoluzione

Seppur non decisivo come il successivo, anche con La voce del padrone (di cui vi invitiamo a leggere la recensione scritta da Daniela Fabbri) Battiato aveva già forgiato la sua personalità e il mondo attorno a lui. A cominciare dalla originale grafica del suo amico e vecchio sodale Francesco Messina.

Patriots di Franco Battiato

Secondo album pop dopo L’era del cinghiale bianco, in Patriots Battiato perfeziona la formula di citazioni dotte e ironia pungente attraverso il mezzo canzone. Non solo, colpisce la sua capacità di evocare ricordi e di saper coniugare chitarre rock con sintetizzatori e sezione d’archi. Innovativo e tradizionale nella cessione più alta, ribalta la rigidità degli schemi musicali ed è sapiente nel sintetizzare tutto questo in ritornelli da cantare sotto la doccia.

Ad accompagnare Battiato nella realizzazione del disco contribuiscono Giusto Pio, non solo un turnista, ma un collega – musicista con cui condivideva il gusto musicale e la visione della vita come la dottrina filosofica di Gurdjeff. Legati da una profonda amicizia e stima reciproca, la coppia Battiato-Pio costruirà e perfezionerà negli anni successivi uno stile musicale. Daranno vita a una vera e propria scuderia di artisti come Alice, Milva, Giuni Russo insieme a brani destinati spesso al successo.

I collaboratori

Altro musicista determinante per Patriots è Alberto Radius, che contribuirà mettendo a disposizione il suo studio di registrazione di Milano e aggiungendo sapienti pennellature di chitarra rock nei brani. Citiamo ancora Gigi Cappellotto al basso, Filippo Destrieri alle tastiere e Antonio Ballista al pianoforte.

La maggior parte di loro, come Destrieri e Ballista insieme a Radius e Pio, diventeranno poi dei collaboratori di Battiato anche nei lavori successivi. Battiato era un vulcano pieno di inventiva e di idee che si tratti di album di canzoni o di opere ambiziose e aveva la capacità di coinvolgere i suoi assistenti.

Le canzoni dell’album

Si parte con un classico: Up Patriots to Arms. Dietro una struttura classica strofa ritornello c’è un lavoro raffinato ed equilibrato di suoni. Basso incalzante, tastiere, arpeggi delicati di piano e accenni di sintetizzatori. Sopra a tutto la sua inconfondibile voce e un testo che è un richiamo a liberarsi da condizionamenti di ogni genere, politici, musicali e di costume.

E ancora con questo brano si apre un tratto univoco del suo stile: la citazione di canzoni (in questo caso Come potete giudicar dei Nomadi). Inoltre il video del brano va contro gli standard dell’epoca. Risulta anch’esso una forma di espressione artistica fuori dagli schemi ma, al tempo stesso, molto fruibile e personale.

Venezia – Istanbul

Anche in Venezia – Istanbul Battiato nel testo unisce ricordi e immagini personali a citazioni in un universo apparentemente slegato ma che in realtà funziona alla perfezione. In una frase descrive Socrate, i ricordi d’infanzia legati al predominio imperante della Chiesa Cattolica nel meridione. E ancora la descrizione della morale e del perbenismo sempre della Chiesa, colpevole in realtà di antichi crimini crudeli.

Nel successivo Le aquile Battiato utilizza un frammento tratto da Le statue d’acqua di Fleur Jaeggy, scrittrice per la quale nutriva una profonda ammirazione. In generale l’aquila rappresenta un simbolo esoterico a cui l’artista è molto legato.

Prospettiva Nevski

La Prospettiva Nevski è la via principale di San Pietroburgo nonchè un racconto di Gogol. L’incipit del testo è contemplativo, sembra di trovarsi in quella strada e ammirare alcuni fra i più grandi artisti che la Russia abbia creato grazie alla rivoluzione, come Nijinski per la danza, Stravinski per la musica e Eisenstein per il cinema. Una stagione fiorente che verrà poi cancellata con la presa al potere da parte di Stalin.

Fra i vari studi che Battiato ha approfondito prima del successo abbiamo il sufismo. Si tratta dell’espressione mistica più elevata dell’Islam che richiede un elaborato percorso interiore. Da qui, dunque, la frase cantata in arabo che apre il brano Arabian Song. Fra le varie citazioni di aneddoti e ricordi nel testo c’è anche una sorta di espressione in codice. “La mia parte assente si identificava con l’umidità” si riferisce al concetto di identificazione colonna portante della psicologia di G.I.Gurdjieff secondo cui ognuno di noi si identifica con un’emozione o un rumore dimenticando i sentimenti più profondi.

Le segretarie che parlano più lingue

Frammenti si apre con un’incalzante riff con chitarra e basso all’unisono. Il testo gioca con le citazioni alte di poeti della tradizione letteraria come Marcel Proust, Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli e Giosuè Carducci. I frammenti sono appunti frasi prive di nesso causale, caratteristica delle liriche di Battiato. Anche qui la citazione de “le segretarie che parlano più lingue” è presa da Gurdjieff secondo cui la segreteria è la nostra educazione e parlare più lingue significa andare al di là delle comuni opinioni ristrette e limitanti.

Il disco si chiude con Passaggi a livello. Un intro volutamente classico impreziosito dal piano del maestro Ballista. Più avanti chitarra e basso sostengono la ritmica coi synth che dettano la melodia e il violino di Giusto Pio a fare da contrappunto. L’ultima strofa è un elenco di canzoni e opere sacre e profane, stile caratteristico che troveremo anche nei dischi successivi. Fra le citazioni troviamo Einstein on the beach, composizione di Philip Glass.

Patriots in definitiva si dimostra non solo un semplice disco di canzoni ma contiene un universo di citazioni. La grandezza di Battiato, in fondo è quella di essere riuscito a inserire delle pillole di cultura all’interno della musica popolare e a mettere a frutto anni di ricerca creando uno stile unico e condiviso. Questo disco, come tanti altri, richiede studi approfonditi e apre le porte verso universi inesplorati di bellezza che ci rendono persone migliori.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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