Potere e Parole: il linguaggio di Matteo Salvini

Potere e Parole: il linguaggio di Matteo Salvini
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In questi anni, Matteo Salvini ha trasformato la Lega da partito regionale e autonomista, con tanto di corredo di camicie verdi e fiumi sacri, in partito nazionale di destra, guadagnando sempre più consensi, in Italia e all’estero.

Oggi senza un frontman, un progetto politico ha grandissime probabilità di risultare velleitario” dice Angelo Baiocchi, autore del libro Comunicazione e Politica. Non è poi tanto diverso dalla musica, quindi.

Un candidato più che convincere deve piacere e, soprattutto, dire cose semplici. E, inutile negarlo, Salvini in questo è imbattibile. Ma vediamo insieme qual è il segreto del suo successo e perché la sua comunicazione è così efficace.

Emozioni, meglio se negative

Matteo Salvini, sui suoi profili social (oltre 4 milioni di fan su Facebook e 1.9 milioni di follower su Instagram) pubblica post costruiti per suscitare reazioni: rabbia e paura, soprattutto. Emozioni sì, meglio se negative.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: clandestini e immigrati, sempre inquadrati in termini di minaccia per gli italiani e associati alla criminalità. Il “gioco” è di spaventare l’elettore facendo leva su queste “minacce”, per poi rassicurarlo suggerendo che “con la Lega, le cose andranno meglio”.

Vi ho già parlato di frame, in riferimento a Donald Trump. I frame, ovvero “le cornici” che vengono utilizzate per una certa narrazione possono influenzare l’interpretazione del contenuto da parte di chi ascolta. In questo modo, due persone che descrivono la stessa situazione utilizzando un frame diverso, positivo o negativo, possono portare a differenti interpretazioni, o scelte, da parte dei soggetti.

In politica i frame vengono usati, molto spesso abusati, per promuovere determinate interpretazioni a discapito di altre, facendo in modo che una situazione risulti più positiva o, molto più spesso, più negativa.

Salvini e il suo team di comunicazione utilizzano frame negativi quando parlano di immigrazione perché intercettare la rabbia e la paura delle persone funziona, soprattutto con i ceti popolari impoveriti dalla crisi.

La scuola di Silvio Berlusconi e Donald Trump

Questo modo di comunicare però non è nuovo. La polarizzazione tra “buoni” e “cattivi” l’abbiamo già vista con Silvio Berlusconi, nel nostro paese, e in tempi più recenti con Donald Trump, negli Stati Uniti.

Gli avversari politici, soprattutto a sinistra, per riflesso hanno deciso di non utilizzare le emozioni nella propria strategia politica etichettandole come “populismo” e rinunciando alla battaglia per conquistare il cuore dell’elettorato. La psicologia cognitiva però dice che solo il 2% delle decisioni prese dalle persone sono mosse da argomentazioni razionali, questo spiega, almeno in parte, il perché Salvini sia così popolare.

Eppure, forse ci siamo dimenticami come lo “hope” di Obama funzionò in modo esattamente speculare a ciò che Matteo Salvini ha fatto in questi anni con la paura?

Manifesto “Hope” di Obama
L’onnipresenza

Altra caratteristica della comunicazione salviniana è l’onnipresenza. Su qualunque tema, dalla Nutella agli sbarchi degli immigrati, passando per il Coronavirus, il leader della Lega ha un’opinione.

Quando si parla della famigerata “Bestia” ci si riferisce alla macchina della comunicazione guidata da Luca Morisi, molto abile sul fronte della definizione dell’agenda mediatica: è Salvini a decidere, di volta in volta, quali tematiche mettere al centro del dibattito pubblico. Un esempio è il caso Russia, che poteva metterlo in difficoltà, durato appena qualche giorno e prontamente sostituito dalla vicenda Bibbiano.

La macchina della propaganda pensata da Morisi è semplice, ma sicuramente efficace. Non è un mistero: l’analfabetismo funzionale in Italia raggiunge uno dei tassi più alti d’Europa e moltissime persone hanno difficoltà con la comprensione di un testo. La comunicazione di Salvini non incoraggia un approfondimento ma punta alla semplificazione. I fatti che riguardano la politica sono infatti elaborati ed esposti come se fossero un racconto.

I social

Oggi i politici eludono le conferenze stampa, i dibattiti televisivi e le situazioni di confronto, a favore di dirette Facebook, post o tweet. E lui, che è sicuramente il più attivo sui social network, non disdegna la pubblicazione serale e notturna di contenuti.

La sua leva comunicativa è la disintermediazione: i centinaia di selfie servono proprio per diffondere l’idea di un leader diverso, che non parla solo di politica. Tutto è pensato per farlo apparire a tutti gli effetti una persona comune, del popolo.

Il follower medio di Salvini è un uomo di mezza età di orientamento religioso cristiano. Vi ricordate “il sacro cuore di Maria“? Anche in questo caso Salvini dà ai suoi follower ciò che essi vogliono.

Non è poi un caso che si rivolga ai propri sostenitori chiamandoli “amici”, quasi sempre con la A maiuscola.

Mi volete indagare? Indagatemi. Mi volete processare? Processatemi. Mi volete arrestare? Arrestatemi. Io non sono solo“, dichiara in una diretta Facebook sul caso Diciotti.

Se mi arrestano, mi venite a trovare Amici? 🙂

Linguaggio e Tono di Voce

Salvini parla di temi, di qualunque tema, con un linguaggio semplice, come se parlasse a dei bambini. Ci dà il “buongiornissimo” affidandosi alle poesie dei cioccolatini, parla di cibo, i messaggi veicolati, sia nei contenuti che nella forma, ricordano vagamente quelli delle pagine Facebook “cinquantenni sul Web”.

I toni però sono radicali, pensati per intercettare la rabbia e il risentimento che gli italiani provano nei confronti delle istituzioni.

I cavalli di battaglia

Lo slogan più utilizzato è l’onnipresente: “Prima gli italiani”, mutuato dal celebre “America First” di trumpiana ispirazione.

La “Sicurezza” è uno dei cavalli di battaglia più comuni: il popolo italiano si sente continuamente minacciato. Nel racconto politico lo straniero è spesso raccontato come un criminale e la Lega si propone di estirpare questa “minaccia”. In che modo? Con la chiusura dei porti, ad esempio. Gli altri partiti, gli avversari, invece vengono mostrati come promotori di un’immigrazione fuori controllo. Ancora buoni e cattivi, ancora Noi e Loro.

Andando indietro negli anni, alcuni ricorderanno di quando la Lega puntava all’indipendenza della Padania. In quel caso il nemico era il “terrone” che andava al Nord a rubare il lavoro. Una volta messo da parte questo progetto, la Lega è diventata la voce degli italiani, di tutti gli italiani questa volta, uniti contro un nuovo nemico: l’immigrato. Questo volta è lui ad essere dipinto come un “parassita” che vive sulle spalle degli italiani.

L’identità visiva

Gradualmente, è cambiata anche l’identità della Lega, con un re-branding, come si dice in Marketing, che ha visto la modifica dell’identità cromatica di partito: non più il verde, ora la Lega è blu. Per arrivare poi al cambio del nome stesso: non più “Lega Nord – Padania”, ma “Lega – Salvini Premier”.

Le grafiche social invece hanno la struttura tipica dei meme: la faccia di Salvini e caratteri cubitali.

Non si può quindi negare che la strategia comunicativa di Salvini e Luca Morisi non sia risultata vincente, facendo leva su stereotipi e pregiudizi. Ma forse, proprio per questo, una volta svelati questi meccanismi, tutti dovremmo impegnarci a dare maggiore importanza alla sostanza, analizzando con spirito critico, liberi da tentavi di manipolazione.

a cura di
Daniela Fabbri

Immagine da
Espresso Repubblica.it

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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