Potere e Parole: il linguaggio di Alexandria Ocasio-Cortez

Potere e Parole: il linguaggio di Alexandria Ocasio-Cortez
Condividi su

Nelle ultime settimane si è parlato tanto di donne che “fanno un passo indietro” rispetto agli uomini, oggi invece mi piacerebbe analizzare meglio il linguaggio di chi quel passo l’ha fatto in avanti: Alexandria Ocasio-Cortez.

Dopo aver partecipato, nel 2016, all’organizzazione della campagna elettorale di Bernie Sanders e aver intrapreso, nel 2017, la sua campagna per le primarie democratiche del quattordicesimo distretto, situato tra il Queens e il Bronx, sfidando Joseph Crowley, uno dei più potenti esponenti politici del Queens, oggi Alexandria Ocasio-Cortez (classe 1989) è la più giovane deputata del Congresso Americano.

Qualcuno, provocatoriamente, la definisce il Donald Trump dei democratici. Quello che è certo è che AOC, come la chiamano tutti, sa come comunicare in modo efficace.

Andiamo a scoprire più nel dettaglio cosa significa, mettendo a confronto il suo linguaggio con quello di Donald Trump, di cui vi ho già parlato il mese scorso.

Non ci sono nemici da attaccare

Il primo aspetto interessante è che nella strategia di comunicazione di Alexandria Ocasio-Cortez, non ci sono nemici da attaccare. Non c’è un “noi” contro un “loro”. Il “noi”, nel suo caso, viene utilizzato come sinonimo di appartenenza e fa riferimento ad una comunità tenuta insieme da obiettivi comuni e fiducia reciproca, non dalla paura nei confronti di un nemico. Non c’è un “noi contro”, ma un “noi con”.

Tono di voce

Qualunque contenuto venga realizzato si caratterizza per un tono di voce informale e diretto. AOC è la regina della disintermediazione, grazie ad un uso sapiente dei social. Questo permette una completa identificazione da parte delle persone con la candidata.

Il suo messaggio però non avrebbe la potenza che ha, se non ci fosse dietro una coerenza tra la sua voce e la sua storia personale. Storia, la sua, che ha la forza di diventare collettiva, quando si lega a quella delle minoranze (il lavoro come cameriera, il pignoramento della casa, solo per citare alcuni episodi della sua vita comuni a tante persone negli Stati Uniti).

Le linee tematiche

AOC si definisce socialista e progressista. La sua linea politica segue soprattutto due tematiche: le disuguaglianze sociali e il cambiamento climatico. Come Bernie Sanders, anche lei sostiene sanità pubblica aperta a tutti, università pubblica gratuita, aumento del salario minimo, eliminazione delle prigioni a gestione privata e regolamentazione della detenzione di armi da fuoco.

Noi abbiamo le persone, loro hanno i soldi“, we’ve got the people, they got the money. Le persone contro i soldi, questo è – in breve – il suo manifesto politico, diretto, preciso, forse troppo a sinistra perfino il suo stesso partito.

Politicamente, è riuscita a dare voce ad una fascia di popolazione giovane, che si riconosce nelle sue rivendicazioni ambientaliste, femministe e progressiste.

Il Green New Deal è il vero, grande esordio di Alexandria Ocasio-Cortez al Congresso degli Stati Uniti. Il 7 febbraio 2019 – quando non erano passati nemmeno venti giorni dal suo ingresso nella House of Representatives – ha presentato la Risoluzione 109: un testo di quattordici pagine sulla questione del cambiamento climatico.

Un anno fa ero una cameriera in un ristorante di tacos, da un mese ho avuto la mia prima assicurazione sanitaria”, ha spiegato nel suo discorso. ”Voi dite che i problemi climatici sono elitari, ma pensate che siano elitari anche i bambini con rare forme d’asma del South Bronx? O i bambini di Flint, con il piombo nel sangue?”, ha detto, riferendosi a una delle città più contaminate del Midwest americano.

Altra battaglia intrapresa da Ocasio è quella contro una serie di leggi varate già in diversi paesi degli Stati Uniti che limitano la possibilità delle donne di ricorrere all’interruzione di gravidanza, anche in casi estremi a seguito di episodi di violenza o incesto. Nel giugno del 2019 ha inoltre presentato un provvedimento che, se approvato, obbligherebbe le assicurazioni sanitarie a coprire le spese anche per i farmaci contraccettivi, che diventerebbero così farmaci da banco. AOC sceglie Twitter per lanciare il messaggio, utilizzando il consueto linguaggio informale e giocoso, anche nel trattare argomenti seri:

Le parole più utilizzate

Secondo il sito di informazioni Axios la parola che ha usato di più su Twitter è stata #GreenNewDeal, il suo ambizioso piano dove il fabbisogno energetico viene sostenuto da fonti rinnovabili e sviluppando tecnologie dal basso impatto ambientale.
Altre parole utilizzate spesso da AOC sono “diritto“, “coraggio” e “verità“.

Gli aneddoti personali

La sua strategia comunicativa è ricca di aneddoti personali che raccontano i momenti della sua vita. Si tratta di un modo – molto efficace – per sottolineare quanto questo nuovo ruolo al Congresso non abbia intaccato i suoi valori. In questo Tweet ad esempio, ricorda come da cameriera pagasse il doppio per il piano assicurativo rispetto a quanto accade come membro del Congresso.

Il fact checking

Se nel caso di Trump viene citata spesso l’espressione “alternative facts”, con AOC si parla di “fact checking“, legato a immagini e non solo a racconti. Il caso delle scarpe consumate in occasione della campagna elettorale ne è un esempio.

Durante i mesi della campagna elettorale, AOC ha bussato letteralmente alle porte dei cittadini del suo distretto per convincerli a votare per lei, postando poi la famosa foto delle scarpe consumate dai tanti chilometri percorsi e rispondendo in maniera sferzante a chi cercava di minimizzare la sua vittoria alle primarie.

Alcuni dicono che ho vinto per motivi ‘demografici’.
Prima di tutto, è falso. Abbiamo vinto grazie a elettori di ogni tipo.
Secondo, ecco il primo paio di scarpe che ho usato nella mia campagna elettorale. Ho bussato alle porte fino a che la pioggia non ha attraversato le suole.
Rispettate gli sforzi fatti. Abbiamo vinto perché abbiamo lavorato più dei nostri avversari.
Punto
“.

Instagram e i Millennials

Nonostante sia molto popolare anche su Facebook e Twitter, il social in cui AOC si esprime al meglio è Instagram. Ocasio-Cortez può raccontare il suo ultimo intervento al Congresso in una Instagram Stories mentre aspetta che il bucato si asciughi in lavanderia. Il desiderio dichiarato di AOC è che la working class americana del Bronx e del Queens – che si è candidata a rappresentare – possa riconoscersi in lei e nella verità delle sue battaglie quotidiane.

I social sono sempre utilizzati in modo funzionale rispetto ai suoi obiettivi, senza peccare di narcisismo. Non c’è un io, ma una storia, un racconto, che diventa bene collettivo. Le persone riconoscono coerenza tra quello che dice e quello che fa, tra il profilo politico e quello comunicativo.

Alexandria Ocasio-Cortez è un esempio di disintermediazione. Grazie ai social media si rivolge alle persone in modo diretto, smaliziato, spesso ironico. Pur avendo un rigoroso rispetto per le istituzioni federali, rifugge il gergo politico-giornalistico che normalmente viene utilizzato a Washington. Questo ovviamente la espone anche a forti attacchi da parte della destra e dello stesso presidente Trump, che hanno per lei una vera e propria ossessione. Più di una volta infatti ha fatto storcere il naso ai tradizionalisti, abituati ad un altro tipo di comunicazione, meno personale e più impostata.

Su Instagram Alexandria usa le storie per una narrazione da “insider”, raccontando al mondo i segreti dei palazzi del potere.

Rispetto agli avversari, la Ocasio-Cortez non ha dovuto imparare a comportarsi sui social network perché ha iniziato a fare politica. Lei era semplicemente lì, come tutti i suoi coetanei. Celebre la sua dichiarazione: “se non sai cos’è un meme, non pubblicare un meme“, suggerita ai compagni di partito le hanno chiesto di tenere una “lezione” sull’uso dei social.

Diverse scelte nella presenza digitale della democratica, come il frequente uso di faccine ed emoji, sembrano lì apposta per soddisfare abitudini e venire incontro al linguaggio degli elettori più giovani.

L’estetica dei contenuti

Alexandria Ocasio-Cortez, grazie alla propria immagine, ha creato un brand. Già a partire dall’acronimo – AOC – con cui i media, i colleghi, gli oppositori, l’elettorato, tutti riconoscono la giovane democratica. Sembra un dettaglio, ma non lo è.

L’identità visiva di Ocasio-Cortez viene individuata nel colore viola. Non il rosso del Partito Repubblicano o il blu dei democratici, ma il viola. Per i manifesti e il merchandising, tutto vuole suggerire che AOC sia una ventata di aria fresca.

immagine da https://www.underconsideration.com/

Il visual della campagna guarda ai movimenti rivoluzionari e per i diritti civili del passato. L’immagine vuole trasmettere una sensazione di speranza: lo sguardo verso l’alto indica il futuro, la visione di un cambiamento positivo.

Le lettere sono in grassetto, tutte maiuscole, il testo bilingue in inglese e spagnolo, il nome della candidata aperto e chiuso da punti esclamativi. Il design è piatto e senza ombre, senza sfumature, senza i classici elementi della bandiera americana e altri cliché visivi che spesso si ritrovano campagne di democratici e repubblicani. Anche la combinazione di colori non è quella tradizionale: invece di rosso, bianco e blu, viene utilizzato il viola, una miscela simbolica del rosso e blu del sistema bipartitico.

Le critiche al suo approccio

Molti la accusano di strumentalizzare i lavori umili del suo passato, ma la Ocasio-Cortez rivendica di far parte della working class con orgoglio.

Mi sento incoraggiata quando mi si ricorda il mio passato, non perché ci sia qualcosa di straordinario nella mia storia, ma perché vuol dire che se io, lavorando in un ristorante, sono potuta diventare un membro del Congresso, allora potete diventarlo anche voi“, ha dichiarato.

Tra le critiche più frequenti ci sono: una retorica spinta, poca politica ed eccessivo populismo. E forse, in parte, è davvero così: al populismo trumpista, Ocasio oppone un populismo pop, che è la vera cifra della sua identità politica.

Come abbiamo visto, anche la comunicazione di Alexandria Ocasio-Cortez, che pure può apparire come fresca, diretta e spontanea, è invece tutt’altro che improvvisata e fa parte di una strategia più ampia che prevede il coinvolgimento, dal basso, delle persone.

A cura di
Daniela Fabbri

Foto di copertina di
Ståle Grut

Seguiteci anche su Instagram!

LEGGI ANCHE – Potere e Parole: il linguaggio di Donald Trump

Condividi su
Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

2 pensieri su “Potere e Parole: il linguaggio di Alexandria Ocasio-Cortez

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *