Intervista a Ilaria Cabras, una nuova penna emergente

Intervista a Ilaria Cabras, una nuova penna emergente
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Girovagando per il web mi sono imbattuta in Ilaria Cabras: classe 1989, sarda, occhi brillanti, sorriso smagliante e ironia tagliente.

Resta con me è la sua creatura da poco pubblicata. Un’opera introspettiva, a tratti dolorosa, che però insegna: passare attraverso il dolore è l’unico modo per rinascere davvero.

E’ la storia di un cuore spaventato e spezzato, ma che non smetterà mai di cercare nuova luce. Con un misto di prosa e poesia, l’autrice emergente crea un saliscendi di emozioni che disorienta ma al tempo stesso scuote il lettore.

Ho intervistato Ilaria per voi.

Ciao Ilaria! Rompiamo subito il ghiaccio: presentati e descriviti con 3 aggettivi.

Ciao a te!  Sono una ragazza sarda, cresciuta un po’ a sud e un po’ a nord. Ormai ho raggiunto i trent’anni e ne dimostro sempre diciassette.

Credo sia impossibile descrivermi con tre aggettivi, perché sono sempre tante cose insieme e non so mai parlare di me; ma se vuoi ci provo.

Sono molto empatica, leggo le persone e sento tutto ciò che mi gira intorno e questo a volte è una cosa positiva, altre è davvero stancante. Ho passato trent’anni a farmi carico dei pesi degli altri, quando questi ultimi neanche se ne rendevano conto e, a volte, devo ancora chiedermi fino a che punto ne valga la pena.

Essere empatica significa provare la felicità altrui, ma soprattutto il dolore, e quello, tante volte, è la cosa che riesce a spegnermi più di tutte, riesce a farmi sentire impotente.

Sono molto testarda e lo sono principalmente quando so di aver ragione; non lascio vincere quasi mai la partita a qualcuno a tavolino e odio l’ingiustizia in generale.

Odio chi non sa guardare, non sa capire e non sa andare oltre. Ecco oltre credo possa essere il mio terzo aggettivo, anche se non è un aggettivo: se c’è una cosa che riesco a fare bene è andare oltre.

Mi hanno sempre imposto dei limiti ed io ho cercato di superarli tutti. Che fossero limiti fisici o mentali.

Però, insomma, ho anche dei pregi eh!

Cosa significa scrivere per te?

Uno dei miei pregi è avere la capacità di scrivere. Di prendere qualcosa di piccolo e farlo diventare grande.

Da piccola mi dicevano sempre “Ma quanto scrivi!”. E da piccoli che cosa si poteva scrivere? I diari, le dediche a scuola, le letterine al fidanzatino.

Scrivevo ovunque, prima le parole degli altri, poi ho cominciato con le mie, perché dai pensieri degli altri componevo i miei.

Ho da poco ritrovato una sorta di canzone, una cosa “stupida” dicevano, ma rileggendola mi sono resa conto che ho sempre avuto questo dono e ho iniziato ad usarlo al meglio solo in seguito.

Scrivere per me è liberarmi dei pesi, superarli e far sentire le persone che si ritrovano in quelle parole, meno sole.

Resta con me è il tuo primo libro. Dacci un motivo per il quale non dovremmo perdercelo.

Resta con me è nato proprio dalla gocciolina che ha fatto traboccare il vaso. Nella vita si arriva ad un punto in cui bisogna fare i conti con sé stessi, chiedersi chi siamo, chi eravamo e soprattutto chi vorremmo essere.

Resta con me è nato perché ho deciso di sconvolgere tutta la mia vita. Resta con me era chiedere aiuto a qualcuno, ma in realtà era una richiesta di aiuto a me stessa.

Credo che possiate anche fare a meno di leggerlo, tanto già non mi piace più, però se proprio dovete farlo, non chiedetemi se quella in copertina sono io e se il mio ex è tornato davvero! (Scoppia a ridere n.d.a)

C’è tanto di me in quel libro e scriverlo mi ha aiutata a lasciare andare tutte le vite che ho vissuto.

Cosa ti ha spinta ad autopubblicarti? A non lasciare i tuoi pensieri nel cassetto?

Si dice che non si debbano tenere i sogni nel cassetto, perché altrimenti marciscono e quindi ho deciso di tirarli fuori tutti!

Autopublicarmi è stata una scelta da una parta obbligata ma dall’altra voluta.

Avevo contattato qualche casa editrice e alcune mi avevano risposto positivamente, ma non ero convinta. Nessuno degli editori ha dato importanza al mio lavoro, bensì al compenso che io avrei dovuto dare loro.

Un po’ per arroganza e un po’ per indipendenza, alla fine ho deciso di affidarmi alla disponibilità di Amazon, che mi ha gratuitamente messo a disposizione una piattaforma intuitiva su cui preparare il mio lavoro.

La cosa difficilissima dell’autopubblicazione, purtroppo, è la pubblicità. Quella non te la regala nessuno!

Ultima domanda come sempre impertinente. Leggendo la trama si nota una domanda particolare: “la protagonista troverà la salvezza nell’amore o in sé stessa?” Tu hai mai avuto bisogno di essere salvata?

(Risata sarcastica di Ilaria per la domanda provocatoria n.d.a)

Come ho già detto, so leggere le persone e la cosa più difficile di tutta la mia vita è stata capire che, purtroppo, gli altri non sapevano e non sanno leggere me.

Questa è, e sarà, sempre la battaglia più dura da affrontare, perché soltanto chi ha vissuto con me tutto quanto, adesso, sa come leggermi e interpretarmi.

Quindi se mi chiedi se ho mai avuto bisogno di essere salvata, la risposta è sì.

Abbiamo tutti bisogno di essere salvati, ma la cosa che nessuno mai ci insegna è che possiamo farlo solamente da soli. Nessuno può salvare nessuno. Neanche l’amore. Soprattutto l’amore.

a cura di Ilaria Iannuzzi

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Ilaria Iannuzzi

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