“Itaewon Class”: una denuncia alla società

“Itaewon Class”: una denuncia alla società
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In un’era in cui la Corea del Sud è conosciuta per i suoi idol con un’immagine interiore ed esteriore apparentemente perfetta, e innumerevoli k-drama con personaggi e storie col finale da favola, “Itaewon Class” è quasi come una grande boccata d’aria fresca.

Itaewon Class è una serie uscita nel 2020, diretta da Kim Sung-Yoon e scritta da Jo Gwang-Jin (originariamente come webtoon). La storia è ambientata in Corea del Sud in un distretto di Seoul, Itaewon. Il quartiere è molto popolare ed è conosciuto per la sua ampia diversità etnica; infatti, il 20% della popolazione è straniera.

Trama

Park Saero-yi, un ragazzo socialmente inetto, viene espulso dalla scuola dopo aver preso a pugni un bullo. In seguito alla morte del padre, finisce in carcere per due anni e, una volta rilasciato, decide di aprire un bar seguendo le sue orme, il DamBan. Il suo obbiettivo è quello di raggiungere il successo, superando il ristorante della famiglia Jang, i quali possiedono il locale più famoso del paese.

Per farlo, Saeroyi ha studiato durante gli anni in prigione, progettando un piano vendicativo della durata di 15 anni. Essi, infatti, sono i responsabili della morte di suo padre, ma non hanno scontato alcuna pena. Di conseguenza la serie ruota attorno alle vicende di Saeroyi che, spinto dall’odio e dalla sete di vendetta, cerca di superare ogni difficoltà insieme all’aiuto del suo staff, pur mantenendo ben saldi i suoi principi morali.

Ciascuno dei personaggi, principali e non, hanno una vicenda personale in corso che si unisce perfettamente alla storia principale. Ciò permette allo spettatore di potersi immedesimare in tutti i personaggi, seguendo la loro evoluzione psicologica. Ciascuno di loro ha pregi e difetti e una rappresentazione psicologica molto vasta e a volte controversa.

Mai inginocchiarsi a nessuno

In un’era in cui la Corea del Sud è conosciuta per i suoi idol con un’immagine interiore ed esteriore apparentemente perfetta, e innumerevoli k-drama con personaggi e storie col finale da favola, “Itaewon Class” è quasi come una grande boccata d’aria. La serie punta una lente d’ingrandimento su un paese che viene percepito, a causa dei media, come un sogno; ma in realtà presenta molte problematiche sociali, che si scontrano rispetto al veloce avanzamento tecnologico del paese, e a quel senso d’avanguardia che proviamo se pensiamo alla Corea del Sud.

Oltre ad essere un tentativo di dar voce a chi non viene ascoltato, ci dà anche l’ispirazione a non arrenderci nei nostri obiettivi, e a rialzarci anche se le cose non stanno andando nel verso giusto. Con la forza e la tenacia, possiamo fare qualsiasi cosa, anche abbattere chi è momentaneamente al di sopra di noi. Infatti, uno dei cliché presenti della storia sono le costanti richieste a Saeroyi di inginocchiarsi, da parte di chi si sente superiore a lui, ma egli rifiuta sempre categoricamente pagandone poi le conseguenze, ma non invano.

Il valore dell’istruzione

Saeroyi è costantemente sottovalutato e guardato dall’alto verso il basso perché non ha proseguito gli studi, e qui capiamo come il valore dell’istruzione determini anche il valore dell’individuo. I genitori sud-coreani investono molto nell’istruzione dei figli, portandoli anche in accademie private per farli entrare nelle Università più rinominate. La scelta dell’Università non influenza la qualità degli studi ma la società dà molta importanza al nome.

Molte persone non guardano di buon occhio chi ha solo il diploma, e Saeroyi oltre ad essere stato espulso, viene anche arrestato. Questo in Corea del Sud può essere un grande problema e limita molto le opportunità di una persona; infatti quando si fa richiesta per il lavoro, in molti chiedono anche di presentare la propria fedina penale.

Il tema del razzismo

Kim Tony ci aiuta a capire quanto in Corea del Sud non siano abituati alla presenza di diversità etniche, e lo vediamo vittima di pregiudizi (proveniente anche dai protagonisti stessi) e di episodi di razzismo.

Infatti, Saeroyi lo fa entrare nello staff convinto che potesse essere una presenza utile nel ristorante pensando che sapesse l’inglese. La realtà invece è un’altra: Kim Tony è nato e cresciuto in Corea. Ha un padre sud-coreano e una madre guineana e nella storia vediamo che la nonna è sempre stata contraria alla relazione dei suoi genitori.

Per molte famiglie sud-coreane le relazioni multiculturali sono un tabù e ciò trova una spiegazione storica, oltre al legame coi pregiudizi nei confronti delle altre etnie. Infatti, in Corea del Sud la maggior parte dei matrimoni internazionali venivano fatti quando un uomo non poteva permettersi una donna coreana a causa della sua condizione economica.

Egli poi si rivolgeva a un’agenzia di matrimoni combinati internazionali, gli facevano vedere foto di donne solitamente dell’Asia dell’est e, una volta arrivata, la donna si ritrovava in una situazione precaria. Spesso i figli di relazioni internazionali subiscono discriminazioni, e anche Kim Tony si ritrova a dover insistere di essere coreano con persone che danno per scontato che sia afroamericano, solo per il suo aspetto.

Kim Tony in “Itaewon Class” (cr. Dramabeans)
La transessualità

Itaewon Class non è il primo k-drama con un personaggio transgender, ma è probabilmente il primo ad aver celebrato il percorso di questo tipo personaggio. Nella storia è enfatizzato il coraggio degli individui transgender, rappresentati in questo caso da Ma Hyunyi, e delle problematiche che incontrano in una società che è ancora lontana dall’accettazione.

Andando avanti Hyunyi, che conosce Seoroyi in fabbrica, per poi diventare lo chef del suo ristorante, acquisisce sempre più sicurezza in sé e si sente sempre più a suo agio nel rivelare il suo gender. Nel corso della storia avviene un tentativo di rovinare la reputazione del pub da parte del Jangga (l’azienda nemica) rivelando ai media la presenza di uno chef transessuale, ma invano.

La figura di Hyunyi in questo drama e fondamentale in un paese in cui, nonostante la propria costituzione proibisca le discriminazioni, gli individui transgender si ritrovano a prediligere posti di lavoro in cui non è richiesta la carta d’identità (come un ristorante, o una fabbrica).

Lotta di classe

Punto focale della serie è la lotta di classe combattuta da Saeroyi contro il suo nemico, Jan Dae-hee. Saeroyi è un personaggio forte, tenace, che porta con sé una grande rabbia e sete di vendetta per suo padre, che lo porterà ad affrontare un sistema ingiusto per i meno privilegiati.

Daehee è un uomo che con il duro lavoro è riuscito a costruirsi un grande impero, anche approfittandosi di altre persone. Egli considera i suoi impiegati come cani da branco e ciò delinea fortemente la sua personalità malata, psicopatica e narcisista, che viene assorbita come una spugna anche da suo figlio Geun-won.

Quest’ultimo infatti è altrettanto narcisista e arrogante; tra manie di protagonismo e un rapporto tossico con suo padre, vediamo che anche lui è vittima di questo sistema malato, il quale sì, lo fa sentire potente e superiore a tutti, ma allo stesso tempo lo distrugge mentalmente.

Suo padre lo manipola per far sì che i sensi di colpa del figlio, causate dalle sue stesse azioni, vengano meno a costo di minacciarlo, dicendogli che il suo posto come erede dell’azienda potrebbe essere preso invece dal suo fratellastro.

Geunwon in “Itaewon Class” (cr. KDW)
Saeroyi, un utopico antieroe

Saeroyi forse è tra i personaggi meno realistici è più utopici di tutta la serie. Il suo carattere agguerrito ci può ispirare, ma allo stesso tempo non è molto realistico e ciò è causato dalla poca “elasticità” del suo personaggio. Come tutti, ha molti pregi e difetti: è testardo, forte, convinto dei suoi ideali e nemmeno una mezza volta abbassa la testa.

Ma è così assorbito dai suoi obbiettivi, che ignora qualsiasi standard e norma sociale, e sembra che niente e nessuno possa torcergli un capello. Sembra quasi insensibile e rigido alle difficoltà che incontra, e possiede una forza così grande da risultare irreale.  

Saeroyi e Daehee in “Itaewon Class” (cr. Dramabeans)

a cura di
Morena Kercuku

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