“Post Piano Session”, il pianoforte secondo Davide “Boosta” Dileo

“Post Piano Session”, il pianoforte secondo Davide “Boosta” Dileo
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“Post Piano Session” è l’ultimo lavoro da solista di Boosta, composto da 6 EP in uscita tra settembre e dicembre 2022. Davide “Boosta” Dileo è uno di quei nomi che nella scena italiana non ha certo bisogno di presentazioni: compositore, autore e cofondatore dei Subsonica, l’artista ci ha raccontato un po’ del suo intenso progetto musicale

Come si intuisce facilmente dal titolo dell’opera,”Post Piano Session” il pianoforte è l’assoluto protagonista di questo lavoro; pianoforte inteso come libertà, lontano da cliché di sorta e strutture standardizzate.
Il risultato è un lavoro intenso nel quale l’elettronica incontra il pianoforte nella sua essenza più intimistica, dando vita a composizioni sorprendenti dagli esiti imprevedibili e sublimi.

Ciao Boosta, è un piacere intervistarti per The Soundcheck.
Il 28 ottobre scorso è uscito “Post Piano Session/ Tape 3”, terzo capitolo di questo tuo ambizioso progetto da solista. Ce lo racconti un po’? Da dove nasce l’idea di un progetto simile?

“Post Piano Session” è la naturale conseguenza di un’urgenza. Fare musica è una condizione necessaria e, perché necessaria, non può prescindere dalla curiosità, dall’esplorazione. Per questo amo, in questo momento, la libertà di lavorare senza la forma canzone. Perdersi dentro il suono lo trasforma in una tela bianca da cui partire per unire i propri punti e segnare le proprie coordinate. Mi fa stare bene, la possibilità di continuare a crescere come compositore.

Il pianoforte è l’assoluto protagonista di questo progetto, occupa uno spazio sonoro e concettuale in qualche modo inedito, di solito riservato alle chitarre. “Post Piano Session” è un viaggio introspettivo nel quale ho avuto modo di ascoltare melodie romantiche, armonie urlate, suoni sussurrati. La mia curiosità è sul tuo processo creativo, trattandosi di forme assolutamente non standardizzate. Ce ne parli?

È, da sempre, un processo ibrido e caotico. Non credo ci sia ordine nella creazione. Il pianoforte è una palette di colori e umori immensa e profonda. Per questo lavoro sono partito dalle mani sul pianoforte, armonie e melodie ed esplorazione del loro rapporto, consonante o antagonista. Poi abbiamo fatto una lunga sessione di registrazione di alcuni giorni, preparando il pianoforte a tratti con oggetti all’interno delle corde e utilizzando diverse microfonature.

Il materiale grezzo è diventato, a sua volta, un altro strumento. A volte è stato usato per intero, a volte è stato sminuzzato, mescolato, manipolato. L’elettronica è, per la maggior parte hardware, dagli echi alle distorsioni ai synth, perché ho ancora bisogno della sensazione vedere azione e reazione, muovere una manopola e sentirmi restituire il risultato modificato.

Domanda personale: ti va di raccontarci del tuo rapporto con il pianoforte, del tuo approccio a questo meraviglioso strumento e di come è cambiato nel tempo?  

Lo studio e ne ho rispetto. Lo considero prezioso ma continuo a rimanerne intimorito, credo che la consapevolezza nasca dal fatto di non essere in grado di dominarlo. Questo mi permette, come dire, di provare la via migliore per rendermelo accomodante. Suonarne la tastiera è una piccola parte di conoscenza dello strumento. La cassa armonica, le corde, il metallo del telaio, il legno, le curve, sono campi di indagine affascinanti che rendono omaggio alla complessità di questo capolavoro.

Continuerai a portare questo personalissimo viaggio nel post rock in tour. Ascoltando la versione studio del tuo “Post Piano Session”, ho avuto da subito la sensazione di essere catapultato in un altrove, intimo e personale. Immagino che live l’effetto sia ancora più amplificato. Che sensazioni hai avuto nelle precedenti tappe dal tuo pubblico? Cosa ti aspetti dalle prossime date?

È così gratificante l’intimità che si crea nel silenzio tra chi ascolta e chi suona. Io sono felice di potermi permettere questo viaggio perché fare parte della vita delle persone, anche solo per un paio d’ore, è un dono. Lo rispetto e cerco di restituire tutto quello che ho. Suonare questa ipotetica colonna sonora del silenzio di chi ascolta è una sfida. Perché non siamo, purtroppo, più abituati alla migliore accezione del termine “ascolto”. Né degli altri, né di noi stessi. Mi piace pensare che il tempo di questo concerto sia un tempo utile. Per tutti quelli che lo condividono.

a cura di
Donato Carmine Gioiosa

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