Gli Almamegretta ribadiscono i valori del reggae con “Senghe”

Gli Almamegretta ribadiscono i valori del reggae con “Senghe”
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“Senghe”, la nuova raccolta di inediti degli Almamegretta uscita il 10 giugno, è un esempio di rivalsa per la tanto bistrattata scena reggae italiana

Gli Almamegretta si sono sempre destreggiati egregiamente tra un genere e l’altro venendo collocati avventatamente dal pubblico a metà tra il rock alternativo e il reggae. Il gruppo, nato alla fine degli anni ’80, vede la luce in un periodo storico musicale prolifico, variegato e politicamente impegnato, ma allo stesso tempo disorientante e ghettizzante. Non è stata una fase molto favorevole a livello discografico per una band non facilmente collocabile nelle posse o nel raggamuffin pur trattando temi di riscatto sociale e cantando/rappando in dialetto.

Il dramma del reggae

Gli Almamegretta hanno sempre avuto dei suoni troppo frenetici e sperimentali per essere facilmente collocati nel sound system italiano. Allo stesso tempo, però, il gruppo ha saputo emancipare un genere sottovalutato dandogli una nuova veste ricercata. “Senghe” è l’ennesimo passo in avanti da questo punto di vista: unisce l’R&B all’elettronica e all’afrobeat, richiama a tratti la forma-canzone tradizionale partenopea prendendo nettamente le distanze dal roots. I testi scritti in napoletano, ebraico e inglese, oltre ad arricchire le melodie dei vari brani di suoni disomogenei, richiamano il concept del disco.

Gli Almamegretta, con la loro musica, vogliono creare delle “Senghe”, fessure, nei muri che ci dividono e ci impediscono di comunicare. Ricollegandosi ai valori della “seconda fase” del rastafarianesimo, basata sulla lotta per l’indipendenza dal mondo occidentale, la pace e l’amore, l’album richiama i valori, apparentemente scontati, della fratellanza e dell’accoglienza, ma anche dell’ecologia e dell’anticolonialismo. Il gruppo mette in luce la preoccupazione per i danni permanenti che l’uomo moderno sta arrecando al pianeta sia a livello ambientale che valoriale.

Figlio”, il singolo che apre e che ha anticipato il disco, rappresenta appieno questo elemento. I pezzi “Toy” e “Make it Work”, unendo la dance al ritmo dei balli etnici italiani, si ricollegano invece alla musica prodotta dalla prima generazione di rastafari. Il ballo diventa un mezzo per unire le persone, renderle amiche ed allontanare le sofferenze. Il disco, prodotto da Paolo Baldini, contiene anche la cover dell’acustica ballata “Na stella” di Fausto Mesolella adattata allo stile degli Almamegretta.  

Senghe” rappresenta un’evoluzione sia per la carriera degli Almamegretta, sia per il mondo underground italiano. Fa da ponte tra due stili di scrittura e due approcci diversi alla cultura. Da un lato troviamo sonorità primordiali, tribali, senza mezzi termini il cui obiettivo è unicamente quello di appoggiare dei messaggi per facilitarne la comunicazione, dall’altro lato abbiamo suoni frutto dell’esperienza in studio e artificiosi. L’album spiana la strada ad una possibile nuova era del reggae nazionale, meno ingenuo, ma con contenuti altrettanto controcorrente, violenti e rivoluzionari.

a cura di
Lucia Tamburello

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