The Bastard Sons of Dionisio, il nostro album: “Dove sono finiti tutti?” è “plurisemantico”

The Bastard  Sons of Dionisio, il nostro album: “Dove sono finiti tutti?” è “plurisemantico”
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Ve la ricordate la seconda edizione di X-Factor, quando andava in onda sulla Rai ed era il 2009 e tutto andava bene? Ecco, in quell’edizione vinse Matteo Beccucci e i secondi classificati, i The Bastard Sons of Dionisio”, protagonisti della nostra intervista.

Chi sono i The Bastard Sons of Dionisio?

I The Bastard Sons of Dionisio, sono un gruppo della Valsugana, composto da Jacopo Broseghini, voce e basso, Federico Sassuedelli, voce e batteria e Michele Vicentini, voce e chitarra.

Dopo la loro partecipazione ad Xfactor hanno collezionato un bel po’ di soddisfazioni a partire dal premio della critica vinto nel programma e al disco d’oro con l’ep di esordio.

Negli anni hanno avuto tanti riconoscimenti e premi, come la Menzione speciale del Premio Lunezia 2018 per il valore musical-letterario dell’album “Cambogia” (2017) e la Targa Tenco 2018 per il Migliore Album Collettivo a Progetto con Voci per la liberà.

Quella dei The Bastard Sons of Dionisio è una carriera lunga quasi 19 anni anche li ha portati in giro non solo per tutta l’Italia ma hanno avuto anche la grande opportunità di aprire i concerti di artisti internazionali come Ben Harper, Robert Plant e Green Day.

Nuovo album: Dove sono finiti tutti?

L’8 aprile scorso è uscito l’ottavo album dei The Bastard Sons of Dionisio, intitolato Dove sono finiti tutti? Anticipato dai singoli “Tali e Squali” e Ribelli altrove” e incuriositi da questo loro nuovo progetto li abbiamo intervistati.

Ciao Ragazzi, benvenuti su The Soundcheck! L’8 aprile è uscito il vostro ottavo album “Dove sono finiti tutti”? Com’è nato questo progetto e che messaggio volete che arrivi al pubblico? Come mai la scelta a mio avviso molto interessante di dividerlo in una parte A e una B?

Questo progetto é nato con noi, dopo tanti anni di musica assieme. Per dire, l’idea della melodia di uno dei brani risale al 2006, ed il testo di “Restiamo umani” é stato scritto a poche ore dalla chiusura delle registrazioni. L’album quindi comprende un larghissimo range temporale delle nostre composizioni e del nostro modo di scrivere. Ogni canzone ha una genesi differente ma si inserisce nell’album come se fosse un concept e la scelta di fare una lato A ed un lato B esalta la stesura della tracklist per il supporto vinile, suddividendo l’album in due scenari differenti: un primo più marinaresco e legato al viaggio, anche interiore, ed il secondo più antropologico. Il messaggio che vogliamo arrivi al pubblico é che non dobbiamo essere noi a spiegarlo, perché non possiamo. Ognuno può viaggiare libero tra la musica e le parole per capire ciò che vuole. É stato scritto volutamente così, se vogliamo dire in modo “ambiguo” o meglio “plurisemantico”. Ad esempio: Restiamo umani può essere un invito all’umanità nel senso del sentimento, oppure una constatazione disillusa.

Album dei The Bastard Sons of Dionisio
La maggior parte del pubblico vi ha conosciuto con X- Factor, arrivando secondi e con un disco d’oro post talent, che esperienza è stata? Secondo voi nel 2022 i talent hanno lo stesso potere sulla discografia italiana dell’epoca o per voi  è cambiato qualcosa,  monopolizzando il tutto?

L’esperienza di X-Factor la ricordiamo come una vacanza, delle ferie dal lavoro. Ci siamo divertiti un sacco e sono nate tante amicizie. Non essendo molto aggiornati sui talent non ti sappiamo dire quanto ancora siano catalizzatori. Sicuramente Sanremo funziona di più.

La vostra fantastica storia con la musica nasce prima di X factor, siete giovani ma avete una carriera musicale già lunga oltre 15 anni, con tante soddisfazioni come il premio Tenco e tanti altri riconoscimenti,  guardandovi indietro che evoluzione ha avuto la vostra musica dal giorno zero ad oggi?

Quest’anno sono 19 anni assieme. I riconoscimenti che sono arrivati di album in album sono quelle soddisfazioni tangibili, che sono così rare quando si fa musica. L’evoluzione che si é realizzata non ha appoggiato le sue basi sulla varietà di ingredienti, anzi, quelli sono sempre gli stessi: basso, chitarra, batteria e le tre voci. Ma ricercando di volta in volta qualche cosa che ci facesse godere, sudare e che fosse fatto per essere suonato. In fondo siamo cambiati noi ed é cambiata anche la nostra musica, seppur mantenendo un fil rouge di armonie e composizione dei brani.

Tornando al vostro album “Dove sono finiti tutti”? Come nasce l’idea della particolarissima cover del vostro album?
Cover- Dove sono finiti tutti?

Durante un periodo di quarantena fiduciaria Jacopo stava guardando la sua compagna intenta a fare i suffimigi. Un momento di raccoglimento in se stessi per guarire, per tornare. Rappresenta molto bene quello che é stato per noi lavorarci.

Chi legge le mie interviste sa che a un certo punto faccio domande un po’ diverse da quelle canoniche, questo per cercare di dare una mia impronta provando di rendere l’intervista più dinamica, allora  immaginate di poter descrivere “Dove sono finiti tutti”?  utilizzando solo i seguenti elementi: 2 aggettivi, 1 colore, 1 film presente o passato, 1 stato, 1 città, un piatto culinario  e per finire un claim d’impatto che lo rappresenti.

Potente e sincero

Rosso mattone (in ricordo della vecchia Fiat 124 sport di Jacopo)

Lo squalo (ci siamo ispirati per il video del nostro primo singolo Tali e Squali

La Svezia (Fede ha registrato praticamente tutto il disco con la divisa di calcio della Svezia)

Vigolo Vattaro (un paese, in realtà, dove abbiamo la sala prove/studio)

Gulaschsuppe (Fatta di elementi semplici e poveri, all’apparenza anche bruttina, ma appena si assaggia è di una bontà e potenza sorprendenti)

“Prendila così, con filo spinato quello che tu aspetti è già passato.”

Giocando un po’ con alcuni titoli del vostro album mi viene in mente un po’ di associazioni tra di loro partiamo da Tesoro e Isola, voi avete trovato nel vostro percorso musicale e di crescita artistica  la vostra “Isola felice” e il vostro tesoro? Il secondo e ultimo quali sono secondo voi quegli atteggiamenti che trasformano  le persone meno umane e più squali?

Pensiamo che l’amicizia sia il più grande tesoro che ci siamo regalati in questi anni. Tanto impegno, tanta strada e fatiche, ma assieme. La nostra isola l’abbiamo costruita pezzo dopo pezzo e tutti possono venire a farsi un tuffo.

Noi non vediamo nello squalo una figura negativa. Rappresenta il nostro bisogno di respirare e, nel momento in cui siamo stati costretti a fermarci per lo stop ai concerti, l’aria cominciava a mancare. Ogni presente terribile, lascia al futuro la libertà di essere migliore. Se in passato non fossero stati fatti tutti questi errori non saremmo qui ora a parlarne, siamo il frutto di tutto il male e di tutto il bene condensati in un “io” che vorrebbe farne a meno.

The Bastard Sons of Dionisio
L’8 aprile in occasione dell’uscita di “Dove sono finiti tutti”? È iniziato il vostro tour che vi sta portando in giro per l’Italia, com’è sta andando? Dove vi vedremo prossimamente e che progetti avete per i prossimi mesi?

Bene! Per iniziare ci siamo fatti un bel giro per i club prima dell’inizio dei concerti all’aperto e finalmente abbiamo potuto suonare il nuovo disco dal vivo. Per l’estate e l’autunno ci aspettano un bel po’ di date. Vi consigliamo di seguire i nostri profili social e lì di volta in volta ci saranno tutte le info.

Siamo arrivati alla fine dell’intervista, c’è qualcosa che non avete detto ancora a nessuna testata e vorreste comunicarlo in esclusiva ai fantastici lettori di The Soundcheck?

Abbiamo appena ricevuto le birre edizione limitata del disco. Sono bellissime e buonissime. Speriamo di non bercele tutte!

Grazie ragazzi! Ad Maiora!

a cura di
Francesca Cenani

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