Senna: “Con ‘tuttapposto’ sentiamo il bisogno di urlare”

Senna: “Con ‘tuttapposto’ sentiamo il bisogno di urlare”
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I Senna pubblicano il nuovo e attesissimo album “TUTTAPPOSTO”. In questo progetto il gruppo mostra un nuovo lato artistico, toccando corde fino ad ora sconosciute. Noi li abbiamo incontrati, ecco cosa ci hanno raccontato nella nostra intervista.

I Senna hanno il nome di Carlo Senna, autore classe ’89, coadiuvato dal fratello Simone e Valerio Meloni, polistrumentisti del litorale romano. Vincitori della Targa per il ‘Miglior autore’ al Premio Bindi 2020 e fra gli 8 vincitori di Musicultura 2020, a due anni di distanza dal disco d’esordio “Sottomarini”, i Senna tornano con un nuovo album home-made che continua ad abbracciare il lavoro artigianale per regalare dieci brani in cui immergersi con tutti i cinque sensi.

Ad anticipare l’uscita dell’album sono stati i brani “Stalattiti”, “Matematica” e “Roulette russa”, entrati direttamente nelle principali playlist editoriali delle maggiori piattaforme musicali (New music Friday , Scuola Indie, Fresh Finds su Spotify, Relax e serenità , (di)versi , Le migliori novità su Amazon Music e Super Indie su Apple Music), seguiti dall’ultimo estratto “Letto”.

TUTTAPPOSTO Da dove nasce e qual è l’anima di questo progetto?

Il progetto senna nasce dalle canzoni di Carlo e si sviluppa attraverso l’incontro musicale con Simone e Valerio. Sotto alcuni aspetti è un progetto cantautorale, perché i brani nella loro essenza sono fondamentalmente chitarra e voce o piano e voce; sotto altri, invece, è una vera e propria band, perché la ricerca sonora e la dimensione live sono importantissimi. senna è un progetto analogico, artigianale, sia perché registriamo su nastro invece che con il computer sia perché il tipo di suono che sviluppiamo deriva direttamente dal fatto che suoniamo tutti insieme in una stanza. Le due cose sono strettamente connesse.

Questo album arriva a due anni di distanza dal primo lavoro discografico, in cosa siete cambiati? Avete scoperto sfaccettature artistiche nuove?

Assolutamente sì. Nel bene e nel male, questo disco sarebbe stato profondamente diverso se gli ultimi due anni non fossero stati così. In fondo abbiamo dovuto ripensare completamento daccapo il nostro stile di vita, ed è qualcosa che ci accomuna tutti. A livello tematico, i testi toccano argomenti come l’amore, la paura, il desiderio, che sono stati enfatizzati dalla pandemia ma che allo stesso tempo sono universali e in qualche modo sembrano andare oltre gli eventi recenti. A livello musicale, ci siamo spinti oltre rispetto agli arrangiamenti più scarni di ‘sottomarini’.

Quell’album aveva bisogno di spazi, parlava di dolore, quasi la metà di esso era chitarra e voce o poco più. Con ‘tuttapposto’ sentivamo il bisogno di urlare, di sperimentare, di toccare. Anche perché sono proprio queste le sensazioni che ci sono mancate di più durante questi due anni.

L’album è stato anticipato da quattro singoli, e in tutto sono 10 tracce, quali di questi brani ha un significato speciale per voi?

Difficile a dirsi, chiaro. Ogni canzone è un tassello fondamentale all’interno di un album, specialmente in dischi come ‘tuttapposto’ che sono composti non solo dai 10 brani che fanno parte della tracklist finale, ma anche da quelli (e sono il doppio) che sono stati scritti durante lo stesso periodo e per un motivo o per l’altro ne sono dovuti rimanere fuori. È tosto, ma comunque importante operare questo tipo di scelte. Sicuramente ‘stalattiti’ riassume bene le tematiche principali dell’intero lavoro, così come ‘luna’, e non a caso sono situate all’inizio e a metà disco.

Forse quest’ultima ha un significato persino più particolare, perché pur essendo stata scritta prima che scoppiasse, contiene alcune frasi che non ci possono non far pensare alla guerra in Ucraina. Sono anche queste le piccole cose che rendono incredibile qualcosa di bello e apparentemente molto semplice come la musica.

Parliamo di Piramidi, una frase del testo mi ha colpito molto: “Ricomprerai le ossa con le lacrime”

È un brano assai positivo, soprattutto per i nostri standard. Quella frase cerca di comunicare come attraverso le difficoltà si possa trovare la forza di ricostruire qualcosa di solido e importante. Anzi, la maggior parte delle volte sono proprio le difficoltà quelle che ci spingono oltre i nostri limiti, permettendoci così di tirare fuori il meglio di noi stessi. È un concetto fondamentale non solo in ‘piramidi’, ma in tutto il nostro atteggiamento nei confronti della musica. Registrare in analogico, per esempio, non è pensato in chiave vintage o per avere un ‘filtro’ come sulle foto di Instagram. Ci pone dei limiti: è tentando di aggirarli che troviamo soluzioni sempre nuove e, speriamo, interessanti per che ci ascolta. Qualcuno dice: no pain no gain!

La cover è molto suggestiva, raccontateci qualcosa in più…

Si tratta di una fotografia che Carlo ha scattato qualche anno fa. In un primo momento non è chiaro che cosa rappresenti, ma comunica un senso di inquietudine. Piano piano, ci si rende conto del disastro. Noi però l’abbiamo voluta interpretare in modo duplice, proprio come il titolo dell’album: è vero che tutto ciò che abbiamo intorno è distrutto, ma è proprio in questa tabula rasa che dobbiamo trovare lo stimolo per costruire qualcosa di nuovo. Possibilmente, anche meglio di quello che avevamo prima.

Finalmente sono ripartiti i live… Questa estate sarete in tour?

Sì, abbiamo già confermato alcune date e altre sono in via di definizione. Fra giugno e agosto ci vedremo in giro per l’Italia, a breve uscirà il calendario sulle nostre pagine social (@sennacomeilfiume). Speriamo di incontrarci presto per cantare finalmente tutti insieme!

Quali sono i vostri progetti futuri e salutate con una vostra frase gli amici di thesoundcheck!

Siamo sia con la testa al presente, cioè alle canzoni di ‘tuttapposto’, che per noi è fonte di enorme soddisfazione, sia con uno sguardo in avanti. Speriamo di poter registrare e pubblicare nuovo materiale in tempi relativamente brevi; abbiamo già molte idee che ci frullano in mente. Vi salutiamo con una frase tratta da ‘piramidi’: ‘è tutto ciò che non ci serve nella vita che ce la complica’. Stay light!

a cura di
Carola Piluso

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