Il Giro si ferma: i protagonisti e le emozioni

Il Giro si ferma: i protagonisti e le emozioni
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Il ventiduesimo giorno è sempre il più duro. È il primo, infatti, dopo tre intense settimane, senza la compagnia del Giro d’Italia, senza i suoi protagonisti e le sue emozioni. La Corsa Rosa si è chiusa ieri (domenica 29 maggio) con la cronometro conclusiva di Verona, che ha certificato il successo finale dell’australiano Jay Hindley. Chissà cosa ha provato ieri, dopo una tappa a cronometro nell’ultimo giorno di Giro: proprio il modo in cui a Milano che, nel 2020, l’australiano perse il primato in classifica generale contro il londinese Geoghegan Hart.

Quel giorno, Hindley partì con addosso il simbolo del primato e lo stesso tempo del rivale in classifica, ma fu sconfitto nella crono. E invece, stavolta, Hindley può festeggiare: perché, dopo aver strappato a Richard Carapaz il primo posto in classifica sulla Marmolada, ha saputo stavolta mantenerlo anche nella prova contro il tempo a Verona, nell’ultima tappa del Giro 2022.

Ma non è stato, certamente, solo il Giro di Hindley, di Carapaz o di Mikel Landa (i tre, come nella classifica generale in cui sono stati sempre vicinissimi, hanno formato sulla strada, per tre settimane un terzetto praticamente inseparabile. Chissà se, oltre all’intenzione di marcarsi stretti, a tenerli così vicini non sia stato anche un qualche inconscio piacere nella reciproca compagnia: dopotutto, il ciclismo è anche amicizia…).

Foto giroditalia.it
I “nonni” al potere: Nibali e Pozzovivo

È stato, soprattutto, il Giro degli outsider. Certo, far ricadere un fuoriclasse del livello di Vincenzo Nibali può apparire come un’assurdità. D’altra parte, lo stesso Squalo sapeva di non poter ambire alla vittoria finale. Prima ancora di annunciare il suo ritiro al termine di questa stagione dopo la tappa con arrivo nella sua Messina: Nibali era infatti partito peraltro come “spalla” del compagno di team Miguel Angel Lopez. Quest’ultimo, ancora perseguitato dalla sfortuna e costretto ad alzare bandiera bianca durante la tappa sull’Etna. Eppure, Vincenzo ha corso comunque un grandissimo Giro. Rimasto sempre a fianco dei migliori, anche senza poter contare sul supporto di una squadra attrezzata come quelle dei big, ha infine concluso in quarta posizione, con 9’02” di ritardo dal vincitore.

È stato anche il Giro del lucano Domenico Pozzovivo, al quale la sfortuna non si è sottratta nemmeno stavolta buttandolo giù durante la tappa di Aprica, senza però riuscire a impedirgli, anche questa volta, di fare emozionare tutto il pubblico per la caparbietà con la quale il 40enne scalatore ha superato l’ennesimo inconveniente, riuscendo peraltro a concludere il Giro nella top ten.

Foto giroditalia.it
VDP e Girmay, schermaglie e sportività

Ma i protagonisti di questo Giro sono stati tanti. Partiamo dal funambolico campione neerlandese van der Poel, vincitore della tappa inaugurale a Visegrad che gli ha permesso di coronare il sogno di vestire la maglia rosa (che ha indossato per tre giorni) e che ha movimentato ogni giornata di corsa, avviando praticamente tutte le fughe (o quantomeno prendendovi parte) e dando spettacolo per il pubblico a bordo strada con acrobazie ciclistiche di alta scuola.

Ma è stato anche, seppur solo per pochi giorni, il giro del simpaticissimo Biniam Girmay, che ha preso parte a tutte le volate (fino al momento del ritiro) e ha regalato spettacolo con le “scaramucce” sportive proprio con van der Poel. Il quale, sconfitto da Girmay a Jesi, si è immediatamente complimentato con il rivale, dando una bellissima immagine di lealtà e sportività. Proprio dopo il traguardo di Jesi si è interrotto il Giro del ciclista eritreo che, nel festeggiare la vittoria sul palco della premiazione, è incorso in un incidente con il tappo della bottiglia di spumante che gli ha impedito di continuare la corsa. E poi Santiago Buitrago, vincitore a Lavarone dopo una brutta scivolata, nel corso della stessa tappa.

Dulcis in fundo: gli italiani, i giovani e Ciccone

Ancora, gli italiani: da Oldani a Dainese, passando per Covi: tutti vincitori di tappa al termine di vere e proprie imprese sportive. Senza dimenticare Sobrero, che si è imposto a Verona nell’ultima crono. E anche, ultimo ma non ultimo, Giulio Ciccone. Dopo la brutta giornata sulle sue strade del Blockhaus, l’abruzzese è “risorto” tornando a vincere dopo due anni nella tappa di Cogne. Successo arrivato, ancora, dopo una azione spettacolare: l’abruzzese ha staccato piano piano tutti i compagni di fuga giungendo al traguardo prima di tutti, lasciandosi andare a un bellissimo pianto liberatorio prima ancora di scendere dalla bicicletta.

Foto giroditalia.it

Questo Giro è finito e la compagnia della carovana rosa ci mancherà. Ci mancherà la compagnia di tutti questi atleti che, come ogni anno, per tre settimane divertono e risvegliano sulle strade di tutta Italia l’amore per uno sport, il ciclismo, che per propria natura è foriero di sogni, speranze ed emozioni forse più di ogni altro. Ci mancherà attraversare l’Italia attraverso la fatica di chi, pedalando, ci permette di viaggiare in lungo e in largo dal divano di casa. Il viaggio, per quest’anno, è finito. Ma per poco: altro anno, altro Giro.

a cura di
Epifanio Romano

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