Giovani e pandemia: una post-società?

Giovani e pandemia: una post-società?
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Lo scoppio della pandemia ha colto di sorpresa le giovani generazioni, impegnate nella costruzione delle loro prime dinamiche di socialità. Dalla lotta con i genitori per l’autonomia all’isolamento forzato: un’inversione di marcia drammatica, che certamente lascerà i segni. Possiamo dunque parlare di un nuovo modo di stare insieme, e di una nuova società?

Minimo comun denominatore negli scontri delle famiglie italiane è il luogo comune ‘’ai miei tempi’’, che da sempre sancisce l’inizio di dialoghi di confronto generazionale. Adulti ostinati, orgogliosi delle loro abitudini giovanili che sbandierano regole, orari e buone norme di comportamento come dogmi universali. Figli di argilla, menti da plasmare collocate sul confine fra le parole dei genitori e la curiosità di scoprire, e costruire, il proprio mondo circostante. Scontri generazionali sotto le false vesti della lotta fra conquiste e privazioni: da un lato la tradizione consolidata, dall’altro la società che evolve.

Sebbene nessuno si possa considerare esente, menzione d’onore indubbia è da dedicarsi alle dinamiche di socialità dei giovani e giovanissimi odierni. La pandemia ha colpito senza remore la quotidianità di ciascuno di loro. Ha modificato radicalmente le abitudini e intralciato la loro battaglia per l’autonomia e la responsabilizzazione.

I più fortunati hanno fatto in tempo ad assaporare il mondo, seppur in piccola parte. Possono raccontare di locali pieni, tavolate numerose dove la distanza era peccato e non risorsa, abbracci limpidi e lontani dall’ombra della paura. Era il sapore della libertà, della conquista individuale e della gioia di poterla condividere a rendere l’atmosfera così magica. Era entusiasmo, curiosità, fame di nuovo.

Giovani e pandemia: la post-socialità

La crisi sanitaria da Covid-19 si è abbattuta su milioni di fragili braccia e occhi curiosi, costringendo i giovani a archiviare con rabbia e dolore la prima autonomia. Il distanziamento sociale ed il lockdown, inizialmente affrontati con il sorriso timido che si mostra davanti alla novità, hanno ben presto dipinto i volti con paura e solitudine. L’entrata in scena del nemico invisibile ha portato con sé un inaspettato plot twist, cambiando le sceneggiature di vita e le aspettative sul finale. Il ritorno graduale alla normalità ha mostrato lo spaesamento che dilaga e la mancanza di punti di riferimento. Una pausa di due anni che ha portato ad un’evoluzione sociale muta, inaspettata.

I giovani piombano in un mondo che non sono riusciti ad osservare con chiarezza dalle finestre delle loro stanze, trovandosi costretti ad adattarsi. Le difficoltà, sono state molte. Pare dunque difficile poter descrivere quale siano le loro nuove abitudini, specialmente davanti allo svago. Minata radicalmente la logica del gruppo e della numerosità, per le strade si osservano individui sempre più soli. La coppia ha sostituito la massa, le conversazioni sono veloci ed effimere.

Grande assente, l’organizzazione di progetti a lungo raggio. Il timore, talvolta inconsapevole, di nuove limitazioni o rischi per la salute fa si che il divertimento si collochi nel breve raggio della confort zone. Ritornano prepotenti sulla scena i ritrovi al bar, le chiacchiere leggere, rapide e ben distanziate. Cresce l’interesse per la natura, i posti isolati, le passeggiate e l’aria aperta. Tutte attività considerate da adulti, fino a poco tempo fa. Rimane dunque da capire se si tratti di un veloce processo di maturazione, o di un ritorno al passato e all’apprezzamento della semplicità.

Il social come arena: dal virtuale ad una nuova realtà sociale

Stessa dinamica ma con risultati diversi può essere riscontrata nei giovanissimi, che hanno vissuto i primi scontri familiari per l’indipendenza all’indomani della pandemia. Due anni di restrizioni hanno contribuito all’aumento dei timori sociali dei genitori. Essi, sono oggi più restii verso la possibilità di far entrare i figli nella comunità, se lontani dal loro sguardo vigile e critico. Dall’altro lato, ragazzi e ragazze in età preadolescenziale hanno aperto la loro finestra sul mondo attraverso internet e social network, passatempi immancabili durante i lunghi periodi di lockdown.

Quelli che dovevano essere semplici divertimenti, però, sono evoluti in realtà mediate. Queste sono state capaci di plasmare i modelli di comportamento e riferimento di milioni di giovani menti. Il dialogo è stato sostituito dal commento, la critica costruttiva con l’insulto, l’attenzione ai propri gusti e necessità soffocate dalla volontà di essere socialmente accettati.

I giovanissimi hanno messo in mostra il loro essere attraverso profili social di dubbia veridicità, incontrando problematiche relazionali quando i rapporti hanno ricominciato ad essere costruiti di persona.  Le dinamiche di divertimento sembrano, dunque, essere relazionabili a tentativi di comprensione dei veri confini sociali. I numerosi eventi di violenza denunciati possono essere letti come la necessità di giovani menti di comprendere fino a che punto possano spingersi. Ulteriormente difficile è, per loro, il processo di autonomizzazione e responsabilizzazione, trovandosi ad affrontare un mondo dalle dinamiche complesse e senza strumenti di conoscenza pregressi.

A cura di
Giulia Sala

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