Quando la poesia di Rancore incontra la fantascienza, nasce lo “Xenoverso”

Quando la poesia di Rancore incontra la fantascienza, nasce lo “Xenoverso”
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Un viaggio tridimensionale, dove spazio e tempo si confondono e le parole s’intrecciano. Un’odissea fatta di versi e di rime che ci portano dall’altra parte del cosmo, dal lato sconosciuto – che però suona così familiare. Come si spiega l’inspiegabile? Non si può, ma tutto questo è reale: benvenuti nello Xenoverso

“Occorre lottare contro la lingua affinché non imponga le sue formule, i suoi cliché, le frasi fatte, tutto ciò che caratterizza così bene un cattivo scrittore”

Julio Cortázar

Voglio iniziare così, con questa citazione di Julio Cortázar, maestro del racconto a vocazione sperimentale ed esponente del realismo magico, perché riassume bene quello che da sempre un paroliere come Rancore cerca di fare, riuscendo sempre nell’impresa.

Il messaggero degli dèi

Tarek Iurcich, in arte Rancore, conia per se stesso il termine hip hop ermetico. Un eremita del conscious rap, una penna che utilizza inchiostro di qualità. I suoi testi sono complessi ed evocativi, sono delle mappe che esplorano mondi interiori non facili da comprendere. Non a caso, tra le altre cose Ermes era anche il dio della scrittura e della magia.

Copertina album (fonte: https://www.facebook.com/rancorerap/photos)

Le cose fatte bene richiedono tempo e Rancore lo sa. Un progetto come questo doveva per forza attraversare un arco temporale molto vasto: bisognava raggiungere il passato, conoscerlo a fondo e oltrepassare il presente, per perdersi nel futuro.

Non esiste memoria, se ti rubano il tempo

Arakno 2100

Il giovane Tarek ha iniziato a farsi domande sullo Xenoverso già qualche anno fa, e lo ha portato allo scoperto un po’ alla volta, prima con Eden – presentata a Sanremo 2020 – e poi con Equatore, dove ha girato il mondo in tre minuti insieme a Margherita Vicario. Anche la sua strofa in Black rain, brano di Murubutu dove fa squadra con Claver Gold, annuncia in qualche modo la direzione distopica.

Nel 2018 compie il suo primo viaggio nel tempo: va nel futuro – il nostro presente – e ruba due canzoni a se stesso (o forse non era lui?) per portarle nel passato e inserirle nell’album Musica per bambini.
Le due lettere mancanti in Xenoverso, i due skit, sono proprio la traccia 5 e la traccia 9, rispettivamente Sangue di drago e Quando piove. Dopo molto tempo, il cerchio si chiude.

Il primo skit, Cronosurfisti, completa la trilogia di singoli pubblicati in precedenza spiegando quello che già si poteva intuire, ma dando un contesto. I tre brani sono gli unici ad avere nel titolo anche l’anno in cui sono ambientati, sono le uniche tre lettere che il protagonista, lo stesso Rancore – il quale veste i panni di un cronosurfista, un messaggero -, deve consegnare per portare a termine la sua missione.

Tutto torna. Di nuovo, Ermes, il messaggero degli dèi.

Foto di Giovanna Onofri (fonte: https://www.facebook.com/rancorerap/photos)

Sembra di stare realmente dentro una simulazione, un futuro post apocalittico, un film di fantascienza. Mi sono immaginata un’ambientazione alla Il pianeta del tesoro, il cartone della Disney uscito nel 2002. Ma c’è molto più presente di quanto non sembri, un’attualità percepibile solo da chi sa veramente ascoltare.

Rancore è un cantastorie. Un menestrello che si fa allo stesso tempo re, drago e cavaliere dei suoi racconti. Un giovane Holden che, più o meno consapevolmente, affronta un percorso di crescita ed esplora mondi sconosciuti. Un Peter Pan che litiga con la sua ombra, ci si stacca, ma non la lascia mai.

Probabilmente, però, il Rancore che abita lo Xenoverso non è lo stesso che abita l’Universo, come sostiene in Io non sono io.

Che poi alla fine tu ne hai fatta di strada
ma la tua vita è ancora disordinata

Ombra

La Grande Guerra dei Versi

Sonorità distopiche fanno da sfondo alle vicende che vengono narrate pezzo dopo pezzo, questa volta con alcune deviazioni più pop per non appesantire il disco, Ignoranze funebri in particolare. Merito del grande lavoro di produzione che vede la partecipazione di nomi come Dade, d.whale, Michelangelo, Meiden, Jano e Dardust, tra gli altri. L’accoppiata con Nayt in Guardie&Ladri arriva al momento giusto, le due voci stanno armonicamente insieme, si completano a vicenda.

Ogni brano scorre perfettamente ed è alla portata di chiunque, anche da chi non mastica bene la complessa terminologia da conscious storytelling, da hip hop ermetico, genere di cui Rancore è il tedoforo.

Questo perché non c’è per forza bisogno di capire: le parole si tessono tra loro costruendo una ragnatela – anzi, un Grande Telaio – di molteplici significati e interpretazioni, che possono cambiare in ogni momento.
Un po’ come Caparezza, liricista per eccellenza dell’ipercritica sociale, i cui testi vengono stravolti se li si riascolta a distanza di dieci anni, così anche Rancore lascia aperte infinite possibilità.

Un progetto complesso e allo stesso tempo ambizioso, che ricorda molto lo stile fantastico e metafisico di Julio Cortázar. Tipico dello scrittore argentino sono i racconti che non seguono una linearità temporale precisa, e la psicologia dei personaggi viene sviscerata. Cortázar nel 1963 creò un iperromanzo, Rayuela, i cui capitoli si possono leggere senza seguire un ordine prestabilito, il lettore può scegliere la sequenza che preferisce.

Cortázar decise di rompere quelle regole che, lo abbiamo detto, “caratterizzano un cattivo scrittore”. Ed è quello che ha fatto anche Rancore. Come in Rayuela, ogni traccia ha un suo periodo: storie ambientate nel 2036, nel 2048, nel 2100, nel passato, nel futuro… La Grande Guerra che sta per arrivare, un attimo dopo è già finita, e ci troviamo a raccoglierne i residui.

Lo Xenoverso è un po’ questo. È sconosciuto, ma abitato da conquistati e conquistatori, come nel realismo magico. Una riproduzione della società odierna che si fa largo attraverso la poesia – in X Agosto 2048 vengono completamente decantati i famosi versi di Pascoli – e la filosofia – Federico è la sagra del nonsense, un geniale genocidio di filosofi.

Ci è voluto del tempo, e ce ne vorrà ancora. L’esplorazione dei mondi non è finita, è un viaggio che durerà a lungo, e Rancore è la nostra guida.

È una freccia
vola nel bosco
e non esiste nemmeno un ostacolo adesso
che possa fermare il suo corso

Freccia

a cura di
Valentina Dragone

Foto di copertina di Giovanna Onofri (fonte: https://www.facebook.com/rancorerap/photos)

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