America Latina un film dei fratelli D’Innocenzo

America Latina un film dei fratelli D’Innocenzo
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Il nuovo film dei fratelli D’Innocenzo è amore, e la paura di non meritarselo.

America Latina è il terzo lungometraggio diretto e scritto dai fratelli D’Innocenzo. I registi, come sempre, si affiancano di collaboratori validissimi che rendono la forma del film tanto accurata ed importante quanto la sostanza. La fotografia è di Paolo Carnera, DOP anche del precedente film dei D’Innocenzo, Favolacce (2020). Al montaggio, questa volta, Walter Fasano, montatore di film come: la terza madre, il cartaio (Dario Argento), ma anche Io sono l’amore e call me by your name (Luca Guadagnino). Volti nuovi e grandi ritorni anche per gli attori: dall’esordiente Carlotta Gamba, ad Elio Germano, già presente in Favolacce. Le musiche sono dei Verdena, composte appositamente per il film.

Post favolacce

Il film è stato da molti definito come il controcampo di Favolacce, se Favolacce era un film corale, con protagonisti dei bambini, un quartiere, ed una comunità di persone, che si influenzano tra di loro, America Latina è l’esatto opposto, e lo si capisce già dai titoli di testa, da sempre significativi nel cinema dei fratelli: la città (Latina) viene percorsa come in un viaggio in macchina e vengono ripresi solo luoghi abbandonati, desolati e rovinati, ci fa capire che sarà un film solitario.

Chi e come: la famiglia di Massimo

Elio Germano è Massimo Sisti, un dentista di Latina con una moglie e due figlie bellissime. Una persona cordiale, gentile, onesta, che ha solo un piccolo vizio: quello di ubriacarsi con il suo migliore amico una volta a settimana. Al ritorno da uno di questi incontri il protagonista fa un’orrenda scoperta, quella di avere una ragazzina legata e rinchiusa nella sua cantina.

Il film prosegue in un’ossessiva ricerca della verità su chi abbia messo la ragazza lì. E‘ importante, perché  Massimo è interessato solo a chi l’abbia messa lì, non a come fare per liberarla senza essere scoperto o da quanto lei sia lì, la preoccupazione è solo su chi l’abbia messa lì, cioè chi abbia macchiato, di quell’orribile gesto, la famiglia perfetta. A questo punto diventa chiaro che tutto sia un simbolo, che tutto stia a significare qualcosa; ed in questo torna utile come siano stati portati davanti agli occhi dello spettatore gli elementi che compongono il film.

La prima e la secondogenita

La prima figlia ad apparire, mentre Elio Germano sta provando goffamente a suonare il pianoforte, è la primogenita: Laura. Laura è una figura molto importante per il film, è la prima figlia, che sta crescendo, è approssimativamente in età adolescenziale e ha un ragazzo. Entra in scena preceduta dalla sua voce, accompagnata da una musica che ne enfatizza l’entrata, la prima immagine che vediamo di lei è un primissimo piano sul suo viso.

La secondogenita, Ilenia, viene ripresa per la prima volta mentre suona il pianoforte, molto meglio del padre, mentre lui si commuove. Della moglie, durante il primo tempo del film, non si vede mai il viso per intero, se non nelle mani del marito, che nel mentre le sussurra: “sei un miracolo”. Massimo vive in totale adorazione della sua famiglia, e non è un caso che siano tutte donne, per giunta tutte dai tratti delicati, eteree, angeliche: sono belle, delicate, donne, ed in quanto tali vanno protette. La ragazza rapita, per prima cosa, urla, Massimo le dice per prima cosa: “questa è casa mia”. La sua famiglia è il suo miracolo e l’urlo della ragazza minaccia la silenziosa tranquillità di quella casa.

L’insostenibile voce del cinema

Slavoj Zizek, filosofo che si occupa di cinema, sostiene che da quando è stato inserito il sonoro nel cinema il problema è diventato sbarazzarsi della voce introdotta, perché la voce introduce a sua volta la profondità dei personaggi, profondità che equivale a: inferiorità, senso di colpa, colpevolezza. Questo film ne è un esempio lampante. Non a caso la ragazza urla ossessivamente ed ininterrottamente, e non a caso la voce della ragazzina, durante il film, si fa sempre più forte.

La figura paterna e le sue conseguenze

 C’è un punto di rottura nel film, un punto importante per il protagonista e per noi. Quando Massimo si rende conto di avere dei vuoti di memoria segna sull’agenda cosa e chi si ricorda. Vediamo scritto papà, la figura del padre svanisce fino a quando lui non decide di andarlo a trovare.

Il padre abita in una casupola diroccata, dimenticato da tutti, come se si trovasse in un angolo recondito della mente di Massimo, e non si vede mai la sua faccia per bene, è, invece, invaso dall’ombra. Il padre di Massimo dice cose orrende su di lui: lo incolpa di non essere un vero uomo, chiamarlo frignando e chiedendogli scusa, i due hanno uno scontro meschino dal quale Massimo esce sconfitto.

Questa crisi d’identità, indotta dalla figura paterna, lo spingerà fuori da se stesso. Il non essere considerato un vero uomo lo porterà, come spesso accade per un uomo minacciato nel profondo della sua mascolinità, a mortificare le donne intorno a lui, Laura per la sola presenza di un ragazzo nella sua vita e la moglie  viene accusata di volerlo fare fuori per prendersi la casa. Ciò equivale alla paura che la parte buona, femminile e migliore di lui prenda possesso di tutta la sua casa, compresa la cantina, quindi alla paura di venire scoperto.

Dopo la rottura il segreto inizia a straripare
America Latina

Man mano che la sua crisi cresce, la casa cambia. La cantina con dentro la ragazza si allaga, l’acqua inizia a venir fuori dalla cantina, le figlie e la moglie lasciano delle sospette impronte d’acqua che bagnano la moquette e segnano il percorso dalla cantina al primo piano, segno che quel losco segreto, quella voce, sta per venire fuori.

Le luci si fanno sempre più intense, ci sono sempre meno sfumature e sempre più ombre, le ombre coprono, ormai, la maggior parte dei corpi e della casa. Le forme assurde della casa, dalla forma della piscina, a quelle delle scale si fanno sempre più dirompenti e la loro natura storta, sghemba, non può più essere ignorata.

La scena cardine del film è quella in cui Ilenia suona il piano, e per Massimo e per noi quella musica concorre con un lamento, che si fa sempre più forte della musica: la musica, suonata da sua figlia, non riesce a sovrastare il lamento della ragazza chiusa in cantina. In altre parole: il miracolo non riesce a sovrastare la voce oscura nella casa, che è la testa di Massimo.

La voce, che sente solo lui, e quindi è dentro di lui, straripa a tal punto che la casa cambia illuminazione mentre la scena si svolge, e tutto diventa rosso.

Espressione e non riproduzione

E’ tutto espressione, questo film, il richiamo al cinema espressionista è, infatti, nella forma, lampante: la casa, struttura deformata, le luci innaturali, le ombre che sono parte dei personaggi, che a volte li costituiscono (il padre), a volte anticipano la loro presenza.

Questo film è paura, un malessere schizzato spontaneamente sullo schermo, non riproduzione della realtà, in questo film la realtà è un concetto astratto esattamente quanto l’amore, la fragilità, la tenerezza. Non riproduzione di ciò che si vede, ma rappresentazione di quello che si sente in profondità, una profondità oscura quanto una cantina.

Elio Germano in America Latina
Perché amare America Latina significa non mentire a se stessi

Forse la ragazza era lì da sempre, questo film non inizia nel momento in cui qualcuno la mette lì sotto, ma nel momento in cui inizia ad avere voce. E’ per questo che questo film va oltre, perché è la pura comunicazione di un malessere, che ci fa paura, ma una paura profonda, che ci sia una parte oscura di noi che non riusciremo a zittire. La paura di essere il protagonista di questa storia, e non lo spettatore. I fratelli D’Innocenzo si stanno spingendo sempre più in là (o sempre più in profondità), fanno sempre più paura.

a cura di
Emma D’attanasio

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