La lotta alla civiltà non si ferma

La lotta alla civiltà non si ferma
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Nonostante l’affossamento del DDL Zan, la lotta per avere pari diritti non avrà mai fine. Già la sera del 27 ottobre Milano ha accolto 10mila manifestanti che hanno voluto far sentire la loro voce. Schifati dalle immagini giunte dal Senato, dallo sfottio, dalle risa e la gioia incontrollabile di chi, in teoria, dovrebbe rappresentarci.

In 10mila hanno preso le distanze quella sera stessa a Milano, successivamente altre città hanno voluto manifestare. Ne ha parlato qui, per quel che riguarda Piazza Nettuno a Bologna, la nostra Alice Di Domenico, ma abbiamo voluto raccogliere altre testimonianze di chi ha partecipato attivamente alle manifestazioni.

A Bologna c’era Elia Agostini

In migliaia si sono presentati in Piazza Maggiore a Bologna per il presidio contro l’affossamento del DDL Zan. All’inizio la piazza era abbastanza vuota ma in pochi minuti si è riempita. L’associazione presente era l’associazione del Cassero lgbt Center che a Bologna è un’associazione storica.

Sono rimasto colpito dal numero di persone bellissime, anche giovani ed etero, presi dalla causa e scesi in piazza per sostenere la comunità lgbtqi+. Ho visto diverse famiglie etero, ma quella che mi è rimasta più impressa aveva vestito entrambi i figli con abitini arcobaleno, è stato un bellissimo momento di piena inclusione.

Intensi i mormorii dei presenti, particolarmente sensibili al tema così come era presente anche molta rabbia. Una rabbia scaturita non dall’affossamento in sé della proposta di legge, quanto per lo scoppio delle risa e feste avvenuto in Senato. Quello che ha fatto incazzare è stata la mancanza di rispetto.

A Piacenza c’era Laura Losi

Anche Piacenza si unisce al coro delle città scese in piazza per esprimere lo sdegno per la sorte del DDL Zan. La manifestazione, promossa da Arcigay Piacenza, si è tenuta domenica 31 ottobre sul Pubblico Passeggio.

 Tra bandiere arcobaleno e cartelli colorati si sono succeduti al microfono diversi oratori (tra cui ricordiamo le Drag Queen che a luglio non si sono potute esibire in città perché considerate diseducative) che hanno ricordato come sia necessaria una legge che tuteli, non solo la comunità LGBTQI+ ma anche donne e disabili.

 Circa 200 persone (un po’ poche a mio avviso) hanno risposto all’appello e si sono presentate alla manifestazione. In un luogo come Piacenza che “è la prima città in Italia per aggressioni e omicidi rispetto alla comunità trans” (come ha sottolineato Davide Bastoni, presidente di Arcigay Piacenza) è il momento di far sentire la propria voce e scendere in campo per costruirsi un futuro migliore libero da pregiudizi e violenze.

A Bari contributo di Iolanda Pompilio

Piazza Umberto, in pieno centro di Bari, ha visto il 30 ottobre, circa 500 persone alzare il pugno e dichiarare che la lotta non è ancora terminata. La lotta va di pari passo all’incazzatura, perché ammettiamolo, sono incazzata io che sono cisgender, figuriamoci chi fa parte della comunità lgbtqi+.

Senza perdermi in ulteriori digressioni, ci tengo a raccontarvi quello che ho vissuto. Molte le associazioni presenti in loco, da Mixed, Bari pride, Zona Franka, Murgia Queer, Amnesty International, Citt, Uaar, Rete genitori rainbow e tantissimi altri.

Tutti uniti per chiedere leggi che vadano a tutelare non solo la comunità lgbtqi+, ma anche i disabili, pare che di loro se ne sia dimenticato il Senato, ma anche loro erano lì in piazza. Prima del comizio il coro DoReMix ha intonato What’s up di 4 Non Blondes, una chitarra e voci celestiali hanno accompagnato un attimo di silenzio collettivo, tutti rapiti dall’esecuzione, per poi alzare il pugno sulle note di Bella Ciao sparata dalle casse.

Tra i presenti veramente c’era una eterogenia di età, cultura e orientamento. Non c’erano solo ragazzi giovani, ma anche mamme, papà, nonni, bambini. La comunità è anche questo: non tenere conto di chi ti porti a letto, ma fare unità per un bisogno comune.

Anche questa volta c’era il nonno partigiano, col suo sigaro, la bandiera dell’Italia e l’abbigliamento elegante di altri tempi su cui spuntava una piccola spilla rainbow. Sempre presente in piazza per i diritti.

Mi emoziona sempre quel nonnino, perché potrebbe fregarsene, starsene a casa, guardare la tv e invece no, con la sua bandiera è sempre presente a dar supporto. Supporto a tutti quei ragazzi che hanno il volto coperto dai cartelli perché a casa ancora non lo sanno o non possono saperlo, e noi vogliamo tutelarli noi che facciamo informazione ci ritroviamo in quei contesti a chiedere consenso perché non vogliamo arrecare danno.

Come dice Leoluca Armigero portavoce del Bari Pride:

“Avete ammazzato il DDL Zan, ma non ammazzerete le nostre voci. Sabato scorso in questa piazza (puoi leggere e vedere il fotoracconto qui nda) abbiamo commesso un grave errore, abbiamo creduto davvero che il DDL Zan potesse essere approvato. Tre giorni fa abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno, gente del Senato della Repubblica che esultava perché tutti noi ancora una volta restavamo senza diritti. Vergogna!”

Non ha tutti i torti. C’è da vergognarsi per come in Senato hanno reagito, c’è da vergognarsi per non essere risultati un paese civile. Nell’anno delle mille mila vincite dell’Italia, in questo caso l’Italia ha perduto, per ora, la possibilità di emanciparsi.

a cura di
Elia Agostini
Laura Losi

Iolanda Pompilio

Foto e video
Elia Agostini (Bologna)
Laura Losi (Piacenza)
Iolanda Pompilio (Bari)

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