“Cicatrici” è il nuovo album solista di Finaz, ed è come un viaggio

“Cicatrici” è il nuovo album solista di Finaz, ed è come un viaggio
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È uscito per Rivertale Productions il terzo album da solista di Finaz, il virtuoso chitarrista della Bandabardò.

Dicono che la vita sia come un viaggio e che un viaggio abbia bisogno di musica, di una colonna sonora. Non saprei immaginare una colonna sonora adatta al mio viaggio, alla mia vita, ma penso che si avvicinerebbe molto allo stile di Finaz.

Anzi, sono quasi certa che sarebbe lui a suonare la chitarra per me, ad eseguire gli accordi giusti per creare una musica che possa essere cupa e allegra allo stesso tempo.

“Cicatrici” è proprio questo, una colonna sonora. Quattordici brani molto diversi tra loro, anche di lunghezza, ognuno adatto ad ogni momento di un ipotetico viaggio.

L’album è stato anticipato dall’uscita del singolo “Heart Of Stone”, con il featuring internazionale del texano Alex Ruiz. Qui Finaz si cimenta per la prima volta anche come interprete vocale, quasi a impersonare un cantastorie.

Ma in questo terzo progetto da solista, il musicista toscano non è solo il cantastorie, il narratore di questo viaggio. Finaz è protagonista a tutti gli effetti, come un Robin Hood che utilizza però una chitarra al posto di arco e frecce.

Non è la Bandabardò, Finaz questa volta ci porta a fare un viaggio

In “Heart Of Stone” possiamo sentire tutta l’influenza country-blues tipica americana; mentre in “Cicatrici”, brano che prende lo stesso nome dell’album, a cantare è Petra Magoni, una canzone d’amore triste e profonda.

Non mancano, come nei precedenti album da solista, “Guitar Solo” del 2012 e “GuitaRevolution” del 2016, i brani di sola musica, senza voci, lasciando spazio così solo all’immaginazione. Sembra di trovarsi veramente dentro un film, e chi l’ascolta non potrà fare a meno di associare ad ogni canzone uno scenario, che sia reale o meno, della propria vita.

Vero è che mi sembra di stare dentro il film della mia vita anche quando ascolto la Bandabardò, di cui Finaz è il co-fondatore, ma forse perchè per me il folk rock è sinonimo di genio e sregolatezza.

E di genio, in questo nuovo lavoro, ce n’è tanto. Sgregolatezza è il termine che sceglierei per descrivere con una parola sola “Piccola Sonata”, secondo brano dell’album. “Hotel K” è una musica malinconica, di quelle che si immagineresti bene come sottofondo quando guardi l’orizzonte e rifletti.

“Mojave Song” è un brano notturno, è minaccioso e ammaliante allo stesso tempo. “Bambaya” è una festa tribale, “Marrakech Moon” un viaggio nel Medio Oriente, con “Mozartiana” e “The String Theory” ci sembra di stare a teatro.

Potrei stare qui a descrivere nel dettaglio tutti i brani presenti nell’album, ma mi limiterò a dire: ascoltatelo. Ascoltatelo non solo per la bravura di un musicista che vanta numerose collaborazioni importanti e la partecipazione a numerosi festival e progetti.

Ascoltatelo perchè a volte la musica non ha bisogno di parole. A volte la musica serve a darci diverse direzioni, e noi possiamo scegliere di andare dove vogliamo, di viaggiare con la fantasia. Con la Bandabardò, Finaz ci ha portati ad una festa, una festa dove si balla e ci si diverte (e si piange un po’, anche).

Ma con questi progetti da solista, è da un’altra parte che ci vuole portare, forse non c’è una destinazione precisa, e forse è giusto che sia così.

a cura di
Valentina Dragone

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