Dal basket alla scrittura, il debutto di Alessandra Tava

Dal basket alla scrittura, il debutto di Alessandra Tava
Condividi su

Ci sono scrittori che con le loro parole ti conquistano fin dalle prime righe delle loro opere. Mi è successo con Buttati che è morbido, romanzo d’esordio di Alessandra Tava, che in poche pagine è riuscito a catturarmi e a farmi innamorare dei suoi personaggi.

Giocatrice di basket professionista, attualmente tesserata nella Virtus Segafredo Bologna, Alessandra ha viaggiato sia per lavoro che per mettersi alla prova e per migliorarsi.

Uno di questi viaggi la ha portata a New York e qui, nella Grande Mela, ha conosciuto persone e vissuto esperienze che sono confluite nel suo romanzo. Una storia che parla d’amore: per le persone, per la città e per le infinite possibilità che la vita ci offre.

Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Alessandra e di scoprire qualcosa di più su di lei e su Buttati che è morbido.

Ciao Alessandra, presentati ai nostri lettori?

Trovo sempre molto difficile presentarmi però, ci proverò. Sono un’appassionata e un’entusiasta. Passione ed entusiasmo sono la mia benzina quotidiana.

Sono permalosa e testarda e cerco costantemente di smussare questi lati del mio carattere che, non sempre, mi rendono la vita semplice. Sono estroversa ma anche timida, solo che la mia timidezza è riservata a pochi. Sono logorroica ma mi piace quando trovo qualcuno che mi lascia senza parole e che mi fa stare zitta.

Sono una giocatrice di basket e lo dico per descrivermi perché l’essere un’atleta professionista è, forse, la cosa che più mi rappresenta; per quello che il basket mi ha dato e per la donna che mi ha fatto diventare.

New York è la città che fa da scenografia alle vicende che racconti in Buttati che è morbido. Che rapporto hai con questa città?

Credo che questa città generi energia che la gente assorbe senza rendersene conto” e ancora “Ho assorbito energia dalle persone che mi circondavano e ne ho accumulata talmente tanta che talvolta ho avuto paura che mi scoppiasse il cuore”.

Così nel mio libro parlo di New York e delle persone che ho conosciuto lì. In entrambi le frasi ho utilizzato la parola energia e il verbo assorbire e non è un caso. New York per me è questo: è energia che si assorbe e che ti assorbe. La città e le persone incontrare lì mi hanno davvero fatto scoppiare il cuore e Buttati che è morbido è il risultato concreto di quello che ho vissuto.

Dimmi qual è la cosa che più ti manca di New York e quale invece non riuscivi a sopportare.

Mi manca la sensazione di libertà che mi dava camminare per New York senza una meta precisa e mi mancano gli occhi della gente che incroci, che ti guardano senza giudicare. Non riuscivo invece a sopportare il fatto di andare a prendere il caffè nello stesso posto tutte le mattine e non esser riconosciuta dai ragazzi, o dalle ragazze, che lavoravano lì. Ero una delle centinaia di persone che vedevano tutti i giorni. Per questo dopo i primi due mesi ho iniziato ad andare a prendere il caffè in un baracchino ambulante che la mattina, alle 8:00, era sempre tra la Settima e la Trentaquattresima, proprio di fronte a dove lavoravo.

Per Amar, il ragazzo che mi vendeva il caffè, non ero una delle centinaia di persone, per lui ero “Alex” e tutte le mattine facevamo due chiacchiere prima di proseguire le nostre giornate. Era diventato il mio barista di fiducia e non nascondo che mi è scappata una lacrimuccia quando l’ho salutato.

Il tuo romanzo racconta la storia dal punto di vista dei quattro protagonisti: Vanna, Ginevra, Richard e Leon. A chi di loro ti senti più vicina?

È un po’ come chiedere a una mamma qual è il figlio preferito. Non posso quindi rispondere ma posso dire che i personaggi nei quali si intravede maggiormente la mia personalità sono quelli di Ginevra e Richard.

Buttati che è morbido ci parla dell’amore e di diverse sue sfumature. Ognuno dei protagonisti vive questo sentimento in modo diverso ma, quello che vorrei sapere è: cos’è l’amore per Alessandra?

Siamo partite da una domanda che trovavo difficile e concludiamo con una che trovo molto difficile. Ma anche questa volta proverò a dare una risposta esaustiva.

Hai detto bene, Buttati che è morbido parla di amore in tutte le sfumature possibili. E ognuno dei personaggi vive questo sentimento in maniera diversa, perché così funziona nella vita di tutti i giorni.

L’amore è un sentimento talmente più grande di noi che non può essere intrappolato in una sola definizione. L’amore lo si sente dentro alle ossa e al centro del petto, ma anche sulle mani che formicolano e nelle gambe che cedono.

L’amore fa sentire liberi, liberi di esser se stessi. L’amore fa accettare i propri difetti e quelli di chi ci sta di fronte. L’amore è fare un passo indietro per poi farne due avanti, insieme.

L’amore è per la famiglia, è per un’amica o un’amico. È per il compagno o per la compagna, che sia quello o quella di una vita intera o che sia solo di passaggio.

a cura di
Laura Losi

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE- Nuova vita per “L’uomo a pedali” di Roberto Bonfanti
LEGGI ANCHE- “Buttati che è morbido”, il brillante esordio di Alessandra Tava

Condividi su
Laura Losi

Laura Losi

Laura Losi è una piacentina classe 1989. Si è laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sulla Comunicazione Politica di Obama. Avrebbe potuto essere un medico, un avvocato e vivere una vita nel lusso più sfrenato, ma ha preferito seguire il suo animo bohemien che l’ha spinta a diventare un’artista. Ama la musica rock (anche se ascolta Gabbani), le cose da nerd (ha una cotta per Indiana Jones), e tutto ciò che riguarda il fantasy (ha un’ossessione per Dragon Trainer). Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo “Tra le Rose” e a breve vedrà la luce anche la sua seconda fatica, il cui titolo rimane ancora avvolto nel mistero (solo perché in realtà lei non lo ha ancora deciso).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *